Milano, bimbo morto dopo caduta dalle scale a scuola: bidella chiede di patteggiare

Lombardia

Il prossimo 3 dicembre il giudice, oltre a decidere se ammettere la richiesta della collaboratrice scolastica, terrà anche l'udienza preliminare a carico di due maestre accusate di concorso in omicidio colposo per la morte del piccolo che il 18 ottobre del 2019 precipitò nella tromba delle scale della scuola Pirelli e morì quattro giorni dopo per le ferite riportate

È stata fissata per il 3 dicembre l'udienza preliminare davanti al gup Elisabetta Meyer a carico di due maestre accusate di concorso in omicidio colposo per la morte del bimbo di quasi 6 anni che il 18 ottobre del 2019 precipitò nella tromba delle scale della scuola Pirelli, a Milano, e morì quattro giorni dopo per le ferite riportate. Il giudice dovrà anche decidere se accogliere la proposta di patteggiamento a un anno e 10 mesi da parte della bidella, avanzata dalla sua difesa in accordo con la Procura.

La morte del piccolo

Stando all'indagine del pm Maria Letizia Mocciaro e dell'aggiunto Tiziana Siciliano, il piccolo intorno alle 10 del mattino di più di un anno fa salì su una sedia girevole con rotelle, trovata sul pianerottolo vicino alla tromba delle scale, precipitò per circa 10 metri. Trasportato in ospedale e operato d'urgenza, morì alcuni giorni dopo, il 22 ottobre. Era salito sulla sedia, come ricostruito, perché "incuriosito dal vociare" dei bambini di una classe che al piano di sotto usciva per andare in palestra.

Le accuse della Procura

Le due maestre e la bidella sono accusate di aver "cagionato la morte del bambino" per colpa "consistita in negligenza, imprudenza, imperizia e inosservanza delle norme". In particolare, la collaboratrice scolastica non avrebbe "prestato servizio nella zona di competenza secondo la mansione assegnatale", non avrebbe "vigilato sulla sicurezza ed incolumità dell'alunno (...) in particolare nello spostamento per recarsi ai servizi (il bimbo era uscito dall'aula per andare in bagno, ndr)" e avrebbe utilizzato "il telefono cellulare per scopi personali durante il tempo in cui avrebbe dovuto effettuare la sorveglianza al piano". E le due insegnanti, "nonostante l'assenza della collaboratrice scolastica assegnata al piano (circostanza che non verificavano) e senza accompagnarlo (nonostante fossero in due in classe)" avevano consentito al bimbo di uscire dall'aula.

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