Iran, continuano le proteste. Blackout di internet a Teheran e in altre città

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Folle di persone e veicoli che suonano il clacson hanno riempito una parte del vasto viale Ayatollah Kashani, come mostrano le immagini provenienti da Teheran diffuse anche sui social network, mentre i canali televisivi in lingua persiana con sede fuori dall'Iran e altri social media hanno pubblicato immagini di proteste significative messe in atto anche in altre città tra cui Tabriz a nord e la città santa di Mashhad a est. Media: "Due Guardie Rivoluzione uccise a Kermanshah"

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L'Iran continua ad essere scosso dalle proteste antigovernative. Per il dodicesimo giorno, infatti, anche in queste ore molti manifestanti stanno protestando a Teheran. Folle di persone e veicoli che suonano il clacson hanno riempito una parte del vasto viale Ayatollah Kashani, come mostrano le immagini provenienti da Teheran diffuse anche sui social network, mentre i canali televisivi in lingua persiana con sede fuori dall'Iran e altri social media hanno pubblicato immagini di proteste significative messe in atto anche in altre città tra cui Tabriz a nord e la città santa di Mashhad a est. Secondo quanto riportato da fonti locali, due membri delle Guardie Rivoluzionarie iraniane sono stati uccisi in uno scontro con "elementi separatisti" nella citta' di Kermanshah, nell'Iran occidentale. L'agenzia di stampa AP ha contemporaneamente riferito che le linee telefoniche sono state interrotte in tutto il Paese, dopo che attivisti per i diritti umani avevano affermato che l'Iran è completamente isolato da Internet.

Il blackout di internet

Intanto è stato segnalato che il Paese "attualmente è colpito da un'interruzione di internet su scala nazionale". Lo ha riferito Netblocks, organizzazione indipendente che monitora a livello globale la libertà di internet e le interruzioni delle comunicazioni digitali, sulla base di "dati in tempo reale". "Questo episodio segue una serie di misure di censura digitale sempre più severe contro le manifestazioni in tutto il Paese e ostacola il diritto delle persone a comunicare in un momento critico", ha scritto Netblocks su X. 

Manifestanti a Teheran - ©Getty

"Pahlavi sta tornando"

In queste ore è emerso che Reza Pahlavi, figlio dell'ultimo Scià dell'Iran, è atteso a Mar-a-Lago martedì prossimo. Ad annunciarlo è stata l'influencer di estrema destra americana, Laura Loomer. Un incontro con Donald Trump non è ancora confermato, ma la notizia, se venisse confermata, rafforzerebbe il progetto dello stesso Reza di proporsi come leader  delle proteste che da diversi giorni ormai scuotono l'Iran. L'obiettivo è quello di ottenere la benedizione del tycoon per guidare un cambio di regime a Teheran. Come detto, nelle principali città del Paese, da Urmia a Kermanshah, passando per Teheran, continuano le manifestazioni in cui venivano gridati slogan contro la Repubblica islamica e si affermava che "Pahlavi sta tornando". Una risposta legata proprio all'appello lanciato dall'erede della dinastia, che ha chiesto agli iraniani di dimostrare tutta la loro ostilità all'attuale regime.

Il bilancio della repressione e le parole di Trump

Mentre crescono le dimensioni della protesta, aumenta anche il bilancio della repressione. L'ong per la difesa dei diritti umani Iran Human Rights (Ihr) ha affermato che le forze di sicurezza iraniane hanno ucciso finora "almeno 45 manifestanti", tra cui otto minori.  Intanto Donald Trump ha minacciato l'Iran di "colpirlo molto forte" se le autorità "cominceranno ad uccidere" dei manifestanti. "Ho fatto loro sapere che se cominceranno ad uccidere delle persone, cosa che hanno tendenza a fare durante le proteste, ne hanno molte, se lo faranno, li colpiremo molto fortemente", ha affermato parlando con il conduttore radiofonico conservatore Hugh Hewitt.

L'appello di Pezeshkian

Data la situazione il presidente Massud Pezeshkian è tornato anche oggi a fare appello alla "più grande moderazione" nei confronti dei manifestanti, così come al "dialogo" e all'"ascolto delle rivendicazioni del popolo". Mentre nei giorni scorsi il capo dell'apparato giudiziario, Gholamhossein Mohseni Ejei, aveva avvertito che non ci sarebbero state "nessuna clemenza e indulgenza" nei confronti dei "rivoltosi".

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