Cinque anni fa l'attentato alla maratona, Boston ricorda le vittime

"Boston strong", lo slogan che accompagna la città dopo l'attentato (foto Getty)
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Il 15 aprile 2013 l'attacco nella capitale del Massachussetts causò 3 vittime e 264 feriti durante la tradizionale corsa cittadina. Da allora la resistenza della città statunitense è testimoniata dallo slogan "Boston strong", scelto dopo l'attacco dei fratelli Tsarnaev

Sono passati cinque anni dall'attentato alla maratona di Boston. Il 15 aprile del 2013, due bombe esplosero vicino al traguardo della 117esima edizione dell'evento, una tradizione della capitale del Massachussetts e una delle corse più importanti al mondo. Erano le ore 14.49 a Boston, le 20.49 in Italia. Le vittime furono tre: la statunitense Krystle Marie Campbell, 29 anni, la cinese Lu Lingzi, 23 anni, e Martin William Richard, statunitense di 8 anni. Oltre ai tre morti ci furono 264 feriti, e diversi di loro subirono amputazioni. Le due bombe scoppiarono a una distanza di 170 metri l'una dall'altra nella famosa e affollata Boylston Street, con un intervallo di 12 secondi tra le due esplosioni. Il cronometro dei giudici posizionati sul traguardo segnava il tempo di 4 ore, 9 minuti, e 43 secondi al momento della prima esplosione. I primi a tagliare il traguardo erano giunti alla meta circa due ore prima. Pochi giorni dopo i responsabili furono identificati in Tamerlan e Dzhokhar Tsarnaev, due fratelli di origine cecena. Il primo fu ucciso in uno scontro a fuoco con la polizia, il secondo arrestato e condannato a morte, ma per il processo di appello potrebbero volerci anni. Dal 2013, ogni anno Boston ricorda le vittime e celebra la resilienza della propria comunità con iniziative benefiche e a sfondo sociale, con il motto "Boston strong".

Il momento dell'esplosione in un video del Boston Globe

Gli ordigni

Le bombe, di fattura artigianale, consistevano in due pentole a pressione piene di polvere da sparo, bulloni, chiodi e pezzi di ferro. Furono nascoste confondendole nella spazzatura, dentro zainetti o borsoni. Il loro effetto, raccontarono i medici, fu devastante. Diverse persone subirono amputazioni alle gambe e dai corpi delle tantissime persone colpite furono estratti decine di chiodi e schegge di metallo.

L'esplosione all'arrivo della maratona (foto LaPresse)

L’identificazione dei responsabili

Il 18 aprile, tre giorni dopo l’attentato, iniziò la caccia ai responsabili, identificati dall’Fbi. Vennero diffusi i nomi e le foto di Dzhokhar e Tamerlan Tsarnaev, due fratelli di origine cecena, che all’epoca avevano rispettivamente 20 e 26 anni. Durante la loro fuga, i due uccisero in uno scontro a fuoco l’agente di polizia Sean Collier. Tamerlan morì in una sparatoria con la polizia.

La condanna a morte di Dzhokhar Tsarnaev

Anche Dzhokhar Tsarnaev rimase gravemente ferito nello stesso scontro a fuoco con la polizia in cui era stato ucciso il fratello. Il giorno dopo fu trovato e arrestato. Tsarnaev venne processato e nel 2015 condannato a morte: fu giudicato colpevole di tutti i 30 capi d’accusa. Tra i giudici prevalsero le aggravanti sulle attenuanti come l'essersi dichiarato colpevole, la giovane età e l’assenza di precedenti penali. La premeditazione e la pianificazione dell'attacco, l'efferatezza del crimine, l'uso di armi di distruzione di massa, l'aver causato la morte di un bimbo innocente, l'aver preso di mira un evento sportivo iconico come la maratona più antica della storia degli Stati Uniti, convinsero i giudici a condannarlo alla pena capitale. Dopo la lettura della sentenza, Dzhokhar Tsarnaev si è scusato con le vittime e i sopravvissuti e le loro famiglie. Durante il processo non aveva mai parlato. “Mi dispiace per le vite che ho distrutto - disse - per la sofferenza che vi ho causato, per il danno che vi ho provocato, un danno irreparabile. Prego per il vostro conforto, per la vostra guarigione”. Non è certo se Dzhokhar Tsarnaev verrà giustiziato: ha fatto appello e il suo caso deve passare attraverso procedure che potrebbero durare diversi anni, come ricorda il Washington Post. Al momento è detenuto nel carcere di massima sicurezza a Florence, in Colorado.

