Iran, ancora scontri: 13 vittime. Rohani: "Uniti contro i violenti"

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Proseguono le manifestazioni antigovernative, contro il carovita e la corruzione. Vittime tra Teheran, Izeh e Arak. Circa 400 le persone arrestate. Oscurati i social. Il presidente: "Sono piccolo gruppo che grida slogan e insulta la religione islamica"

Non basta l'appello alla calma da parte del presidente iraniano Hassan Rohani. Le proteste antigovernative, contro il carovita e contro la corruzione del regime proseguono. Nella serata di lunedì 1 gennaio, il bilancio delle vittime è salito a 13. Un poliziotto è stato ucciso e altri tre feriti da un uomo con un fucile da caccia nella città di Najafabad, a circa 300 km a sud di Teheran. Lo riporta l'agenzia semiufficiale Mehr. Quattrocento gli arresti tra Teheran, Izeh e Arak dove 12 agenti di polizia sono rimasti feriti negli attacchi all'ufficio del governatorato della stessa città. Tra le persone fermate anche la ragazza che agitando il velo è diventata uno dei simboli delle proteste (FOTO). Il presidente Rohani: "Uniti contro un piccolo gruppo che grida slogan illegali, insulta la religione e i valori della rivoluzione islamica".

Bloccati i social

Negli scontri dei giorni scorsi almeno due persone sono morte a Doroud, nel Lorestan. Sei le vittime secondo altre fonti, non ufficiali. Nella sola Teheran inoltre sono stati arrestati 200 manifestanti, alcuni dei quali già rilasciati, e una quarantina di leader della protesta, accusati di aver organizzato "manifestazioni illegali" e di aver danneggiato proprietà pubbliche, ha reso noto il vicegovernatore della capitale Nasser Bakht. E proprio per evitare i raduni di strada le autorità hanno bloccato, anche se "solo temporaneamente", l'accesso ai social netowrk, in particolare Telegram e Instagram.

L'appello all'unità di Rohani

Il presidente iraniano Hassan Rohani, incontrando un gruppo di parlamentari, ha lanciato un appello all'unità tra "governo, parlamento, giustizia e esercito" per tutelare gli "interessi nazionali" contro un "piccolo gruppo che grida slogan illegali, insulta la religione e i valori della rivoluzione islamica". "Ora - ha detto - dobbiamo concentrarci sull'importanza del sistema, della rivoluzione, degli interessi nazionali, della sicurezza e della stabilità della regione". La situazione dell'economia iraniana, ha proseguito il presidente, "è migliore rispetto al livello medio mondiale e la crescita economica del paese si è attestata al 6% nella prima metà dell'anno iraniano, ma ciò non significa che tutti i problemi siano stati risolti. Per far ciò ci vuole tempo". Rohani ha poi ricordato che il governo ha creato 700.000 posti di lavoro, ma, ha aggiunto, "accettiamo le critiche contro l'attuale alto tasso di disoccupazione".

Rohani: "Usa non sopporta successo dell'Iran"

Rohani ha anche attaccato gli Stati Uniti, il cui presidente Donald Trump oggi ha scritto su Twitter: "L'Iran sta fallendo su tutti fronti nonostante il terribile accordo fatto con loro dall'amministrazione Obama. Il grande popolo iraniano è stato represso per troppi anni Hanno fame di cibo e libertà. La salute e i diritti umani dell'Iran sono stati saccheggiati". "Gli americani sono arrabbiati perché i loro tentativi contro" l'accordo sul nucleare "sono falliti di fronte alla resistenza internazionale - ha replicato il presidente iraniano - Inoltre non possono sopportare il successo dell'Iran nella lotta al terrorismo e nel rafforzamento della stabilità regionale, specialmente in Siria, Iraq e Libano. Quindi è chiaro che tramano contro l'Iran ".

Rohani contro Trump

Rohani era già intervenuto nella serata del 31: "Il popolo iraniano è libero di manifestare", basta che le proteste "siano autorizzate e legali" e che non si trasformino in violenza. "Una cosa è la critica - aveva detto - un'altra la violenza e la distruzione della proprietà pubblica". Pur attaccando il presidente americano Trump per le sue "interferenze" e il sostegno su Twitter agli iraniani in piazza, Rohani aveva riconosciuto tuttavia che il popolo non è solo preoccupato per motivi economici, ma anche "per la corruzione e la trasparenza".

La ragazze che sventola l'hijab diventa un simbolo

Simbolo delle proteste è diventata una ragazza iraniana che sventola il suo hijab bianco nel mezzo di una strada affollata. La donna, spiega la pagina Facebook My Stealthy Freedom di Masih Alinejad, attivista che si batte contro l'obbligo dell'hijab, partecipava alla campagna WhiteWednesdays ed è stata arrestata mercoledì scorso. Ma la sua sfida a Teheran, ripresa in un video amatoriale che ha già fatto il giro del web, non si è fermata: sempre secondo My Stealthy Freedom dal 27 dicembre, giorno del suo arresto, è comparso almeno un altro video di un'altra donna scoperta che sventola il suo hijab in strada. Le proteste contro l'hijab coincidono con l'annuncio delle autorità secondo cui le donne che non indossano il velo in pubblico non saranno più soggette all'arresto, ma dovranno frequentare corsi sull'Islam.

Le ragioni della protesta

La protesta è partita giovedì 28 dicembre dalla città nord-orientale di Mashaad e l'indomani si è estesa in diverse città, compresa la capitale Teheran. Secondo la premio Nobel per la pace, l'avvocatessa iraniana Shirin Ebadi, la protesta iniziata per il malcontento rispetto al carovita e all'impegno militare all'estero dalla Siria al Libano fino allo Yemen, potrebbe presto assumere connotati analoghi all'"onda verde" del 2009, quando si diffuse la contestazione popolare contro la rielezione del presidente ultraconservatore Mahmoud Ahmadinejad. Anche allora la repressione fu particolarmente dura. La fine delle sanzioni, dopo l'accordo sul nucleare del 2015, nonostante la recente marcia indietro di Trump, non sembra aver determinato una ripresa nel tenore di vita della popolazione, anche in ragione dell'aumento delle spese militari. Il malcontento per il ferreo controllo del regime su tutti gli aspetti della vita sociale è particolarmente diffuso tra i giovani.

Data ultima modifica 02 gennaio 2018 ore 07:00

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