Bielorussia: centinaia di migranti al confine, Polonia costruirà muro. Ue estende sanzioni

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Numerose persone si sono concentrate alla frontiera di Bruzgi e tentano di attraversare il confine. Il governo di Varsavia annuncia che inizierà a lavorare a una barriera a dicembre. Nato: condanniamo strumentalizzazione regime Minsk. Il Consiglio Ue autorizza misure per colpire individui ed entità che organizzano o contribuiscono ad attività che facilitano l'attraversamento illegale delle frontiere esterne dell'Ue. Telefonata Lukashenko-Merkel. Anche Usa verso nuove sanzioni

Centinaia di migranti in territorio bielorusso si sono concentrati alla frontiera con la Polonia, presso la dogana di Bruzgi, in quello che viene descritto come un tentativo di attraversare legalmente il confine. A fronteggiarli, le forze di sicurezza polacche. La Polonia, ha annunciato il governo di Varsavia, a dicembre inizierà a costruire un muro al confine. La barriera "è un investimento assolutamente strategico e prioritario per la sicurezza della nazione e dei suoi cittadini", ha detto il ministro dell'Interno di Varsavia Mariusz Kaminski. Della crisi al confine hanno parlato anche il presidente della Bielorussia Alexander Lukashenko e la cancelliera tedesca Angela Merkel, in un colloquio telefonico durato cinquanta minuti. Si è discusso della "necessità di aiuti umanitari per i rifugiati e i migranti", si legge in una nota del portavoce di Merkel Steffen Seibert. La cancelliera e Lukashenko si sono accordati sulla volontà "di portare avanti lo scambio su questi temi". Telefonata anche tra Emmanuel Macron e Vladimir Putin: i due, ha fatto sapere l'Eliseo, "hanno raggiunto una intesa per una de escalation". "Speriamo che questa lunga conversazione possa portare nei prossimi giorni a dei risultati", ha aggiunto Parigi, precisando che Putin si è impegnato "a parlarne" con il presidente bielorusso Alexander Lukashenko. Intanto, via libera del Consiglio Ue all'estensione delle sanzioni. E anche gli Usa pensano a nuove misure.

Nato: "Condanniamo strumentalizzazione del regime di Lukashenko dei migranti"

Della situazione in Bielorussia ha parlato anche il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, che in un punto stampa con il ministro degli esteri dell'Ucraina Dmytro Kuleba ha detto: "Condanniamo la strumentalizzazione da parte del regime di Lukashenko dei migranti vulnerabili, inclusi i bambini, con azioni ibride contro gli alleati”. Poi ha aggiunto: “Non c'è nessuna minaccia imminente di un attacco a nessun Paese membro della Nato. Vediamo una situazione molto difficile" riguardo "all'Ucraina" e al "confine della Polonia e la Bielorussia" e "siamo solidali con i nostri alleati".

Via libera Ue a estensione regime sanzioni

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Nel mentre, il Consiglio Ue ha dato il via libera all'estensione del regime delle sanzioni nei confronti della Bielorussia. La decisione, presa nella riunione dei ministri degli Esteri Ue, permette a Bruxelles di colpire individui ed entità che organizzano o contribuiscono ad attività del regime di Lukashenko che facilitano l'attraversamento illegale delle frontiere esterne dell'Ue. "Questa decisione riflette la determinazione dell'Unione europea a resistere alla strumentalizzazione dei migranti a fini politici. Stiamo respingendo questa pratica disumana e illegale. Al tempo stesso continuiamo a sottolineare l'inaccettabile repressione in atto da parte del regime contro la propria popolazione e noi risponderemo di conseguenza", ha detto l'Altro Rappresentante Ue per gli Affari Estyeri Josep Borrell. Le sanzioni, ha aggiunto, "saranno in vigore nei prossimi giorni". Borrell, rispondendo a chi gli chiedeva di eventuali legami tra la crisi bielorussa e l'aumento di truppe russe al confine con l'Ucraina, ha risposto: "Io non conosco i segreti dei contatti tra Putin e Lukashenko. Ma è evidente che Lukashenko fa quello che fa perché conta sul forte sostegno della Russia. Che poi ci sia un nesso con l'aumento delle truppe in Ucraina non posso saperlo”. Anche gli Stati Uniti, ha detto il portavoce del Dipartimento di Stato Usa Ned Price, si preparano a varare nuove sanzioni contro la Bielorussia, accusata di "atti inumani" nei confronto dei migranti.

Lukashenko: non vogliamo un conflitto sui confini 

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Il presidente bielorusso Alexander Lukashenko, citato dall'agenzia di stampa statale Belta, ripresa poi dai media russi, ha fatto sapere che la Bielorussia non vuole un conflitto di confine, il conflitto semmai è necessario alla Polonia, ha detto. "I nostri giornalisti e altri traggono conclusioni corrette, ovvero che la Polonia ha bisogno di questo conflitto al giorno d'oggi. Ci sono problemi interni più che sufficienti, problemi con l'Unione Europea", ha detto durante un incontro con un gruppo di lavoro sul progetto di riforma costituzionale. Secondo il presidente, la Bielorussia "non vuole" alcun conflitto sul confine di Stato. "Questo è assolutamente dannoso per noi", ha osservato. Poi ha aggiunto che Minsk è pronta a rimandare i migranti in patria, ma loro non vogliono tornare. Intanto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, citato dalla Tass, ha detto che non è assolutamente corretto attribuire ad Alexander Lukashenko l'intera colpa della crisi dei migranti al confine tra Bielorussia e Ue.

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