L'ex presidente della Bce insignito del premio internazionale Carlo Magno, che gli sarà consegnato a. maggio. Nel videomessaggio in occasione dell'annuncio il monito all'Unione: "Dobbiamo essere uniti e superare le nostre debolezze autoinflitte. E dobbiamo diventare più forti: militarmente, economicamente e politicamente".
Il premio internazionale Carlo Magno, il "Karlpreis", andrà nel 2026 all'ex presidente della Bce Mario Draghi, per la "grande" opera svolta per l'unità europea. Lo ha annunciato l'organizzazione del premio che viene conferito ad Aquisgrana. "Questa decisione arriva in un momento in cui l'Europa ha molti nemici, forse più che mai, sia interni che esterni", ha detto l'ex premier Mario Draghi in un videomessaggio trasmesso durante l'annuncio del vincitore del premio. Per preservare l'Unione Europea, gli europei devono essere più uniti che mai, ha ammonito Draghi, dicendosi "estremamente grato" per il premio. "Dobbiamo superare le nostre debolezze autoinflitte. E dobbiamo diventare più forti: militarmente, economicamente e politicamente".
Le motivazioni per la consegna del premio a Draghi
Il premio, ricevuto l'anno scorso dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, e in passato anche da Angela Merkel, Papa Francesco, e Volodymyr Zelensky, sarà consegnato il prossimo 14 maggio. Nella motivazione del riconoscimento a Draghi si richiama il "whatever it takes!", la formula "coraggiosa" che salvò l'euro in piena crisi. "Come nessun altro, Mario Draghi è sinonimo del rafforzamento economico dell'Europa e il suo 'Rapporto Draghi' del 2024, che prende il nome da lui, rappresenta la strategia necessaria per garantire competitività, crescita e stabilità nell'Unione europea", si legge nella motivazione pubblicata sul sito del premio. "In tempi di grande incertezza e sfide" - si legge - "occorrono mediatori, visionari e pensatori strategici che abbiano la capacità di indicare con chiarezza strade concrete da seguire, nonché decisori e realizzatori coraggiosi! Personalità di spicco che, nei momenti storici cruciali in cui un progetto secolare rischia di fallire, si assumono la responsabilità, anche se il consenso dell'opinione pubblica e di gran parte della classe politica è tutt'altro che certo". "Circa un decennio e mezzo fa", si sottolinea, "l'Unione europea si trovava già ad affrontare una situazione simile, e Mario Draghi si è assunto la responsabilità! "Whatever it takes!" Queste tre parole non rappresentano solo il salvataggio dell'euro, ma anche un atteggiamento di coraggio e disponibilità a correre dei rischi per le convinzioni europee. E anche oggi Draghi è una delle figure di primo piano che indicano nuovamente la strada all'Unione verso una maggiore competitività, più solidarietà, più Europa".