Cuba, finisce l’era Castro: Raúl si dimette da segretario del Partito comunista

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A 60 anni dalla proclamazione della “Revolución” e dalla tentata invasione Usa della baia dei Porci, il fratello di Fidel Castro ha annunciato l’intenzione di "abbandonare le sue funzioni" durante l’ottavo congresso del Pcc a L'Avana. A subentrare sarà una classe dirigente più giovane, guidata dall’attuale presidente Miguel Díaz-Canel 

A sessant'anni dalla proclamazione della “Revolución” e dalla fallita invasione Usa della Baia dei Porci, Raúl Castro Ruz - fratello di Fidel Castro e primo segretario del Partito comunista cubano (Pcc) - ha annunciato la sua intenzione di "abbandonare le sue funzioni", ovvero l'incarico di segretario generale e la guida delle forze. Una decisione già anticipata tre anni fa, che apre la strada una classe di dirigente più giovane, guidata dall'attuale presidente Miguel Díaz-Canel.

Un partito più giovane

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Chi è Miguel Díaz-Canel

Castro ha dato l’annuncio il 17 aprile, nella prima giornata dell’ottavo congresso del Partito comunista cubano a L'Avana, e si è detto felice "di consegnare la direzione del Paese a un gruppo di persone preparate e impegnate con l'etica, i valori della cultura e la Nazione". La nomina di Díaz-Canel rappresenta la fine della successione dinastica dei Castro, che arriva con nuove regole nel partito nel segno del ringiovanimento, in un momento di grave crisi segnata dalla pandemia e dall'embargo degli Stati Uniti. Da ora in poi per entrare a far parte del Comitato centrale del partito non si potrà avere meno di 60 anni e non più di 70 per occupare ruoli dirigenziali. Díaz-Canel rientra in questa nuova linea: compirà 61 anni il 20 aprile, il giorno dopo la fine del congresso che lo proclamerà nuovo segretario del partito.

L’anniversario della Baia dei Porci e i rapporti con gli Usa

Il Congresso, che durerà quattro giorni, non vedrà soltanto l'avvicendamento lunedì prossimo alla guida del Pcc fra Castro e Díaz-Canel, ma anche l'ingresso di volti nuovi, di personalità nate dopo la “Revolución” del 1959, tra i 17 membri del "Buró Político". Le luci, gli applausi, l'iconografia tradizionale del comunismo cubano con i volti di José Martì ed Ernesto Che'Guevara e lo slogan “Il partito è l'anima della rivoluzione” hanno preceduto il saluto introduttivo di José Ramón Machado Ventura, secondo segretario del comitato centrale del Pcc, che a 90 anni è uno degli ultimi due esponenti della “linea dura” castrista al potere, insieme al comandante Ramiro Valdés, di 88 anni. Un appuntamento che coincide con i 60 anni della proclamazione del carattere socialista della rivoluzione cubana, e con i 60 anni dallo smacco subito dagli Stati Uniti con il fallimento della cosiddetta invasione della Baia dei Porci, l'operazione tentata senza successo dalla Cia per sovvertire il regime castrista. Una ferita che non si rimargina con la permanenza di 59 anni di un rigido embargo e di sanzioni da parte di Washington. Con il portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, che ha confermato come un cambiamento della politica Usa nei confronti di Cuba non sia una priorità per l'amministrazione Biden, che seguirà comunque con attenzione i cambiamenti al vertice del Paese caraibico.

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