Un mercato unico incompleto e troppa dipendenza strategica: i punti deboli dell'Ue

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Ludovica Rossi

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Dopo l’invito a completare il mercato unico ribadito dall’ex premier Mario Draghi è stato il turno di Ursula von der Leyen, che, durante il suo discorso alla plenaria di Strasburgo, lo ha definito lo “strumento più efficace di cui disponiamo”

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Mercato unico europeo

Un mercato interno unico, profondo e coeso, con capitali comuni e sistemi energetici collegati: è l’idea che Mario Draghi ha dell’Unione europea. L’ex premier è tornato a tratteggiare questo progetto in occasione del discorso che ha pronunciato ad Aquisgrana, durante il conferimento del premio Carlo Magno. Nella sua ottica, questa dovrebbe essere la soluzione per un’Europa più forte e meno vulnerabile sullo scenario globale. 

Al suo invito si è affiancato quello di Ursula von der Leyen che, in occasione della seduta plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, ha sottolineato l’importanza del mercato unico, definendolo “la pietra angolare che definisce chi siamo come europei” e “lo strumento più efficace di cui disponiamo”. 

La presidente della Commissione Ue ha individuato una strategia in sei punti per completare un mercato unico che vuole essere digitale e incentivare l’indipendenza europea, mostrandosi al tempo stesso attento alle sfere della sostenibilità, dell’inclusione e della dimensione sociale. 

Mercato unico europeo
Mercato unico europeo

Sul fatto che si tratti del “principale asset europeo” concorda con von der Leyen anche il Co-presidente del gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei Nicola Procaccini, ospite a Generazione Europa su Sky TG24: “Parliamo di mezzo miliardo di uomini e donne che si muovono liberamente nello stesso spazio, commerciando e scambiandosi beni: questo è sicuramente l’aspetto migliore dell’essere dentro il progetto europeo. Tuttavia, oltre agli ostacoli che vanno rimossi dall’interno, dovremmo eliminare anche quelle barriere che ci siamo imposte da soli in termini di competitività con l’esterno”. 

A parlare di barriere è anche Giorgio Gori, esponente del Partito Democratico all’Eurocamera: “Il mercato interno è molto incompleto. Molti dei punti evidenziati da von der Leyen, come la sostenibilità e l’inclusione, riflettono lo spirito della nostra Unione e sono quindi irrinunciabili. Tuttavia, credo che dovremmo concentrarci sulle parti più complesse, come l’eliminazione degli impedimenti interni che gravano come costi sulla circolazione delle merci, rendendo il nostro continente meno competitivo rispetto agli altri player mondiali”. 

Troppa dipendenza strategica

Secondo Draghi, una delle maggiori vulnerabilità dell’Ue sarebbe legata alla sua crescente dipendenza strategica da potenze straniere sotto diversi fronti: da quello energetico, a quello militare, a quello delle cosiddette materie prime critiche. Con queste ultime si fa riferimento a metalli, minerali e materiali naturali che, per quanto costituiscano parti integranti della nostra vita quotidiana, sono estremamente difficili da reperire. 

Le 34 materie prime critiche individuate dall'Ue

L’Unione europea ne ha individuate 34, di cui 17 strategiche e tutte fondamentali per il funzionamento di oggetti comuni come smartphone, auto elettriche, turbine eoliche, concimi per piante, chip, semiconduttori. Il principale fornitore, tanto a livello mondiale quanto europeo, è la Cina, che, secondo un Rapporto Speciale della Corte dei Conti europea, ne deterrebbe circa il 60% della produzione mondiale e il 90% della raffinazione. 

“Noi non possiamo fare a meno di questi materiali e siamo totalmente dipendenti, perché la Cina ha siglato numerosi accordi nel mondo, molti dei quali in Africa, per riservarsene l’esclusiva”, commenta Gori. “Penso che la Commissione Ue stia cercando di lavorare ad una serie di intese di scambio commerciale, spaziando in diverse parti del mondo, dall’Australia all’America Latina, in cui ci sono giacimenti significativi e cercando di unire la domanda, in modo da evitare una dispersione e un conseguente aumento dei prezzi”. 

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