Introduzione
Mentre la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran si sta chiudendo con la tregua la cui firma è attesa per venerdì 19 giugno in Svizzera (GLI AGGIORNAMENTI IN DIRETTA), nel Medio Oriente prende forma un nuovo asse di sicurezza a guida saudita. Riad sta costruendo un patto militare con Pakistan, Turchia ed Egitto: viene chiamato Step, dalle iniziali dei quattro Paesi, e qualcuno lo ha già definito "Nato araba". A Riad si comincia a usare un nome più evocativo, "accordi di Maometto", per sottolineare il ruolo del principe ereditario Mohammed Bin Salman e il legame tra i quattro popoli sunniti. Ecco cosa prevede, da dove nasce e quali sono i nodi ancora aperti
Quello che devi sapere
Che cos'è lo "Step", il patto chiamato anche "accordi di Maometto"
Lo Step è un progetto di alleanza militare, con forti risvolti economici, che mette insieme Arabia Saudita, Turchia, Egitto e Pakistan: la sigla nasce dalle iniziali dei quattro Stati. Sui media è già stato ribattezzato "Nato araba", ma a Riad si tende a chiamarlo "accordi di Maometto", una formula che valorizza la spinta del principe ereditario Mohammed Bin Salman e il vincolo tra i quattro popoli sunniti. Più che un blocco già operativo, al momento è un disegno in costruzione, fondato finora su un trattato bilaterale e su una serie di negoziati per allargarlo.
Il nesso con la tregua Iran e l'intesa del 19 giugno
Il progetto matura nel pieno della guerra avviata il 28 febbraio con i raid statunitensi e israeliani sull'Iran, conflitto che ha toccato direttamente anche il territorio saudita con i lanci di missili e droni iraniani. Proprio la spinta a chiudere le ostilità ha avvicinato i quattro Paesi: l'annuncio dell'accordo di pace tra Washington e Teheran è arrivato in questi giorni, con la cessazione delle operazioni militari e la cerimonia di firma fissata per venerdì 19 giugno in Svizzera. Nel comunicare l'intesa, Trump ha ringraziato in modo esplicito la leadership di Arabia Saudita e Turchia per il loro contributo.
Da dove nasce: il raid israeliano in Qatar e la sfiducia verso gli Usa
L'origine del percorso, secondo la ricostruzione di Repubblica, è un'operazione israeliana che ha incrinato i rapporti con le monarchie del Golfo: il raid del settembre scorso in Qatar contro i vertici di Hamas. Il colpo ha alimentato il timore per un Iran percepito come più pericoloso e, insieme, la sfiducia verso Trump e Netanyahu. A pesare è soprattutto l'incertezza sulla disponibilità americana a difendere i ricchi alleati del Golfo, in un quadro segnato dalla volontà di Washington di ridurre la propria presenza militare nella regione.
Il trattato Arabia Saudita-Pakistan e la clausola in stile articolo 5
Il primo pilastro concreto è il patto di difesa firmato a settembre tra Riad e Islamabad, definito "Strategic Mutual Defense Agreement". L'accordo prevede che un'aggressione contro uno dei due Paesi sia considerata un attacco a entrambi, una clausola di mutua difesa che ricalca l'articolo 5 della Nato. In cambio del proprio ombrello militare e nucleare, il Pakistan ottiene i finanziamenti utili a sostenere un'economia fragile. Un alto funzionario saudita ha precisato che l'intesa non risponde a un evento specifico, ma riflette una cooperazione di lunga data.
I quattro pilastri: soldi, atomica, tecnologia ed eserciti
La forza del progetto, sulla carta, sta nella complementarità dei membri. Un alto ufficiale del Golfo la sintetizza così: "I sauditi hanno i soldi, i pachistani i missili nucleari, i turchi la tecnologia e gli egiziani un esercito formidabile". L'Arabia Saudita mette le risorse economiche garantite dal petrolio; il Pakistan l'arsenale atomico, i missili balistici e forze armate numerose; la Turchia un'industria della difesa avanzata, droni inclusi, e soldati con esperienza sul campo; l'Egitto uno degli eserciti più consistenti dell'area. Una combinazione che, in teoria, potrebbe dare vita a un soggetto autonomo sul piano militare.
L'allargamento a Turchia e Egitto (e l'interesse del Qatar)
Il salto da intesa bilaterale a coalizione passa per l'ingresso di Ankara e del Cairo. Media turchi riferiscono che i colloqui sull'adesione della Turchia al patto Saudi-Pakistan sono in fase avanzata e che un'intesa è considerata probabile; i pachistani sostengono che una bozza sia già pronta. Sul fronte egiziano, il presidente al-Sisi ha proposto dopo il raid in Qatar la creazione di una forza di reazione rapida a difesa dei Paesi arabi. Anche il Qatar, che ha affidato ad Ankara la formazione dei propri militari, avrebbe manifestato la volontà di aderire.
Le ricadute economiche: ferrovie, oleodotti, infrastrutture
Il patto non è solo militare. In parallelo ai negoziati di sicurezza, i quattro Paesi hanno siglato contratti per ferrovie, centri logistici, reti di trasporto e sistemi digitali. Sta prendendo forma anche un oleodotto pensato per portare il greggio dai giacimenti sauditi al Mediterraneo. Il riavvicinamento tra Egitto e Turchia, rivali fino a pochi anni fa, si sta intanto traducendo in cooperazione militare: le due aviazioni si stanno addestrando insieme e valutano la creazione di uno stormo congiunto di caccia F16 a protezione dei cieli sauditi.
Gli stretti strategici: Suez, Bosforo, Bab el-Mandeb e Hormuz
La portata geopolitica del blocco emerge guardando alla mappa. Insieme, i quattro Paesi affacciano su alcuni dei passaggi marittimi più sensibili per il commercio mondiale: il Canale di Suez e Bab el-Mandeb, il Bosforo e lo Stretto di Hormuz. La possibilità di controllare o tenere sotto pressione questi snodi rappresenta una leva di peso negli equilibri regionali e internazionali, tanto più in una fase in cui la riapertura di Hormuz è uno dei punti centrali dell'accordo con l'Iran.
I precedenti falliti e i nodi aperti sul futuro dell'alleanza
Resta da capire quanto il progetto si tradurrà in una struttura stabile. La storia recente del Medio Oriente è costellata di alleanze e federazioni nate con grandi ambizioni e dissoltesi nel giro di pochi mesi, dall'epoca del nasserismo a quella del baathismo. Diversi analisti osservano inoltre che un riassetto profondo resta difficile, vista la posizione ancora centrale degli Stati Uniti nelle forniture di armi e nel dispositivo militare regionale. Sul tavolo pesano poi le rivalità interne, come le ambizioni di leadership panaraba dell'Egitto rispetto al baricentro del Golfo.