Domenico Centrione e Leonarda Alberizia restano prigionieri a Bengasi delle forze del generale Haftar con l'accusa di "ingresso illegale" nel Paese
I due italiani partecipanti alla Flotilla di terra ancora trattenuti in Libia, Domenico Centrione e Leonarda Alberizia, sono apparsi il 2 giugno davanti al procuratore libico che ha disposto la continuazione della custodia cautelare fino alla prossima udienza. Il Console Generale a Bengasi ha presentato una nuova richiesta formale di visita consolare ai due italiani. A darne notizia è una nota del ministero degli Esteri.
Famiglie informate
La Farnesina, l'Ambasciata d'Italia a Tripoli e il Consolato Generale a Bengasi continuano a seguire la vicenda in raccordo con le autorità locali al fine di consentire il rientro in Italia dei connazionali il prima possibile. Le famiglie dei connazionali sono informate dello stato della detenzione e dei passi diplomatici effettuati per la tutela dei due familiari.
Altri sei già in Italia
Gli altri sei componenti della delegazione italiana della carovana umanitaria di terra della Global Sumud Flotilla per Gaza sono già arrivati in Italia dopo esser stati rimpatriati il 27 maggio mentre il pugliese, Domenico Centrione e la piemontese, Leonarda Alberizia rimangono detenuti con l'accusa di "ingresso illegale" dopo esser stati fermati e portati a Bengasi dai miliziani libici affiliati al generale Khalifa Haftar.
Portavoce Flotilla: "La situazione appare critica"
"Abbiamo appreso della comparizione davanti al giudice dei 10 compagni detenuti, come abbiamo appreso che sono stati riaccompagnati nel centro di detenzione. La situazione appare critica: non abbiamo evidenze formali di accuse al loro carico, né relative ai tempi per una eventuale espulsione, visto che ci risulta siano accusati di ingresso illegale nel paese", afferma la portavoce italiana della Flotilla, Maria Elena Delia continuando a "chiedere la massima attenzione nei loro confronti". Delia denuncia che "non vengono rispettate le regolari procedure che in caso di detenzione o di fermo di polizia dovrebbero essere rispettate, con una comunicazione ufficiale delle condizioni delle persone e delle accuse - aggiunge Delia - Bene che si sia mosso qualcosa, ma il fatto che siano stati riaccompagnati in carcere senza avere una idea precisa dei tempi, ci preoccupa".