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Ponte di Costantino, resti scoperti nel Danubio in secca in Bulgaria: cosa era

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©Getty

La siccità del fiume, causata dall'ondata di caldo record, ha fatto riaffiorare alcuni resti delle fondamenta. Situato nel villaggio di Gigen in Bulgaria, l'antica opera risale all'inizio del IV secolo ed è uno dei più importanti ponti costruiti dai romani. A documentare le strutture emerse è stato il Museo storico regionale di Pleven 

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Il recente abbassamento del livello del Danubio, a causa dell'ondata di caldo record, ha fatto riaffiorare alcuni resti delle fondamenta del Ponte di Costantino. Situata nel villaggio di Gigen in Bulgaria, l'antica opera architettonica risale all'inizio del IV secolo e rappresenta uno dei più importanti ponti costruiti dai romani. A documentare le strutture emerse è stato il Museo storico regionale di Pleven che ha immortalato lo stato di conservazione della struttura attraversi fotografie aeree e rilievi con droni. Le ondate di calore e la conseguente siccità hanno determinato una forte diminuzione del livello dei fiumi, dal Danubio al Po, portando alla luce resti dell'antichità.

Che cos'è il Ponte di Costantino

Commissionato dall'imperatore Costantino I, da cui prende il nome, il ponte fu inaugurato nel 328 d.C., in un momento in cui l'Impero romano stava rafforzando il proprio controllo sui territori lungo il basso Danubio. La struttura collegava Ulpia Oescus, città romana situata nell'attuale Bulgaria nei pressi di Gigen, circa 170 chilometri a nord di Sofia, con Sucidava sulla sponda opposta del Danubio, nell'attuale Romania.

Qual era la sua funzione

Con una lunghezza di oltre 2 chilometri, il ponte rappresentava un'opera di dimensioni eccezionali per l'epoca, ponendosi non solo come infrastruttura utile al traffico locale, ma anche come opera strategica per facilitare gli scambi tra le due rive consolidando la presenza imperiale nella regione. L'obiettivo dell’imperatore era infatti quello di "riaffermare la presenza romana oltre il Danubio, garantendo alle legioni un collegamento stabile con le regioni poste sulla riva settentrionale", si legge in un approfondimento di StileArte.

Il ponte riemerso

Approfittando oggi della secca del Danubio, gli archeologi hanno condotto una campagna di documentazione con fotografie aeree e droni, tracciando il percorso dei resti ancora osservabili e valutandone lo stato di conservazione. A coordinare l'indagine è stato l’archeologo Pavel Popov, mentre a realizzare le riprese aeree il fotografo del museo Martin Milev.

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