Fame nel mondo, in un decennio nessun miglioramento

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A Bangalore, in India, l'80% degli abitanti vive sotto la soglia di povertà
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Nella Giornata dell'alimentazione, ActionAid denuncia: "Si procede a passo di gambero". Erano 850 milioni le persone che soffrivano la fame nel 2000, sono 925 milioni oggi. Ancora molto lontano l'obiettivo Onu di dimezzare il numero entro il 2015

di Serenella Mattera

Anno 2000: 850 milioni. Anno 2010: 925 milioni. Il numero degli abitanti della Terra che soffrono la fame è aumentato. Ed è tutt'altro che incoraggiante il bilancio del decennio, nel giorno in cui si celebra la Giornata mondiale dell’Alimentazione. Quasi un miliardo di individui non hanno cibo a sufficienza. E cinque milioni di bambini ogni anno muoiono per malattie connesse alla sottoalimentazione: uno ogni sei secondi. Eppure il primo degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio assunti a settembre del 2000 dai 191 Stati membri dell’Onu, impegnava a ridurre della metà, tra il 1990 e il 2015, la percentuale di popolazione che vive in condizioni di povertà estrema (con meno di un dollaro al giorno) e che soffre la fame. Siamo dunque talmente in ritardo che la triste contabilità aumenta invece che diminuire. E “per raggiungere l’obiettivo i leader mondiale dovranno impegnarsi nei prossimi cinque anni a strappare dalla morsa della fame 100 milioni di persone l’anno”.

L’allarme viene lanciato da ActionAid, organizzazione indipendente impegnata nella lotta alle cause della povertà e dell’esclusione sociale. Nel suo rapporto internazionale Scorecard Report 2010, che valuta le politiche in tema di lotta alla fame, si legge tra l’altro: “Più il tempo passa, più il costo del non agire sarà alto, in termini umani, ma anche finanziari”. L’organizzazione infatti stima che la fame stia costando al Pil dei Paesi poveri 450 miliardi di dollari all’anno, più di dieci volte l’ammontare necessario per raggiungere l’obiettivo di sviluppo per il 2015. Ma sono i dati che mostrano l’incidenza “in termini umani” a indurre ad affermare che “il mondo sta procedendo a passo di gambero”: dieci anni fa gli affamati erano circa 850 milioni, mentre oggi, nonostante la Fao annunci un sensibile miglioramento rispetto all’anno scorso, c’è “un ritorno ai livelli precedenti la crisi alimentare del 2009”, con 925 milioni di persone che soffrono la fame.

"Il livello rimane inaccettabile, non possiamo rimanere indifferenti", ha detto ieri il direttore generale della Fao, Jacques Diouf. Ma per quale motivo la situazione peggiora anziché migliorare? ActionAid indica tre fattori: la crisi economica globale che ha avuto il suo picco nel 2009, i “cambiamenti climatici” (con periodi di siccità sempre più lunghi) e “l’espansione della produzione di biocarburanti” (“fare il pieno a una macchina con circa 95 litri di etanolo richiede l’utilizzo di oltre 2 quintali di mais, l’equivalente in calorie a quanto necessario per sfamare una persona per un anno”).

Il 98% delle persone che soffrono la fame vive in Paesi in via di sviluppo, soprattutto nell’Area sub-sahariana e nella regione che include Asia e Pacifico. E le previsioni dicono che nel 2020 circa il 50% della popolazione africana non avrà quasi più cibo per sfamarsi. Ma già oggi la malnutrizione è all’origine di più di un terzo delle morti infantili. E “se non si agisce in fretta, un milione in più di bambini potrebbe morire inutilmente tra oggi e il 2015”.

E l’Italia che fa? Il nostro Paese, segnala ActionAid, si colloca al 18esimo posto in una classifica tra i 22 Stati dell’OCSE per l’investimento complessivo in cooperazione allo sviluppo. Più in particolare, il rapporto Scorecard ricorda che l’anno scorso al G8 d’Abruzzo l’Italia ha promosso l’Aquila Food Initiative (22 miliardi di dollari in tutto da destinare alla sicurezza alimentare), in base al quale avrebbe dovuto stanziare 427 milioni in tre anni. Ma a un anno di distanza “si può affermare che l’Italia non ha ancora contribuito con nessun esborso aggiuntivo” a quel fondo.

E allora, anche per sensibilizzare l'opinione pubblica italiana sulla "gravità del problema fame", in occasione della Giornata dell’Alimentazione ActionAid lancia quest’anno “Operazione fame”, una campagna per il diritto al cibo (qui tutti i dettagli). Il ricavato finanzierà un progetto di sviluppo in India, dove l'ong lavora per garantire la sicurezza alimentare di comunità composte soprattutto da donne allontanate dalla famiglia per la loro sieropositività e da bambini sotto gli 11 anni orfani a causa dell’HIV.

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