Napoli, Whirlpool: settimana decisiva per scongiurare la chiusura

Campania
I lavoratori in protesta (ANSA)

Due gli incontri chiave per il futuro della fabbrica, il primo, lunedì 3 giugno con i vertici nazionali delle sigle sindacali, il secondo, martedì al Mise al quale parteciperanno anche i rappresentanti dell'azienda 

Sarà una settimana decisiva per il destino dei 420 lavoratori della Whirlpool di Napoli. Nella mattina di lunedì 3 giugno è in programma l'assemblea promossa da Fim, Fiom e Uilm con i vertici nazionali delle tre sigle, mentre martedì pomeriggio, alle ore 15, è previsto l'incontro al Mise con i sindacati e l'azienda. Per l'occasione, otto bus partiranno alla volta di Roma per consentire ai lavoratori della Whirlpool e a quelli dell'indotto di presidiare il ministero. Centinaia, tra lavoratori e loro familiari, che sono pronte a far sentire la loro presenza in uno dei momenti chiave di questa vicenda che interessa il destino di numerosi operai. Intanto prosegue il presidio dei lavoratori in fabbrica. In cinquanta ogni notte garantiscono una presenza continua nel sito di via Argine.

L'incontro con i sindacati

In apertura di assemblea c'è stato qualche attimo di tensione con una delle troupe televisive presenti, poi è iniziato il confronto tra i rappresentanti sindacali e i lavoratori. "L'azienda sta provando a venire meno ai patti. Ci avevano annunciato investimenti, che avrebbero portato nuove produzioni. Ora a distanza di sette mesi ci dice che non è vero niente, sfilandosi da Napoli e rinnegando il patto", ha detto Gianluca Ficco, segretario nazionale della Uilm intervenendo all'assemblea dei lavoratori Whirlpool, che presidiano lo stabilimento da venerdì scorso. "Whirlpool - ha aggiunto Ficco - deve rispettare l'accordo sottoscritto. La chiusura sarebbe una tragedia per i lavoratori e un precedente di una gravità immane. Dovremo essere uniti in questa battaglia difficile e pretendere il rispetto dell'accordo". Secondo Giovanni Sgambati, segretario generale Uilm Campania, "se il Governo non è in grado di far recedere una multinazionale è un Governo inutile".

Le parole della Fim Cisl

"Nessuno può mettere una croce rossa su questo stabilimento - ha affermato Alessandra Damiani, segretaria nazionale Fim Cisl - c'è un accordo ancora valido. In questa vicenda è in gioco la dignità di persone che hanno lavorato tutti i giorni con impegno. Dal 2015 Whirlpool vive una storia di riorganizzazione e ristrutturazioni, non possono permettersi di prenderci in giro con storie di riconversione di questo stabilimento. Saremo tutti uniti in questa battaglia, vogliamo lavoro e non ammortizzatori sociali".

La Fiom: “Sarà una lotta durissima”

"Abbiamo davanti a noi una lotta durissima - ha affermato Barbara Tibaldi, segretaria nazionale Fiom - per contrastare una decisione presa con freddezza, da una multinazionale che non risponde a nessuno. Ma dalla disperazione nasce il coraggio e noi siamo pronti ad affrontare questa battaglia. Lo faremo insieme, ogni valutazione, ogni passo faremo il punto con voi e andremo fino in fondo. Questa fabbrica - ha concluso Tibaldi - è un gioiello, ha tradizioni e competenze, perché le lavatrici qui, prima di voi, le facevano i vostri padri e i vostri nonni. Se attaccano lo stabilimento di via Argine, attaccano un presidio di legalità".

Delegazione ricevuta in Comune

Il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, il vicesindaco Enrico Panini e gli assessori al Lavoro Monica Buonanno e allo Sport Ciro Borriello hanno incontrato oggi a Palazzo San Giacomo le organizzazioni sindacali nazionali e locali dei lavoratori metalmeccanici coinvolti nella vertenza Whirlpool. "Napoli non lascia soli i suoi lavoratori e vive in prima linea la trattativa in corso" hanno dichiarato gli assessori Buonanno e Panini. "Da venerdì siamo con loro al presidio di Via Argine, con il sindaco che ha voluto vederli e sostenerli di persona in fabbrica e con il senso di responsabilità di un'Amministrazione sempre vicina ai suoi cittadini richiamiamo tutti all'obiettivo finale di ristabilire l'equilibrio sociale ed economico del nostro territorio. Non permetteremo che Whirlpool lasci Napoli Est e che circa 1500 lavoratori comprensivi dell'indotto restino potenzialmente senza reddito. Domani saremo presenti a Roma all'incontro con il Ministro del Lavoro di Maio e porteremo anche in quella sede il nostro sostegno. L'azienda sta dando una spallata alla rinascita della nostra città. Stringeremo il governo pesantemente sulla questione per arginare questo attacco".

Le vite sospese dei lavoratori

"Da piccola venivo qui alle feste che organizzavano in occasione del Natale e dell'Epifania. Mio padre ha lavorato in questa azienda per quasi quarant'anni. Io ho cominciato con un contratto di quattro mesi che mi è stato rinnovato. Poi finalmente è arrivato il contratto a tempo indeterminato". Italia ha 47 anni, è uno dei volti simbolo della protesta di via Argine. "Abbiamo sempre lavorato con dignità, con diligenza, la nostra fabbrica è stata spesso premiata per la sua produttività". La donna lavora al reparto montaggio e si occupa dell'immatricolazione delle macchine. "Sono divorziata, ho due bambini. La prima ha dodici anni, il secondo è di un anno più piccolo. Non gli ho ancora detto nulla di questo. Abito qui a Barra e per me è una tragedia. Sono sola, questo è il mio stipendio, è quello che porto da mangiare ai miei figli. Senza siamo finiti, è la mia vita".

“Non è una battaglia navale”

"A quel tavolo - aggiunge Italia riferendosi alle slide aziendali che venerdì scorso hanno fatto sparire di fatto Napoli dalla geografia di Whirlpool - ci hanno cancellato con una 'X'. Noi non siamo una 'X', siamo un cuore e questa non è una battaglia navale, dove colpisci e affondi. Questa è la nostra battaglia e uniti la vinceremo".

La storia di Vincenzo

Vincenzo, 42 anni, ha passato 16 anni nello stabilimento. "Mia madre - racconta - ha lavorato in questa fabbrica e io l'ho vissuta anche prima di nascere, perché fino al settimo mese di gravidanza mi ha fatto sentire i suoni dei reparti. Siamo una famiglia monoreddito e abbiamo due bambini - aggiunge Vincenzo - mia moglie ha una laurea ma lavora saltuariamente. Adesso è lei che mi sta dando tanta forza. Sto cercando di non far capire a mio figlio questa situazione, ma credo che abbia intuito qualcosa. Chiede spesso alla mamma se la fabbrica verrà chiusa, ha paura che il papà non vada più al lavoro. Pensare che debba vivere già una realtà del genere mi fa molto male".  

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