Ucraina, Drapatyi il ministro eroe e quel video del 2014 quando sfondò le linee russe

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Prima di diventare il nuovo comandante in capo dell'esercito ucraino, Mykhailo Drapatyi era già un volto noto in patria. Merito di pochi secondi di video girati a Mariupol il 9 maggio 2014: il suo blindato che, in testa alla colonna, scaraventa via una barricata separatista. Quelle immagini sono diventate un simbolo dell'inizio della guerra nel Donbass e, con la sua nomina, sono tornate a circolare in queste ore

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Sono pochi secondi, ripresi da lontano con una qualità approssimativa. Ma in Ucraina quel video del 2014 lo conoscono in molti, e in queste ore è tornato a rimbalzare ovunque. Si vede un blindato che accelera, punta una barricata di copertoni e lamiere alta più di un metro e la scavalca di slancio, come su un trampolino, aprendo la strada alla colonna dietro di lui. Alla guida di quella manovra c'era Mykhailo Drapatyi, allora maggiore. Undici anni dopo, quello stesso ufficiale è il nuovo comandante in capo delle forze armate ucraine.

Mykhailo Drapatyi
SkyTG24

Cosa mostra il video

La scena è del 9 maggio 2014, nelle prime settimane del conflitto nell'Ucraina orientale. A Mariupol i separatisti filorussi assaltano il comando di polizia cittadino, dove restano intrappolati alcuni agenti rimasti fedeli a Kiev. Il battaglione di Drapatyi, inquadrato nella 72ª Brigata meccanizzata, riceve l'ordine di intervenire con i mezzi corazzati. Lui è nel primo veicolo della colonna. Quando il conducente lo avverte dell'ostacolo, secondo il racconto poi ricostruito dal portale ucraino Babel, la risposta è una sola parola: «Vai». Il blindato passa sopra la barricata, e quell'istante finisce in un filmato destinato a fare il giro del mondo.

Perché è diventato un simbolo

Il valore di quelle immagini è più simbolico che militare. All'inizio del 2014, mentre pezzi di istituzioni locali passavano di mano quasi senza combattere, il video di Mariupol mostrava un esercito ucraino deciso a reagire, che non si faceva fermare da una barricata improvvisata. È questo che ha fatto presa: il gesto, l'accelerazione, il rifiuto di arretrare. Sull'esito concreto dell'operazione, va detto, le fonti divergono. Il sito russo indipendente Meduza ricorda che l'azione non raggiunse pienamente l'obiettivo e che Mariupol restò ai separatisti fino al giugno 2014, quando furono i battaglioni Azov e Dnipro-1 a riprenderla. Altre ricostruzioni ucraine, come il New Voice of Ukraine, raccontano invece che i militari riuscirono a raggiungere l'edificio assediato e a mettere in salvo i propri uomini. Sul fotogramma del blindato che sfonda, però, la memoria collettiva ucraina non ha mai avuto dubbi.

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Il ritorno del video con la nomina

Con l'annuncio della nomina, quelle immagini sono tornate a circolare, spesso accompagnate dall'etichetta di «leggenda». E hanno avuto un effetto anche dall'altra parte del fronte. Come riporta il Kyiv Independent, sui social russi la scelta di Drapatyi ha suscitato reazioni allarmate: diversi utenti lo hanno descritto come un comandante ostile e determinato, capace di andare fino in fondo. Un riconoscimento a rovescio, arrivato dal nemico, per l'uomo di quel blindato.

Undici anni e diversi gradi più tardi, il maggiore del video di Mariupol è arrivato al vertice dell'esercito. E per molti ucraini il nome di Drapatyi resta legato, prima ancora che alle sue campagne militari, a quei pochi secondi in cui un blindato non si fermò davanti a una barricata.

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