Guerra Ucraina, la storia di Kseniia: la fioraia di Kiev che produce droni

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Jacopo Arbarello

Jacopo Arbarello

Da fioraie e insegnanti impiegate a produttrici di droni. Sono tutte donne giovanissime, armate solo di determinazione, solidarietà e di un saldatore. Prima della guerra Kseniia faceva la fioraia, aveva anche vinto un premio internazionale, il lavoro le piaceva. Adesso, assieme ad una squadra di sei ragazze, chi faceva l'insegnante, chi lavorava come impiegata, assembla droni per l'esercito nei sotterranei di un palazzo alla periferia di Kiev. Sempre in compagnia dei suoi due cani che non vuole lasciare a casa per così tante ore al giorno.

Un luogo top secret

Come è ovvio che sia il luogo è top secret, perché le fabbriche di droni, per quanto piccole come questa, sono un target preferenziale dei bombardamenti russi e per trovare da affittare questi locali, le ragazze hanno dovuto fingersi parrucchiere. Dopo mesi di volontariato, cominciato subito all'inizio della guerra, Kseniia ha capito che l'aiuto al fronte doveva essere concreto. Allora ha fondato un'organizzazione no profit che raccoglie donazioni per fornire droni FPV a 10 unità dell'esercito ucraino. Lavorano solo quando entrano i soldi per comprare i componenti e cercano di privilegiare i prodotti ucraini per sostenere l'economia nazionale. 

Una resistenza "sotterranea"

Queste donne che lavorano al buio di un sotterraneo a modo loro si sentono e sono parte integrante della resistenza ucraina, che poi si compone di tanti fattori, dalla diplomazia agli aiuti internazionali. Ma la base morale della resistenza, quella che infonde forza ai soldati al fronte, è rappresentata dalle centinaia di iniziative spontanee, di società civile che, anche senza combattere direttamente fin da subito si è opposta all'invasione russa e ancora, dopo quattro anni, si mobilita a difesa del paese.