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Milano, investimenti delle cosche in ristoranti al Nord: 9 arresti. VIDEO

4' di lettura

Tra i sequestri, per oltre 10 milioni di euro, le quote societarie di alcuni ristoranti di una nota catena di pizzerie

La polizia di Milano ha eseguito in Lombardia e in Piemonte un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di nove persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere e trasferimento fraudolento di valori. Le indagini hanno fatto luce su presunti interessi di soggetti vicini alle cosche calabresi, che reinvestivano denaro frutto di attività illecite, con immissione di grandi capitali nel circuito della ristorazione nel Nord Italia. Tra i sequestri, per oltre 10 milioni di euro, le quote societarie di alcuni ristoranti appartenenti alla nota catena di "giro-pizza" Tourlé. 

L'attività investigativa

Le indagini hanno ricostruito l'investimento iniziale di 400mila euro nella pizzeria Tourlè di Sesto San Giovanni, nel Milanese, da parte del 49enne Giuseppe Carvelli, noto trafficante di cocaina legato, secondo quanto affermato in conferenza stampa dagli investigatori, alle famiglie di 'ndrangheta dei Pesce e Mancuso. Carvelli era stato arrestato nel 2008 con sei chili di cocaina e poco dopo aveva ricevuto un cumulo pena di 22 anni. 

Le dichiarazioni del Gip di Milano

In linea generale, avrebbero gestito i ristoranti con "meccanismi propri della criminalità organizzata nella gestione delle attività commerciali", attraverso intimidazioni, prestanome, professionisti, e al "vertice" ci sarebbe stato proprio Carvelli. Lo scrive il Gip di Milano Natalia Imarisio nell'ordinanza sul blitz, che ha portato a nove arresti. Si legge che Carvelli, ora tornato in carcere, "con fine pena al 2026" quattro anni fa è stato ammesso "al lavoro esterno" alle dipendenze di una cooperativa a Bollate (Milano) e dal marzo 2017 beneficiava "dell'affidamento in prova ai servizi sociali". L'attività imprenditoriale nella ristorazione della presunta associazione per delinquere capeggiata da Carvelli sarebbe stata portata avanti tramite le "società Jenever, prima, ed Heigun, poi" e per il tramite di Marco Bilotta, "insieme al socio Luigi Cannella".

L'inchiesta

L'inchiesta ha documentato gli "sviluppi" delle attività della banda "in espansione" fino "all'apertura" anche di un locale a Torino, oltre alle pizzerie del marchio già presenti nell'hinterland milanese e non solo. L'apertura del ristorante-pizzeria a Torino, scrive il Gip, ha "determinato il trasferimento" di una persona "nel Nord Italia per curare le incombenze relative sotto la costante direzione" di Carvelli, a cui erano riconducibili, in pratica, i ristoranti a marchio Tourlé e che dimostrava la sua "indiscussa autorità". Il Gip segnala anche la "raffinatezza degli strumenti giuridici adottati", tra cui la "costituzione di nuove società e successioni nelle rispettive compagini" e l'utilizzo "del marchio Tourlé", come quello continuo di "prestanome" e il ricorso "sempre agli stessi professionisti di comprovata fiducia", tra cui un notaio di Garbagnate Milanese. Carvelli, tra l'altro, rivendicava "il suo 'livello criminale', che gli ha assicurato la buona accoglienza a Torino da parte del 'livello superiore'" e si metteva a intimidire anche i dipendenti quando serviva. 

Le parole della Dda

Invece, Alessandra Dolci, capo della direzione distrettuale antimafia di Milano, descrive così l'indagine "Amleto Tourlé": "Questa operazione rappresenta un momento significativo perché dimostra gli investimenti della criminalità organizzata nel campo del food in Lombardia".  

La tesi della Coldiretti

Sono almeno cinquemila i ristoranti delle regioni del Nord in mano alla criminalità organizzata secondo i dati del rapporto agromafie, un business che non si limita solo a bar e ristoranti ma che, dal campo alla tavola, ha un valore di 24,5 miliardi. La conseguenza, secondo Coldiretti, è che si distruggono "la concorrenza e il libero mercato legale" e si soffoca "l'imprenditoria onesta" compromettendo "in modo gravissimo la qualità e la sicurezza dei prodotti". "Gli ottimi risultati dell'attività di contrasto - ha sottolineato il presidente Coldiretti, Ettore Prandelli - confermano la necessità di tenere alta la guardia e di stringere le maglie ancora larghe della legislazione con la riforma dei reati in materia agroalimentare". 

Data ultima modifica 08 novembre 2019 ore 13:17

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