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Russiagate, Trump: "Licenziato Flynn perché ha mentito all'Fbi"

2' di lettura

Il presidente Usa, incontrando i giornalisti prima di partire per New York, ha dichiarato anche di non temere quello che il consigliere per la sicurezza nazionale potrebbe dire al procuratore speciale. Smentiti i collegamenti con Mosca

Donald Trump ha smentito di essere preoccupato per quello che Michael Flynn potrebbe dire al procuratore speciale per il Russiagate. Con un secco "no" il presidente degli Stati Uniti ha risposto ai cronisti che gli chiedevano se avesse timori all’interno della South Lawn della Casa Bianca prima di lasciare l’edificio per recarsi a New York, dove nelle prossime ore parteciperà a tre eventi di raccolta fondi per i repubblicani. Durante il breve incontro con i giornalisti Trump ha anche ribadito che "non c’è assolutamente collusione" con la Russia.

"Perché ho licenziato Flynn"

Trump è poi tornato sull'argomento con un tweet. "Ho dovuto licenziare il generale Flynn - scrive - perché ha mentito al vicepresidente e all'Fbi. Ed è stato lui stesso a dichiararsi colpevole di queste menzogne". Un atteggiamento che Trump definisce "vergognoso" perché le azioni taciuti durante la transizione "erano legali. Non c'era nulla da nascondere". Flynn ha ammesso di aver mentito all'Fbi in due circostanze. Ha omesso di aver fatto pressioni su un diplomatico russo perché Mosca sostenesse Usa e Israele nell'affossare una risoluzione in cui l'Onu condannava gli insediamenti in territorio palestinese. Nella seconda occasione avrebbe discusso con l'ambasciatore russo nel tentativo di evitare un deterioramente dei rapporti con il Cremplino in seguito alle sanzione imposte dall'amministrazione Obama.  

Rischia anche il vice presidente Pence

La dichiarazione di colpevolezza di Michael Flynn, che ha preso alla sprovvista la Casa Bianca, potrebbe far rientrare nelle indagini sul Russiagate anche la seconda carica dello Stato, il vice presidente Mike Pence. Secondo numerose indiscrezioni, infatti, il consigliere per la sicurezza nazionale del Presidente avrebbe compromesso l'intero "transition team" di Donald Trump, guidato proprio da Pence. Se questa ipotesi dovesse essere verificata e il vertice dell’amministrazione dovesse essere giudicato colpevole, la guida transitoria del Paese spetterebbe alla terza carica dello stato, lo speaker della camera Paul Ryan. 

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