Introduzione
Le politiche commerciali di Donald Trump erano state annunciate come una rivoluzione in grado di scuotere profondamente l’economia americana. Ma finora, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, gli effetti dei dazi appaiono più contenuti rispetto alle attese, sia da parte dei sostenitori che dei critici. “L’impatto è stato per lo più una serie di scossette”, sottolinea la fonte. Ecco le discrepanze tra le promesse di Trump e le previsioni di detrattori ed economisti, alla luce dei dati reali
Quello che devi sapere
Impatto contenuto sul commercio e sulla produzione
Trump aveva promesso che i dazi avrebbero ridotto in modo sostanziale il deficit commerciale e costretto i produttori a riportare la produzione negli Stati Uniti. I detrattori avevano, invece, previsto un’impennata dell’inflazione e carenze nei negozi già a partire da quest’estate. Ma finora nessuno di questi scenari si è pienamente concretizzato. A sei mesi dall'inizio dell'esperimento Usa, con probabili ulteriori annunci di dazi nei prossimi giorni, l'economia non è crollata, l’inflazione è aumentata, ma non è schizzata alle stelle, e i consumatori non trovano scaffali vuoti
Entrate fiscali in crescita
Come promesso da Trump, i dazi hanno effettivamente generato decine di miliardi di entrate extra nelle casse federali. Una somma significativa, ma non sufficiente a sostituire le imposte sul reddito nel modo auspicato dalla Casa Bianca. I dati diffusi martedì indicano un calo del deficit commerciale a giugno, ai minimi da settembre 2023. Tuttavia, gli economisti ritengono che questo risultato sia legato principalmente a un'inversione di tendenza rispetto all'enorme impennata delle importazioni prima dell'arrivo dei dazi, piuttosto che a un segnale di una tendenza al ribasso sostenuta del deficit commerciale
Investimenti rallentati
Altre promesse di Trump non si stanno concretizzando. Le imprese non stanno riportando la produzione in patria come previsto, anche a causa dell’instabilità della strategia tariffaria, che ha reso più difficili le decisioni a lungo termine. Alcuni economisti sottolineano inoltre che le tariffe non sono “abbastanza elevate da costringere molti tipi di produzione a delocalizzare negli Stati Uniti”. Finora, le misure introdotte da Trump hanno fatto salire l'aliquota tariffaria media effettiva su tutti i beni importati negli Stati Uniti fino al 18%, rispetto al 2,3% registrato l'anno precedente. Si tratta del livello più alto raggiunto dagli anni ’30. "I dazi, sebbene elevati, spesso non sono sufficienti a compensare un dollaro ancora forte che rende costosa la produzione negli Stati Uniti", ha spiegato Brad Setser, senior fellow del Council on Foreign Relations ed ex funzionario economico e commerciale delle amministrazioni Biden e Obama
Prospettive incerte tra scadenze e rischio rallentamento crescita econ
Al momento, resta difficile prevedere con certezza gli effetti a lungo termine. Alcune importanti scadenze sono imminenti: la tregua commerciale con la Cina terminerà il 12 agosto, mentre quella con il Messico scadrà a ottobre. Secondo gli economisti, l’aumento dei dazi potrebbe avere effetti negativi, contribuendo a far salire ulteriormente l’inflazione e rallentando la crescita economica. Nel primo semestre dell’anno, il Prodotto interno lordo è cresciuto dell’1,2% su base annua, in netto calo rispetto al 2,5% registrato nello stesso periodo dell’anno precedente. Al momento, dunque né le promesse di Trump né i timori più gravi avanzati dai critici sembrano essersi concretizzati
Inflazione in lieve crescita, ma l’impatto resta contenuto
L’ultima rilevazione dell’inflazione ha mostrato un aumento dei prezzi al consumo del 2,7% a giugno rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Un dato in crescita rispetto al +2,4% registrato a maggio, che per gli economisti rappresenta un possibile segnale dell’effetto dei dazi sull’aumento dei prezzi di alcuni beni. Tuttavia, l’impatto osservato finora è stato più moderato di quanto molti si aspettassero. Maggiori indicazioni arriveranno con la pubblicazione dei dati di luglio, attesa per la prossima settimana
Le aziende al momento assorbono i costi
Come sottolinea la fonte, una delle ragioni per cui i consumatori non hanno percepito un aumento significativo dei prezzi è che molte imprese statunitensi, per il momento, stanno assorbendo i costi aggiuntivi imposti dai dazi. Le aziende evitano di trasferire subito l’aumento sui clienti, temendo di perdere competitività, ma gli economisti ritengono che questa strategia non durerà ancora a lungo
I rincari più visibili nei beni per la casa e l’elettronica
