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Birmania, confermata condanna a 7 anni per i due giornalisti Reuters

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Un tribunale birmano ha respinto il ricorso dei reporter, accusati di possesso illegale di documenti riservati. I due erano già stati condannati lo scorso settembre. Nel 2017 avevano denunciato la repressione contro i Rohingya a Rakhine

Confermata in appello la condanna a 7 anni di carcere per i due giornalisti dell'agenzia Reuters accusati di "attentato alla sicurezza dello Stato", per un'inchiesta sui massacri dei musulmani Rohingya (CHI SONO) perpetrati dall'esercito birmano. Un tribunale birmano ha respinto il ricorso di Wa Lone, 32 anni, e Kyaw Soe Oo, 28 anni, colpevoli di possesso illegale di documenti riservati. I due erano già stati condannati nel settembre del 2018.

Confermata la condanna a sette anni per i due giornalisti

"Il verdetto che è stato emesso in prima istanza non è sbagliato ed è stato in conformità con le leggi in vigore", ha affermato il giudice Aung Naing dell'Alta corte di giustizia della regione di Rangoon. "Così abbiamo deciso di respingere il loro appello", ha aggiunto. Il giudice ha poi spiegato che gli avvocati dei due giornalisti non hanno fornito sufficienti prove per dimostrare la loro innocenza. Ora i legali potranno però fare appello alla Corte Suprema. 

L'inchiesta su un massacro contro la minoranza Rohingya

Nello specifico, Wa Lone e Kyaw Soe Oo sono stati riconosciuti colpevoli di violazione della legge sui segreti di Stato, reato che risale al codice del periodo coloniale. Sono accusati di essersi procurati i documenti sulle operazioni delle forze di sicurezza birmane nel Rakhine, regione Nord-occidentale di Myanmar, teatro di atrocità contro la minoranza musulmana Rohingya. Al momento del loro arresto, nel dicembre 2017, stavano indagando su un massacro a Inn Din, un villaggio nel Nord di Rakhine. Da allora, l'esercito ha riconosciuto che un massacro è avvenuto a 2017 e sette soldati sono stati condannati a dieci anni di prigione.

Le tensioni in Birmania

Questo secondo processo e la condanna dei giornalisti potrebbe ulteriormente aggravare le forti tensioni che già sono presenti tra la comunità internazionale e Myanmar, dove i militari, al potere da decenni, continuano a pesare in molti settori, nonostante l'avvento al potere nel 2016 del governo civile di Aung San Suu Kyi

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