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Venezuela, Guaidó invoca rivolta militare. Maduro: golpe. Scontri e feriti a Caracas

6' di lettura

L’autoproclamato presidente in un video compare circondato da soldati: “Le nostre forze armate iniziano la fase finale dell'Operazione Libertà”. Maduro replica: ufficiali mi hanno espresso lealtà. Disordini vicino alla base militare La Carlota: ci sono decine di feriti

In Venezuela è di nuovo caos dopo che il leader dell'opposizione Juan Guaidó (CHI È) ha lanciato un appello per una rivolta militare in un breve video nel quale appare circondato da soldati pesantemente armati. "Il momento è adesso", ha detto Guaidó. Con lui anche l'attivista Leopoldo Lopez, che ha annunciato di essere stato liberato dalle forze armate e ha invitato tutti i venezuelani a scendere in piazza pacificamente. Il centro della rivolta guidata da Guaidó è il distributore Altamira, uno svincolo di accesso alla città che si trova vicino alla base militare di La Carlota, a Caracas. Si contano decine di feriti negli scontri, secondo quanto riferiscono i media locali. 

Disordini davanti alla base aerea

Davanti alla base aerea La Carlota, a est di Caracas, sono avvenuti violenti scontri. Poliziotti e militari hanno lanciato lacrimogeni contro migliaia di manifestanti che hanno risposto alla chiamata di Guaidó. Oggetti esplosivi non meglio identificati sono stati lanciati dall'interno della base, sorvegliata da soldati fedeli al governo, che ha anche schierato veicoli blindati. Un piccolo gruppo di uomini incappucciati ha lanciato oggetti contro l'installazione militare, attorno alla quale si sono radunate circa 3000 persone. Alcuni manifestanti sono muniti di bottiglie incendiarie. Immagini della Bbc mostrano blindati dell'esercito venezuelano che tentano di investire i dimostranti antigovernativi. Uno dei blindati spara con il cannone ad acqua, circondato dalla folla, poi avanza, investendo almeno un dimostrante, rimasto a terra. Un altro blindato ha fatto la stessa cosa poco distante.

Il contromessaggio di Maduro: ufficiali mi hanno espresso lealtà

Il presidente venezuelano Nicolas Maduro (CHI È) ha invece dichiarato che tutti i comandanti militari del Paese gli "hanno espresso la loro totale lealtà", e ha chiesto "nervi d'acciaio" e una "mobilitazione popolare" per "assicurare la vittoria della pace" nel Paese. I comandanti di tutte le aree territoriali del Paese - ha detto - "mi hanno espresso la loro totale lealtà nei confronti del Popolo, della Costituzione e della Patria. Chiedo la massima mobilitazione popolare per assicurare la vittoria della Pace. Vinceremo", ha twittato. Anche il ministro dell’Informazione, Jorge Rodriguez, annuncia: “Informiamo il popolo del Venezuela che in questo momento stiamo affrontando e neutralizzando un ridotto gruppo di militari traditori che promuovono un colpo di Stato contro la Costituzione e la pace della Repubblica. A questo tentativo si è unita l'ultradestra golpista e assassina, che ha annunciato il suo piano violento da mesi. Chiamiamo il popolo alla massima allerta".

L’appello di Guaidó su Twitter

Su Twitter, Guaidó  ha scritto: “La gente del Venezuela ha iniziato la fine dell'usurpazione. In questo momento incontro le principali unità militari delle nostre forze armate che iniziano la fase finale dell'Operazione Libertà”. L’autoproclamato presidente, avversario politico di Nicolas Maduro, ha poi annunciato che “le forze armate nazionali hanno preso la decisione giusta, hanno il sostegno del popolo venezuelano, con l'approvazione della nostra Costituzione, con la garanzia di essere dalla parte giusta della storia. Per dispiegare le forze per raggiungere la cessazione dell'usurpazione”. Guaidó ha poi ribadito: “Abbiamo parlato con i nostri alleati nella comunità internazionale e abbiamo il loro forte sostegno per questo irreversibile processo di cambiamento nel nostro Paese. L'Operazione Libertà è iniziata e resisteremo fino a raggiungere un Venezuela libero".

Madrid: "Non appoggeremo un colpo di Stato"

"Non appoggeremo un colpo di Stato in Venezuela". La posizione di Madrid, tra i primi Paesi a riconoscere Juan Guaidò come presidente ad interim, è chiara. Di fronte all'appello del leader dell'opposizione venezuelano ad una rivolta delle forze armate, il governo spagnolo invita ad "evitare uno spargimento di sangue". "Sosteniamo un processo democratico pacifico" e chiediamo "l'immediata convocazione delle elezioni", ha detto la portavoce di Pedro Sanchez, Isabel Celaa. Anche la Russia si schiera contro, il ministero degli Esteri accusa l'opposizione venezuelana di "fomentare il conflitto" e dichiara che "i problemi che affronta il Venezuela devono essere risolti mediante un processo negoziale responsabile e senza precondizioni". La Russia, alleata di Maduro, condanna l'opposizione per "aver di nuovo fatto ricorso ai metodi del confronto" diretto. E Mosca condanna "ogni azione contraria alla legalità" e "ispirata da ingerenze esterne".

Stati Uniti a favore dell'operazione

Al contrario, gli Stati Uniti si sono dichiarati del tutto a favore dell'Operazione Libertà di Guaidò. "Sto monitorando molto da vicino la situazione in Venezuela. Gli Usa stanno col popolo venezuelano e la sua liberta'", ha twittato Donald Trump. Messaggio simile è stato twittato dal segretario di stato Mike Pompeo: "La democrazia non può essere sconfitta". "L'esercito - ha scritto su Twitter anche il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca John Bolton - deve proteggere la costituzione e il popolo. Deve stare dalla parte dell'assemblea nazionale e delle legittime istituzioni contro chi usurpa la democrazia". L'Onu esprime preoccupazione, il segretario generale Antonio Guterres sta "seguendo da vicino gli ultimi sviluppi in Venezuela e sollecita tutte le parti alla massima moderazione" e lancia loro un appello ad "evitare qualsiasi atto di violenza e adottare azioni immediate per riportare la calma".

Salvini e M5s su posizioni diverse

Reazioni politiche sono arrivate anche dall’Italia. Le due anime della maggioranza di governo sono divise sul tema, come già accaduto in passato. Matteo Salvini, leader della Lega dice: "Ci auguriamo una soluzione pacifica e non violenta che porti a libere elezioni e all'allontanamento del dittatore Maduro che sta affamando, incarcerando e torturando il suo popolo. Sono vicino al popolo venezuelano, all'assemblea nazionale e al suo presidente Guaidò”. I senatori M5s della Commissione Esteri del Senato hanno invece detto: "Esprimiamo profonda preoccupazione per il rischio di una deriva violenta della crisi politica che, come più volte auspicato dal Governo italiano e appena ribadito dalla Ue, va risolta con il dialogo e con la convocazione di nuove elezioni. La futura leadership politica deve essere legittimata da un libero processo democratico, non imposta con la forza per mezzo di un golpe militare sostenuto dall'esterno, come accadeva negli anni più bui della storia dell'America Latina".

Data ultima modifica 30 aprile 2019 ore 20:39

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