La 28ª edizione del Far East Film Festival di Udine ha presentato 52 film in concorso provenienti da tutta l’Asia, affrontando temi sociali, storici e politici. Al Teatro Nuovo Giovanni da Udine, tra sale sold out e incontri con registi e attori, il FEFF si conferma riferimento europeo per il cinema asiatico. Il pubblico ha premiato Fujiko di Kimura Taichi; riconoscimenti anche a Soul Guardians e ai premi alla carriera
Storie dal mondo e sguardi che si moltiplicano fino a diventare una moltitudine. È questo il filo rosso che ha attraversato la ventottesima edizione del Far East Film Festival di Udine, con 52 film in concorso provenienti da tutta l’Asia: dal racconto dell’amore tra persone con disabilità a Hong Kong alle disuguaglianze dei campi da golf nelle Filippine, fino alla storia e alla politica, tra il terrore bianco a Taiwan e gli omaggi ai drammi storici.
Ed è proprio qui, al Teatro Nuovo Giovanni da Udine, che questa moltitudine prende forma. Tra sale sold out e incontri quotidiani con attori e registi, il FEFF si conferma il punto di riferimento europeo per il cinema asiatico.
A conquistare il premio del pubblico è stato Fujiko di Kimura Taichi, la storia di una madre single alle prese con le difficoltà quotidiane, prodotto dalla brillante idol giapponese Megumi. Sul podio anche Soul Guardians, primo documentario in concorso nella storia del festival, che ha raccontato il tentato golpe in Corea del Sud da parte dell’ex presidente Jun Suk-yeol.
Tra i momenti più attesi, la consegna del Gelso d’Oro alla carriera a tre grandi del cinema asiatico: la diva cinese Fan Bingbing, il maestro delle arti marziali Yuen Woo-ping, la mente dietro alcune delle coreografie di battaglia più iconiche del cinema, da Kill Bill a Matrix, e l’attore giapponese Koji Yakusho, il volto di Perfect Days, che ha ricevuto l’ambito premio dalle mani di Wim Wenders e che ancora oggi riflette sul potere del silenzio nella recitazione.
Un linguaggio che attraversa anche i film più essenziali, compresi quelli d’animazione presenti al festival, capaci di emozionare senza bisogno di parole. Il racconto di un’Asia che a Udine, come ogni anno, trova spazio per mostrarsi sempre più vicina.
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