La sinistra si riunisce per cercare soluzioni per il tema del caro affitti e della speculazione dei fondi immobiliari, che hanno spinto decine di migliaia di persone a scendere in piazza in tutto il Paese. Il premier sarebbe tentato di convocare le elezioni anticipate
La sinistra spagnola si riunisce per cercare una riposta all’ondata di proteste in piazza per la crisi abitativa che sta attraversando il Paese, con la possibilità che il premier Pedro Sánchez scelga di andare a elezioni anticipate. Alla riunione partecipano anche i cinque ministri che nell’attuale esecutivo rappresentano la coalizione Sumar: Yolanda Diaz (Lavoro), Ernest Urtasun (Cultura), Monica Garcia (Sanità), Sira Rego (Politiche giovanili) e Pablo Bustinduy (Diritti Sociali). Negli ultimi giorni decine di migliaia di persone sono scese in strada per il diritto alla casa, invocando anche uno “sciopero generale” e attaccando “gli speculatori”. Sánchez scioglierà domani, lunedì 5 ottobre, la riserva sulle elezioni anticipate, con il suo partito, il Psoe, che lo spinge al voto.
Per il Psoe le proteste per la casa sono "un'opportunità" elettorale
Secondo El Pais, domani si saprà dunque cosa ha scelto di fare Sánchez, dopo la pausa di riflessione annunciata venerdì, seguita alla bocciatura al Congresso dei due decreti del governo sulla casa, respinti con i voti del Partito Popolare, Vox, ai quali si sono uniti quelli decisivi dei sette deputati di Junts per Catalunya. Se si andasse al voto, sembra che la prima data utile potrebbe essere il 29 novembre. Per il Psoe, la protesta sulla casa può trasformare la sconfitta parlamentare in un'occasione elettorale e mettere Pp, Vox e Junts di fronte alla responsabilità del voto. Restano però i dubbi di una parte del partito socialista e del governo rispetto all'alternativa di approvare nuovi decreti sulla casa e guadagnare tempo. A frenare il voto anche la frammentazione della sinistra, con Sumar e Podemos ancora divisi, e il rischio che in 54 giorni di campagna elettorale si esaurisca l'onda della protesta.
Destra in vantaggio nei sondaggi, ma la crisi abitativa riapre la partita
Secondo i sondaggi, se si votasse oggi, il Partito Popolare e Vox insieme avrebbero la maggioranza, ma la crisi abitativa potrebbe riaprire la partita: il 67,5% degli spagnoli è favorevole a limitare i prezzi degli affitti anche a costo di ridurre la redditività dei proprietari. Il sostegno supera il 55% anche tra gli elettori di Pp e Vox. Anche per questo alcuni alleati nella maggioranza frenano Sánchez che pensa al voto anticipato, chiedendo che prima arrivino “le misure sulla casa”.
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Il caso di Maricarmen e le proteste
L’ondata di proteste è partita per il caso di Maricarmen (Maria del Carmen Abascal), anziana di 87 anni, con disabilità riconosciuta del 50%, che il 23 settembre è stata sgomberata dall'abitazione in cui ha vissuto per 71 anni a Madrid, nel quartiere del Retiro. Il fondo di investimenti Urbagestión, che ha acquisito nel 2018 la proprietà, aveva aumentato del 250% il suo canone di affitto. Il 28 settembre, dopo che la notizia era diventata di primo piano in tutto il Paese, veniva reso noto un accordo tra la società e la famiglia dell’anziana, per permetterle di tornare a vivere nello stesso alloggio, pagando un affitto sostenibile. Il caso ha però acceso una miccia che era già pronta a esplodere: sono anni che in Spagna serpeggia il malcontento per la crescita esponenziale degli affitti, a partire da quelli di Madrid e Barcellona, ma anche delle altre principali città, come Valencia, Granada e Alicante, tutte teatro delle proteste di questi giorni.