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Russiagate, l'ex capo Fbi McCabe: "Valutammo la rimozione di Trump"

I titoli di Sky TG24 delle 18 del 14/02/2019

3' di lettura

L'ex capo ad interim dell'Fbi ha confermato che dopo il licenziamento di James Comey ci furono incontri al dipartimento di giustizia per discutere la possibilità di rimuovere il presidente. Intanto, Manafort avrebbe mentito ai giudici, rompendo patto di collaborazione

L'ex responsabile della campagna presidenziale di Donald Trump, Paul Manafort, ha "intenzionalmente mentito" e reso "false dichiarazioni" all'Fbi, al procuratore speciale Robert Mueller e al gran giurì dopo essersi impegnato a cooperare sul fronte del Russiagate. Lo ha stabilito un giudice federale. Manafort, secondo il giudice ha rotto il patto di collaborazione con il quale si era impegnato e il procuratore Mueller non è più vincolato a proporre una riduzione della pena. Nel frattempo, nell'anticipazione di una intervista alla Cbs, l'ex capo ad interim dell'Fbi Andre McCabe ha confermato che dopo il licenziamento del capo del Bureau James Comey ci furono incontri al dipartimento di giustizia per discutere la possibilità di rimuovere Donald Trump in base al 25esimo emendamento della costituzione (incapacità di esercitare i poteri e i doveri del suo ufficio, ndr). McCabe ha inoltre confermato che aprì un'inchiesta sul presidente per ostruzione della giustizia e collusione con Mosca dopo che Trump licenziò Comey. Infine, McCabe ha riferito che l'allora vice attorney general Rod Rosenstein pensava di registrare segretamente il presidente.

L'Fbi contro Trump

A parlare delle intenzioni di Rosenstein era stato lo scorso settembre il New York Times ma lui aveva negato. Secondo la Cbs, gli eventi si verificarono negli otto giorni tra il siluramento di Comey e la nomina del procuratore speciale Robert Mueller per condurre le indagini sul Russiagate. Nel giugno 2017, nella sua testimonianza al Senato, Comey sostenne che in un incontro con Trump percepì le parole del presidente come un invito a lasciare cadere le indagini sull'ex consigliere per la sicurezza nazionale, Michael Flynn. Di tutto questo McCabe ha scritto in un libro che verrà messo in vendita la prossima settimana. Il titolo è: "Come l'Fbi protegge l'America nell'età del terrore e di Trump".

I contatti con la presunta spia russa Kilimnik

Sul fronte dell'ex responsabile della campagna presidenziale, Paul Manafort (attualmente ai domiciliari), il giudice federale ha stabilito che Manafort ha mentito sui suoi contatti con Konstantin Kilimnik, suo ex partner d'affari e politico che si ritiene abbia legami con l'intelligence russa. La sentenza si riferisce in parte a un incontro tra Manafort e Kilimnik in un locale di Manhattan il 2 agosto 2016. Manafort avrebbe mentito anche sui pagamenti a uno studio legale oggetto delle indagini. Inoltre, secondo quanto dichiarato dal giudice, avrebbe mentito lo scorso 5 ottobre su questioni relative ad un'altra indagine del dipartimento di Giustizia Usa.

La collaborazione col procuratore Mueller

Manafort, cercando uno sconto di pena, aveva deciso di collaborare con Mueller, procuratore speciale sul Russiagate, dichiarandosi colpevole di due reati: cospirazione contro gli Stati Uniti e ostruzione alla giustizia. Manafort era stato giudicato colpevole per almeno altri 8 capi di accusa lo scorso 21 agosto, compresa la frode fiscale e finanziaria. Il processo è nato dalle indagini del procuratore speciale Mueller sul Russiagate, ovvero sulle presunte collusioni tra la campagna elettorale di Trump e il Cremlino.

Data ultima modifica 14 febbraio 2019 ore 17:19

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