Migliaia di profughi afghani in una tendopoli nella base aerea americana a Rammstein

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Migliaia di persone in fuga dall'Afgahnistan accolte temporaneamente nella base aerea americana più grande d'Europa, in attesa della destianzione finale 

Rammstein, Germania. La più importante base aerea statunitense su suolo europeo è stata trasformata in un campo profughi provvisorio per accogliere migliaia di afghani in fuga. Le immagini mostrano centinaia di tende predisposte per accogliere temporaneamente quanti hanno deciso di abbandonare il Paese dopo la riconquista del potere da parte dei talebani, e per la paura di ritorsioni a causa dei loro legami con gli americani o con gli occidentali in genere, nei 20 anni di missione Nato.

La fuga da Kabul

Secondo la Nato, da quando gli Studenti del Corano hanno conquistato la capitale Kabul, più di 18.000 persone hanno abbandonato il Paese. Il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas ha confermato che Berlino aveva concordato con Washington di ospitare temporaneamente le persone presso la base aerea di Ramstein. La permanenza dei rifugiati presso questa struttura non dovrebbe essere superiore ai 10 giorni, secondo quanto dichiarano le autorità statunitensi: il tempo per eseguire tutte le procedure burocratiche necessarie a identificare le persone e a indirizzarle presso la meta finale. In molti casi, però, non è chiaro dove possano andare, dato che diversi profughi non hanno mai lasciato l’Afghanistan e ci sono molti minori non accompagnati.

Hanno lascito tutto alle spalle

Chi giunge in questa struttura, in parte sorta in un hangar, in parte all’esterno, direttamente sulle piste di atterraggio, ha spesso lasciato parte della sua famiglia nel paese d’origine, e molti sperano in un ricongiungimento. Dal 31 agosto, però le operazioni di evacuazione sono terminate con l’ultimo volo americano che ha lascito l’aeroporto Hamid Karzai alle tre di notte. Secondo il presidente americano, il 90% delle richieste è stato accolto, ma in Afghanistan resta ancora ancora una percentuale significativa di persone che hanno lavorato per la Nato, come traduttori, mediatori, autisti funzionari statali, polizotti e soldati, che se restano nel paese sono a rischio ritorsioni. Non solo loro, ma anche le loro famiglie. 

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