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Zimbabwe, Mugabe a rischio impeachment dopo espulsione da partito

Manifestanti in Zimbabwe chiedono le dimissioni del presidente Mugabe (foto: Getty Images)
3' di lettura

Zanu-PF ha lanciato l'ultimatum al presidente: se non dovesse dimettersi, scatterà l'incriminazione in Parlamento

Dopo l’espulsione dal partito di governo, per il presidente 93enne dello Zimbabwe, Robert Mugabe, agli arresti domiciliari da cinque giorni, è arrivato anche l’ultimatum da parte del partito stesso: se non dovesse dimettersi entro il 20 novembre a mezzogiorno, scatterà l’impeachment. Mugabe è stato sostituito alla leadership del Zanu-PF da Emmerson Mnangagwa, il vice che Mugabe aveva deposto la scorsa settimana, con l’idea di lasciare la propria eredità politica alla moglie Grace.

Mugabe rischia incriminazione in Parlamento

Il partito al potere in Zimbabwe, lo Zanu-PF, attraverso le parole del suo portavoce, Simon Khaye Moyo, ha intimato al deposto leader Robert Mugabe di dimettersi dalla carica di presidente, pena l’incriminazione in Parlamento. Mugabe, la scorsa settimana, aveva deposto il vice-presidente dello Zanu-PF, Emmerson Mnangagwa, che ora invece lo ha sostituito alla leadership del partito. L’ambizione del presidente 93enne sarebbe stata quella di lasciare in eredità la propria carica alla moglie Grace. Ipotesi, quest’ultima, scongiurata dal partito di governo che, sempre tramite il suo portavoce, ha comunicato che anche Grace Mugabe sarebbe nella lista delle persone che verranno espulse dal partito. Il presidente Mugabe è agli arresti domiciliari da cinque giorni, a seguito dell’incruento golpe dei militari e dopo una parabola al governo iniziata nel 1980, la sua presidenza sembra davvero essere giunta alla conclusione.

La parabola del presidente a rischio impeachment

Robert Mugabe, il presidente più anziano del mondo, è salito al potere in Zimbabwe nel lontano 1980, ma ora, dopo 37 anni di governo, è agli arresti domiciliari, con la moglie Grace, alla quale avrebbe voluto lasciare il ‘trono’, probabilmente in fuga verso la Namibia. Mugabe ha controllato il Paese con la violenza. Nel 1987, infatti, dopo aver assunto la presidenza,  ha abolito il ruolo di primo ministro e ha portato le due principali fazioni del partito a unirsi sotto lo stesso vessillo. Riconfermato presidente nel 1990 e nel 1996, nel 2000 dà il via alla riforma agraria nel tentativo di risollevare l’economia del Paese e aggregare consenso intorno alla sua presidenza. Espropria le tenute dei bianchi, proprietari della maggioranza dei terreni coltivabili. Circa 4.500 proprietari di terre sono costretti a lasciare il paese: le aree rurali finiscono nelle mani dei fedelissimi di Mugabe o scelti da lui. Unione europea e Stati Uniti impongono le sanzioni, dando un colpo pesantissimo all’economia dello Zimbabwe.

L'abolizione del limite dei quattro mandati

Nel 2007, con una modifica della Costituzione, Mugabe abolisce il limite dei quattro mandati presidenziali. Si candida quindi di nuovo nel 2008 e nel 2013, vincendo in entrambi i casi. Le condizioni di salute del presidente vanno peggiorando e per questo Mugabe pensa alla moglie Grace, di 41 anni più giovane, per la successione. Gli ostacoli alla presidenza della donna hanno due nomi. Sono gli altri due possibili successori, entrambi vicepresidenti: tre anni fa Joice Mujuru, oggi Emmerson Mnangagwa, che potrebbe essere dietro l'attuale golpe e che è il nuovo leader del partito di governo.

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