Dzhokhar Tsarnaev durante il processo (foto Ansa)

Le motivazioni dell’attentato

Il movente della strage è stato ricondotto alla radicalizzazione di matrice islamica dei fratelli Tsarnaev. Come spiega l’Osservatorio sulla politica internazionale dell’università Luiss di Roma, il fratello maggiore Tamerlan aveva iniziato ad interessarsi all’Islam radicale intorno al 2009 e nel 2011 le autorità russe segnalarono ai servizi segreti americani che Tamerlan era divenuto un soggetto radicale. Ma il caso venne chiuso dopo che l’Fbi, che chiese informazioni più dettagliate al Cremlino, non ricevette ulteriori informazioni. Nel 2012 Tamerlan si recò in Russia spostandosi tra la Cecenia e il Daghestan. Al suo ritorno negli Usa portò il fratello minore sulla strada della radicalizzazione e lo convinse a compiere un attentato. Dopo l’arresto, Dzhokhar spiegò all’FBI che lui e il fratello avevano deciso di organizzare gli attacchi per colpire gli Stati Uniti, in parte per il loro impegno militare in Iraq e in Afghanistan e soprattutto perché, secondo loro, gli Stati Uniti stavano portando avanti una “cospirazione contro i musulmani”.

La resilienza di Boston

Da allora, il 15 aprile è diventato per la capitale del Massachusetts il “One Boston Day“: il giorno in cui si ricordano i morti e i feriti dell'attentato. “Il 15 aprile sarà per sempre un giorno che rappresenta la resilienza dello spirito umano, e spero che tutti lascino un segno in questa giornata che mostra il meglio della nostra città e della sua gente”, ha detto il sindaco di Boston Martin Walsh presentando le iniziative per il quinto anniversario della tragedia. La città organizzerà, come ogni anno dal 2014, iniziative benefiche e “buone azioni”: donazioni di sangue, di abbigliamento per le persone in difficoltà, l’omaggio ai veterani della città e diverse attività a sfondo sociale.

"Boston strong"

Tutte le azioni intraprese per commemorare i tragici eventi del 2013 sono nel segno di “Boston strong”, lo slogan scelto dai bostoniani per celebrare la capacità della città di ripartire. Si tratta di un motto ideale per una città che ha scelto di esorcizzare la paura per il terrorismo semplicemente cercando di non far scomparire quella ferita. L’attentato è ricordato in ogni vetrina, in ogni angolo della città, o più semplicemente con una bandiera o una t-shirt che dice: “Boston stay strong”, non mollare. Nei giardini di Boylston Street, a pochi passi dalla linea d'arrivo della maratona che il 15 aprile 2013 fu teatro della tragedia, Boston ha scelto di ricordare le vittime con un memoriale. Un luogo di ricordo e di contemplazione, decorato da bandiere, scarpe da corsa, doni lasciati dai passanti e da chi si è recato a Boston per rendere omaggio alla città ferita.

Scarpe da corsa in omaggio alle vittime sul luogo del memoriale dell'attentato (foto Getty)

I film e i documentari sull'attentato

Dagli eventi dell'attentato sono stati tratti due film e un documentario. "Boston - Caccia all'uomo" (titolo originale "Patriots Day") racconta la storia vera dell'agente Tommy Saunders, presente al momento delle esplosioni, che parteciò alla caccia all'uomo per catturare i responsabili. Saunders è interpretato da Mark Wahlberg. Jake Gyllenhaal interpreta invece Jeff Bauman in "Stronger", di prossima uscita in Italia. La storia di Bauman è una di quelle che più hanno colpito l'opinione pubblica americana. L'uomo venne ritratto in una delle foto più famose di quell’attentato: lo si vedeva mentre veniva soccorso da Carlos Arredondo, un 53enne del Costa Rica naturalizzato statunitense. Bauman perse entrambe le gambe. Per la sua vicinanza al punto in cui esplosero le bombe ebbe un importante ruolo nell’aiutare la polizia ad avere informazioni sugli spostamenti dei fratelli Tsarnaev prima dell’attentato. Per gli Stati Uniti e tutto il mondo è diventato un simbolo di positività e resilienza.

Jeff Bauman, sopravvissuto all'attentato, insieme a Jake Gyllenhaal che lo interpreta in "Stronger"

"Marathon" è invece un documentario che racconta la vicenda attraverso le voci di chi ha vissuto l'esperienza in prima persona e da quel giorno ha visto la propria vita cambiare per sempre. Il docufilm, disponibile anche su Sky On Demand, parte dagli eventi del 15 aprile 2013 fino alla condanna alla pena di morte di Dzhokhar Tsarnaev, ed è stato realizzato da Hbo con la collaborazione del Boston Globe, il quotidiano che vinse un premio Pulitzer per la sua copertura dell'attentato.

il documentario "Marathon" - attentato a Boston

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