Settimo Milanese, violenze in una struttura protetta: due arresti

Lombardia

Due operatori sanitari ed assistenziali sono stati posti ai domiciliari con l'accusa di maltrattamenti. Il gip ha evidenziato "la particolare efferatezza delle azioni criminose, idonee a tramutare la struttura sanitaria in un vero e proprio lager”

Due operatori sanitari ed assistenziali di 29 e 48 anni sono stati posti agli arresti domiciliari perché ritenuti responsabili di maltrattamenti, con l'aggravante di aver commesso il fatto in danno di persone ricoverate presso strutture socio sanitarie. Ad eseguire il provvedimento sono stati i carabinieri di Settimo Milanese.

L'inchiesta

Le indagini, coordinate dalla Procura di Milano avviate dopo la denuncia dei responsabili della struttura, sono state eseguite con intercettazioni ambientali e telecamere installate in alcune stanze della residenza, che ospita persone con disturbi psichici, e hanno documentato condotte violente e lesive della dignità personale, a partire dal gennaio scorso, nei confronti di un uomo e una donna (di 46 e 38 anni) affetti da autismo infantile e grave ritardo mentale. Una volta scoperti, i due operatori hanno tentato di attribuire le ferite che i pazienti presentavano ad atti di autolesionismo.

Le accuse agli operatori

Secondo gli inquirenti, i due operatori avrebbero trasformato la struttura in un "lager". Gli assistiti ricevevano percosse al viso e al torace ed erano immobilizzati agli arti; erano costantemente insultati e minacciati ( "mettiti a dormire rompipalle", "ti spacco la faccia"). Il gip analizzando il quadro indiziario ha evidenziato "la particolare efferatezza delle azioni criminose, idonee a tramutare la struttura sanitaria in un vero e proprio lager”.

Il procuratore aggiunto Letizia Mannella: "Tenere alta la guardia"

In questo periodo in cui nelle Rsa e nelle strutture protette i parenti non possono entrare per fare visita ai loro cari per via del coronavirus "è necessario che le persone a cui i pazienti sono affidati tengano alta la guardia e vigilino ancora più sul loro personale". A spiegarlo è il procuratore aggiunto Letizia Mannella, a capo del Pool per la tutela delle fasce deboli, che ha condotto l'inchiesta. "Con l'isolamento aumenta il rischio che persone deboli siano vittime di persone già per loro natura violenta e che sfoghino la loro aggressività e frustrazione", ha spiegato il magistrato. Da qui l'invito "a tenere alta la guardia" ai responsabili delle strutture, come è accaduto in questo caso con la denuncia tempestiva della dirigenza della comunità.

Le parole della Comunità alloggio

La Comunità alloggio Villa Sacro Cuore ha confermato "di aver avviato la denuncia alle Autorità e collaborato alle varie fasi dell'indagine". "Ci riteniamo - hanno affermato i responsabili - danneggiati dai comportamenti degli operatori che, se provati, rappresentano condotte inaudite e gravissime. Abbiamo provveduto a sospendere immediatamente gli operatori e stiamo dando piena assistenza ai familiari. Continueremo a offrire massima collaborazione alle Autorità".  

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