Camorra, rinvenuti nel Napoletano resti di 3 persone uccise nel 2009

Campania

Il ritrovamento è avvenuto grazie alle indagini difensive dell'avvocato Luigi Senese, legale di Francesco Biancolella, accusato di essere uno dei sicari e condannato all'ergastolo in primo grado

Sono stati rinvenuti oggi a Mugnano, nel Napoletano, i corpi di tre persone uccise per un caso di lupara bianca il 15 marzo del 2009. Si tratta di Ciro Russo, di suo figlio Francesco e di Francesco Moscatelli. Il ritrovamento è avvenuto grazie alle indagini difensive dell'avvocato Luigi Senese, legale di Francesco Biancolella, accusato di essere uno dei sicari e condannato all'ergastolo in primo grado.

Le indagini

I tre furono attirati in trappola e assassinati per un 'piacere' che il clan Amato-Pagano aveva voluto fare alla cosca dei Lo Russo. A fare il nome di Biancolella, che si dichiara innocente, era stato il pentito Carmine Cerrato, che raccontò nel 2014 di aver sotterrato i cadaveri con l'aiuto del condannato in un appezzamento di terreno a Mugnano. I corpi non furono trovati e si suppose che fossero stati spostati perché Cerrato aveva deciso di pentirsi. Si trovavano invece in un terreno poco distante, a trecento metri dal luogo indicato.

L'omicidio

 I tre vennero assassinati nell'ambito di un violento scontro armato tra i clan della camorra che fa affari a Nord di Napoli. Una guerra scoppiata per il controllo dello spaccio delle sostanze stupefacenti. Determinante, per il riconoscimento, è stato il ritrovamento di un braccialetto di legno al polso di una delle tre vittime uccise, denudate e fatte sparire nel 2009, ben 11 anni fa. Nel 2015, in base alle dichiarazioni di Carmine Cerrato, cognato del boss scissionista Cesare Pagano, nel 2014 diventato collaboratore di giustizia, i corpi dei tre si sarebbero dovuti trovare a poca distanza dall'appezzamento dove invece sono stati individuati stamattina.

Le ricerche

A cercarli, inutilmente, anche con l'ausilio di georadar, furono le forze dell'ordine e il sostituto procuratore Enrica Parascandolo, in un terreno che dista qualche centinaio di metri da quello in cui stamattina, invece, sono stati trovati i resti di padre, figlio e guardiaspalle. Cerrato, la cui attendibilità ora potrebbe subire dei contraccolpi, riferì agli inquirienti della DDA di essere a conoscenza della sorte dei Russo e del loro autista perché aveva partecipato alla fase antecedente all'omicidio (l'organizzazione) e a quella dell'occultamento, insieme ad altri due esponenti della camorra, uno dei quali, sempre secondo Cerrato, presente a tutte e tre le fasi dell'omicidio (organizzazione, esecuzione e occultamento).
Anche l'avvocato Senese, lo scorso mese di giugno, ha scavato senza esito nella stessa zona di Mugnano per cercare i corpi delle tre vittime della lupara bianca, dopo avere avvertito il procuratore Giovanni Melillo e i pm antimafia Maurizio De Marco e Vincenza Marra. L'assassinio di Francesco Russo, per mano dei killer degli scissionisti, secondo un altro collaboratore di giustizia, il boss "tifoso" Antonio Lo Russo, chiamato così perché riusciva ad assistere alle partite del Napoli al San Paolo addirittura a bordo campo, fu deciso perché dobermann stava conducendo affari per suo conto, senza il nullaosta del clan. Fu così che i tre vennero attirati in una trappola, uccisi, denudati e poi fatti sparire.

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