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Venezuela, Nicolas Maduro ha giurato come presidente ma cresce l'isolamento internazionale

4' di lettura

La cerimonia di insediamento si è svolta all'interno del Tribunale supremo di giustizia e non come prassi in Parlamento, unica istituzione controllata dall'opposizione. Gli Stati Uniti hanno assicurato che aumenteranno la pressione sul "regime corrotto"

Nicolas Maduro, sfidando il parere contrario di gran parte della comunità internazionale, ha prestato giuramento per un secondo mandato da presidente del Venezuela. La cerimonia si è svolta all'interno del Tribunale supremo di giustizia in un clima di tensione e alla presenza di soli cinque capi di Stato a fronte delle oltre cento delegazioni straniere invitate. Intanto l'Organizzazione degli Stati americani ha annunciato che non riconoscerà Maduro e ha chiesto nuove elezioni "al più presto" mentre gli Stati Uniti hanno assicurato che aumenteranno la pressione sul "regime corrotto". Contraria anche l'Unione Europea che ha definito il nuovo mandato "privo di basi democratiche".

Venezuela "al centro di una guerra mondiale scatenata dagli Usa"

Le accuse di illegittimità sono state seccamente rimandate al mittente da Maduro che ha accusato la comunità internazionale, e gli Stati Uniti in particolare, di promuovere un golpe ai suoi danni. Per il 56enne ex conducente di autobus e sindacalista, infatti, il Venezuela sarebbe "al centro di una guerra mondiale scatenata dall'Imperialismo americano e dei suoi Paesi satelliti". Ostilità che il presidente non ha risparmiato nemmeno all'Unione europea, rea di aver disertato la cerimonia di insediamento. "Basta con le aggressioni nei confronti del Venezuela, Ue!" ha dichiarato il presidente che, rivolgendosi alla "vecchia oligarchia europea", ha lanciato il monito: "Rispetta il Venezuela una volta per tutte, o un giorno la storia sarà testimone dei tuoi errori".

Maduro: "Presidenza legittima"

Diversamente da quanto previsto dalla Costituzione, la cerimonia di insediamento non si è svolta in Parlamento, unica istituzione controllata dall'opposizione, ma all'interno del Tribunale supremo. Opzione che Maduro ha difeso, ricordando come il testo costituzionale preveda che il giuramento possa essere tenuto davanti al Tribunale supremo nel caso in cui non fosse possibile farlo di fronte all'Assemblea nazionale. Il leader ha ricevuto la fascia presidenziale dalle mani del presidente dell'istituzione, Maikel Moreno, e ha giurato "a nome del popolo, per i nostri antenati, per il Libertador Simon Bolivar, per il presidente Hugo Chavez", per "costruire il socialismo del Secolo XXI", per "Dio Onnipotente, e per la mia stessa vita". Durante il discorso di insediamento ha dichiarato di aver "rispettato la Costituzione per prendere le redini della nostra Patria e portarla verso un destino migliore, con la Costituzione, la democrazia ed il popolo" ed ha ricordato che "in 19 anni si sono svolte in Venezuela 25 elezioni, di cui noi ne abbiamo vinte 23". Il mandato presidenziale nel Paese sudamericano dura sei anni, quindi Maduro rimarrà in carica fino al 2025.

Presenti i rappresentanti di Cina, Russia e Turchia

Alla cerimonia hanno assistito solo una minima parte delle delegazioni straniere che erano state invitate a Caracas. Tra queste i presidenti di Bolivia, Nicaragua, Cuba, El Salvador e Ossezia del Sud (non riconosciuta dall'Onu), oltre al vicepresidente Turco, e i delegati di Russia e Cina.

Le critiche della comunità internazionale

A seguito dell'insediamento, il consigliere della Casa Bianca per la sicurezza nazionale, John Bolton, su Twitter ha ricordato che "Gli Usa non riconosceranno l'investitura illegittima della dittatura di Maduro e continueranno ad aumentare la pressione – anche attraverso sanzioni finanziarie nei confronti di personalità e aziende (ndr.) -  su questo regime corrotto, a sostenere l'assemblea nazionale democratica e a chiedere la libertà e la democrazia in Venezuela". Sulla stessa linea l'Unione europea che, attraverso l'alto rappresentate Ue Federica Mogherini, "si rammarica profondamente che la richiesta di nuove elezioni presidenziali in linea con gli standard democratici internazionalmente riconosciuti e con l'ordine costituzionale venezuelano è stata ignorata, e che il presidente Maduro comincia oggi un nuovo mandato sulla base di elezioni non democratiche". Fortemente critici nei confronti di Maduro anche i Paesi del Gruppo di Lima, costituito nel 2017 da nazioni dell'America latina e del Canada e L'Organizzazione degli stati americani (Osa). Quest'ultima, nello specifico, ha approvato una risoluzione che "non riconosce la legittimità" del governo Maduro e chiede nuove elezioni "in tempi brevi" alla presenza di osservatori internazionali.

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