Armi nucleari, quante sono nel mondo e dove si trovano

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Daniele Brunetti

Test nucleare eseguito nel 1971 dall'esercito francese nei pressi dell'atollo di Mururoa (Getty Images)

Al momento se ne contano complessivamente quasi 14mila, un numero in leggero calo rispetto al 2018. Il 93% di questi ordigni appartiene a Stati Uniti e Russia e le testate poste in stato di '"massima allerta operativa" sono circa 1.800

Il 26 settembre si celebra la Giornata internazionale per l'eliminazione delle armi nucleari. Istituita dalle Nazioni Unite, punta a sensibilizzare la comunità internazionale sull’importanza del disarmo quale condizione essenziale per garantire la pace e la sicurezza. Un obiettivo che, nonostante la crescente preoccupazione, continua ad essere ostacolato dalla dottrina della "deterrenza nucleare", che rappresenta ancora oggi un elemento costitutivo delle politiche di sicurezza di gran parte delle grandi potenze. Non a caso più della metà della popolazione mondiale vive in Paesi dotati di armamenti nucleari o che fanno parte di alleanze nucleari. Ecco nello specifico quante sono le testate attive e dove si trovano.

Quasi 14mila in totale

Secondo l’ultimo rapporto della Federation of American Scientists (Fas), pubblicato lo scorso maggio, il numero totale di testate in circolazione ammonta, all'inizio del 2019, a circa 13.890, e si tratta di armamenti di proprietà di Stati Uniti, Russia, Gran Bretagna, Francia, Cina, India, Pakistan, Israele e Corea del Nord. Di queste, per la Fas, circa 3.600 sono schierate e a disposizione di forze operative, ossia, ad esempio, su sottomarini o pronte ad essere imbarcate sui bombardieri. Mentre circa 1.800, in dotazione alle forze armate statunitensi, russe, britanniche e francesi, sono testate poste in stato di "massima allerta operativa", ovvero pronte all’uso con un breve preavviso. Degli ordigni restanti, circa 9.330 si trovano nei depositi di riserva e 960 sono in attesa di smantellamento.

Circa il 93% di proprietà di Usa e Russia

Dal rapporto della Fas, un’organizzazione fondata nel 1945 dagli scienziati che costruirono la prima bomba atomica e che ha l’obiettivo di sensibilizzare sui rischi di un eventuale conflitto atomico, si evince che circa il 93% di tutte le testate nucleari sono di proprietà di Russia e Stati Uniti. Le due potenze hanno ciascuna circa 4mila testate nelle loro scorte militari. In Europa, gli unici due Paesi a possedere l’atomica sono la Francia e la Gran Bretagna, con rispettivamente 300 e 215 ordigni. Queste testate, però, sono presenti in molti altri Stati dell’Unione europea, che facendo parte della Nato hanno aderito a un’alleanza nucleare.

Oltre a Francia e Gran Bretagna, 150 testate in Europa

In un documento dello scorso aprile diffuso dalla Commissione per la Sicurezza e la Difesa dell’Assemblea parlamentare Nato si afferma che "nel contesto della Nato, gli Stati Uniti stanno schierando circa 150 armi nucleari in Europa, in particolare le bombe libere B61, che possono essere schierate sia dagli aerei statunitensi che da quelli alleati. Queste bombe sono immagazzinate in sei basi americane ed europee. Kleine Brogel in Belgio, Büchel in Germania, Aviano e Ghedi-Torre in Italia, Volkel in Olanda e Incirlik in Turchia". Il governo italiano, però, non ha mai ammesso apertamente la presenza di queste testate nucleari sul suo suolo. Lo scorso luglio il documento è stato poi ripubblicato in una versione rivisitata dove non si fa riferimento al numero delle bombe nucleari presenti sul territorio europeo.

Leggero calo

Secondo l’Istituto internazionale di ricerca sulla pace (Sipri), con sede a Stoccolma, le testate in possesso di Stati all’inizio 2019 sono diminuite rispetto all’anno precedente. Nello specifico, stando alle stime del Sipri, all’inizio di quest’anno sarebbero state 13.865, mentre a gennaio del 2018 erano circa 600 in più. Numeri molto più bassi rispetto al picco di 70mila testate raggiunto in piena Guerra Fredda, a metà degli anni Ottanta. Nonostante ciò, secondo Shannon Kile, direttore del programma di controllo delle armi nucleari del Sipri, e coautore del rapporto, è necessario tenere un livello di allerta molto alto. Ad esempio, nota l’esperto, l’accumulo di armi nucleari su entrambi i lati del confine indo-pachistano rafforza il pericolo che un conflitto convenzionale possa degenerare in una guerra nucleare.

Cri e Anci lanciano campagna per la messa al bando

In occasione della Giornata internazionale, la Croce Rossa italiana (Cri) ha lanciato "Nuclear Experience - Croce Rossa Italiana per il disarmo nucleare", una campagna che ha l’obiettivo di porre l'attenzione sulla minaccia costituita dalle armi nucleari. In collaborazione con l’Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci), la Cri chiede al governo italiano di aderire al Trattato per la Proibizione delle armi nucleari, un’iniziativa dell'Onu votata da 122 Paesi membri, che il nostro Paese non ha ancora firmato. Il Trattato, spiega Francesco Rocca, Presidente della Croce Rossa italiana, "rende illegale l'uso, la minaccia, il possesso e lo stazionamento di queste armi. Il Movimento Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa è impegnato affinché il trattato venga adottato dal maggior numero di Paesi. Ribadiamo questo appello all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite e quest'anno, con l'avvio di Nuclear Experience e della collaborazione con Anci, la Cri ha deciso di assumere un impegno diretto affinché' l'Italia colga questa opportunità storica per cancellare la grande minaccia del passato e ridisegnare il futuro dell’Umanità".

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