Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Guerra nel Golfo e crisi energetica: le risposte dell’Ue

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Ludovica Rossi

Ludovica Rossi

La guerra nel Golfo scoppiata alla fine di febbraio ha innescato una delle crisi energetiche più gravi degli ultimi cinquant’anni. E mentre l’Ue dispensa consigli agli Stati membri su come ridurre la domanda di petrolio, due strade si stagliano come alternative al fossile: quella delle rinnovabili e quella del nucleare

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Dopo l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran alla fine di febbraio e la conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz, da cui passa circa il 20% del petrolio globale, l’Europa si è trovata ad affrontare una nuova crisi energetica ed economica. Al di là delle varie iniziative nazionali intraprese dai singoli Stati membri, qualche direttiva comune è arrivata per voce del Commissario europeo per l’energia Dan Jorgensen che, citando il piano in 10 punti presentato dall’Agenzia internazionale dell’energia (AIE), ha suggerito ai Ventisette alcune buone pratiche per ridurre la domanda di petrolio. Tra queste, l’invito ad incrementare il telelavoro e il ricorso ai mezzi pubblici, a limitare la velocità delle automobili in autostrada di dieci chilometri orari, a ridurre l’accesso delle auto alle città e ad utilizzare un tipo di guida che provochi un minore consumo di carburante. 

Le alternative al fossile

Le difficoltà innescate dalla crisi energetica hanno confermato la vulnerabilità dell’Europa, ancora troppo dipendente dall’importazione di combustibili fossili. E così, due sono le strade percorribili di cui si torna a discutere come possibili alternative: quella delle energie rinnovabili da un lato e quella del nucleare dall’altro. 

Il vicepresidente del consiglio di vigilanza della Banca Centrale Europea Frank Elderson ha indicato nella transizione verso fonti alternative e sostenibili il modo più efficace per emanciparsi dalla dipendenza dai combustibili fossili e tutelarsi dai rischi geopolitici. La Commissione europea ha stimato investimenti in energia pulita fino a 660 miliardi di euro all’anno tra il 2026 e il 2030.

 

Elderson sulle rinnovabili

Il cambio di rotta di von der Leyen sul nucleare 

Parallelamente, si torna a discutere di nucleare. La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, in occasione di un vertice che si è tenuto in Francia all’inizio di marzo, ha definito la scelta di ridurre la quota del nucleare “un errore strategico per l’Europa. Mentre nel 1990 un terzo dell’elettricità europea proveniva dal nucleare, oggi è infatti solo poco meno del 15%”. Per il capo dell’esecutivo, nucleare e rinnovabili sarebbero due strade da percorrere congiuntamente verso un unico risultato: “un mix energetico pulito, conveniente, europeo”. 

A tal fine è stata presentata da Bruxelles una strategia per accelerare lo sviluppo dei cosiddetti piccoli reattori modulari (SMR) e dei reattori modulari avanzati (AMR) in Europa entro i primi anni del 2030. Si tratta di tecnologie nucleari innovative che, oltre alla neutralità climatica e alla sicurezza energetica, potrebbero rafforzare anche la competitività industriale. 

 

 

Le reazioni degli eurodeputati

Questo cambio di rotta da parte di Berlaymont è stato accolto favorevolmente dal partito di Giorgia Meloni: “Rispetto a quando proponeva l’elettrificazione come soluzione energetica a senso unico, oggi von der Leyen sta dicendo cose decisamente migliori – ha dichiarato l’esponente di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo Elena Donazzan, ospite a Generazione Europa –. Bisogna tornare al nucleare in tutti i Paesi europei e investire sui piccoli reattori, che danno approvvigionamento alle zone industriali e alle città”. Per l’eurodeputata si tratterebbe di un passaggio indispensabile in vista dell’emancipazione dal gas russo e dalla dipendenza cinese. 

L’autonomia strategica dell’Europa è riconosciuta come prioritaria anche da Pierfrancesco Maran, presidente della Commissione ambiente: “Per riuscirci nel breve tempo dobbiamo investire davvero nelle rinnovabili. Anche il nucleare deve far parte di questa strategia: noi come Partito Democratico siamo favorevoli a studiare, come ha finanziato la Commissione europea adesso, il nucleare di quarta generazione, in cui non vedo un pericolo di sicurezza. Penso che in Italia sarebbe utile discuterne anche con un referendum per coinvolgere i cittadini”. 

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