Assange conferma contatti con una società della campagna di Trump

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Il fondatore di Wikileaks ha scritto su Twitter di essere stato avvicinato dalla Cambridge Analytica ma di aver rifiutato la possibile collaborazione. L'obiettivo sarebbe stato quello di accedere alle email di Hillary Clinton

Julian Assange, il fondatore di Wikileaks, ha confermato le indiscrezioni secondo le quali una società di raccolta dati che era impegnata nella campagna per l'elezione di Donald Trump alla Casa Bianca avrebbe contattato la sua organizzazione. "Confermo - ha scritto Assange su Twitter - una richiesta di contatto da parte della Cambridge Analytica (prima del novembre dello scorso anno) e confermo che è stata respinta da Wikileaks". Il giornalista e attivista australiano, che da cinque anni si trova nell'ambasciata ecuadoriana di Londra, è uscito allo scoperto dopo che il sito d'informazione The Daily Beast aveva parlato di una connessione tra il fondatore di Wikileaks e il Ceo della Cambridge Analytica, Alexander Nix, per riuscire ad accedere alle email dell'account privato di Hillary Clinton.

Le email sottratte

L’ammissione di un contatto tra Assange e una delle società satelliti della campagna presidenziale di Trump, seppur non andato a buon fine, contribuisce ad alimentare i sospetti su una possibile collaborazione tra le due realtà. Dubbi che nascono nei mesi precedenti al voto, quando Wikileaks ha pubblicato prima le email sottratte all'organo direttivo del Partito Democratico, il Democratic National Committee, e poi la corrispondenza privata di John Podesta, il direttore della campagna della Clinton. Dopo una serie di indagini l’intelligence statunitense, in quest'ultima occasione, aveva sostenuto che le email fossero state hackerate da soggetti russi per poi essere passate all’organizzazzione di Assange che, per statuto, raccoglie in forma anonima e ripubblica documenti relativi a comportamenti eticamente scorretti o discutibili di governi o aziende.  

Proseguono le indagini per il Russiagate

Dallo scorso luglio il procuratore speciale, Robert Mueller, che guida l'inchiesta sul ruolo della Russia nelle elezioni del 2016, sta portando avanti un’indagine che include l'ipotesi che Donald Trump possa aver tentato di ostacolarela giustizia. Un’accusa dalla quale il presidente degli Stati Uniti si è difeso con veemenza. Intanto, però, nelle scorse settimane il team che indaga sulle possibili influenze russe, avrebbe ascoltato Cristopher Steele, un’ex spia britannica: quest’ultimo, secondo gli inquirenti, sarebbe l’autore di un dossier contenente informazioni compromettenti sui rapporti tra Trump e Mosca.

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