Alberto Cavallo, professore alla Harvard Business School, ha analizzato i prezzi di quattro importanti rivenditori al dettaglio, riscontrando un aumento medio del 3% per i beni importati da quando i dazi hanno iniziato ad aumentare. I rincari più consistenti riguardano articoli per la casa, mobili ed elettronica. "L'entità degli aumenti non è particolarmente elevata rispetto alle aliquote tariffarie", spiega Cavallo, "perché gran parte dell'onere è stato sopportato dagli importatori statunitensi”. Se i dazi sui principali partner commerciali si manterranno tra il 10% e il 15%, Cavallo prevede che i prezzi dei beni importati cresceranno gradualmente di un ulteriore 3-4% entro la fine dell’anno
Le promesse fiscali di Trump restano lontane
Secondo gli economisti, è improbabile che le principali promesse di Trump si concretizzino. Tra queste, la proposta di sostituire l’imposta sul reddito con le entrate derivanti dai dazi per molti americani, in particolare per coloro che guadagnano meno di 200.000 dollari. Ma i conti non tornano. Quest’anno, secondo il Penn Wharton Budget Model, gli Stati Uniti hanno incassato 127 miliardi di dollari in dazi, circa 72 miliardi in più rispetto allo stesso periodo del 2024. Nel 2022, ad esempio, il 90% delle famiglie più povere (quelle con redditi lordi rettificati
inferiori a circa 179.000 dollari) ha pagato circa 600 miliardi di dollari di imposte sul reddito
Effetti limitati ma visibili sulla produzione
I dazi potrebbero sostenere alcuni tipi di produzione nazionale, in particolare settori come l'acciaio, che dispongono di una capacità produttiva in eccesso che può essere aumentata abbastanza facilmente. Inoltre, alcune piccole e medie imprese manifatturiere hanno già segnalato un aumento degli ordini da parte di clienti interessati a evitare i dazi, soprattutto nelle settimane precedenti alla riduzione dal 145% al 30% delle tariffe sulle importazioni di prodotti cinesi
Produzione all’estero ancora vantaggiosa per molti prodotti
Secondo alcuni economisti, molti prodotti saranno comunque più economici e facili da produrre all'estero. Questo perché i costi della manodopera negli Stati Uniti restano elevati e le catene di approvvigionamento, soprattutto in Paesi come la Cina, sono ormai consolidate ed efficienti
Le aziende restano caute: troppa incertezza
Un altro elemento che frena le imprese riguarda la scarsa chiarezza degli accordi commerciali annunciati da Trump, unita alla sua tendenza a cambiare spesso posizione. Questi fattori scoraggiano le aziende dall’investire cifre ingenti per costruire nuove fabbriche sul suolo americano
Un’aliquota del 15% potrebbe funzionare, ma l’instabilità pesa
Timothy Fitzgerald, economista dell’Università del Tennessee e consulente economico durante il primo mandato di Trump, ha dichiarato di essere favorevole all’uso dei dazi in alcuni casi. A suo avviso, una tariffa attorno al 15% — come quella introdotta in alcuni dei primi accordi — potrebbe bastare a incentivare il rientro di alcune produzioni negli Stati Uniti. Tuttavia, ha aggiunto che "l'incertezza sta facendo riflettere gli investitori". Un segnale in tal senso arriva dal calo della spesa per strutture, comprese le fabbriche, registrato nel rapporto sul Pil del secondo trimestre
Dubbi sull’efficacia dei dazi sul deficit commerciale
Maurice Obstfeld, ricercatore senior al Peterson Institute for International Economics, ritiene improbabile che l’attuale politica dei dazi alteri significativamente il deficit commerciale. Questo perché, secondo lui, è probabile che anche le esportazioni calino insieme alle importazioni. Se gli Stati Uniti riducono gli acquisti dall’estero, i produttori interni dovranno colmare il vuoto, sottraendo risorse — come manodopera e capacità produttiva — che altrimenti sarebbero state utilizzate per esportare, per produrre più beni
Calo di consenso tra gli elettori americani
Un recente sondaggio del Wall Street Journal mostra che la politica tariffaria di Trump non convince gran parte della popolazione. Circa il 57% disapprova il modo in cui Trump sta gestendo i dazi, 17 punti in più rispetto alla quota di elettori che li approva. Anche sulla gestione dell’inflazione, il 55% esprime un giudizio negativo, superando di 11 punti percentuali il consenso
Casa Bianca: “I dazi un successo”
La Casa Bianca difende la strategia commerciale del presidente e ritiene che l'agenda commerciale sia stata un successo. "Per quanto i Democratici siano disperati nel tentativo di sferrare finalmente un colpo per tornare a essere rilevanti, devono fare i conti con la realtà che il Presidente Trump è stato assolto sui dazi", ha dichiarato il portavoce Kush Desai, sottolineando l’aumento delle entrate e un miglior accesso ai mercati. I Dem invece sottolineano: "La questione principale per le famiglie americane è la necessità di ridurre i costi". “Questo era il problema delle ultime elezioni, ed è il problema ora", ha riferito la deputata Suzan DelBene