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È tornato in Italia Alvin, rapito dalla madre e cresciuto con l’Isis. VIDEO

L'arrivo di Alvin a Fiumicino

4' di lettura

Il bimbo di 11 anni era stato portato via nel dicembre del 2014 dalla mamma ed era finito nel campo profughi di Al Hol, a nord est della Siria, dove è stato ritrovato. In alcune intercettazioni il piccolo supplicava il padre di riportarlo a casa

Alvin Berisha, il bimbo di 11 anni di origine albanese portato via dall’Italia nel dicembre del 2014 dalla mamma, che voleva unirsi all’Isis, ha fatto ritorno nel nostro paese. Il piccolo, rimasto orfano di madre a causa di un'esplosione, era giunto in un campo profughi di Al Hol, a nord est della Siria, dove è stato ritrovato. Alvin è stato trasferito con un volo di linea dell’Alitalia, atterrato poco dopo le 7 all’aeroporto di Roma Fiumicino da Beirut, capitale del Libano.

Apparso sereno e sorridente

Sceso dall'aereo, il piccolo è apparso sereno e sorridente. Vestito con jeans, giubbotto blu e un cappellino rosso, Alvin nello scalo romano ha trovato ad accoglierlo il padre e le due sorelle. "Ti avevo promesso che saresti ritornato a casa. Ora sei grande, quasi un ometto", le parole del papà di Alvin, Afrim Berisha. Le sorelle più grandi nel momento di riabbracciarlo gli hanno consegnato dei giocatoli che appartenevano a lui, prima che la mamma lo portasse via dall'Italia. Ora Alvin rientrerà con il papà e le suo sorelle a Barzago, il comune di Lecco dove è nato e viveva con il padre, le sorelle e la madre, Valbona che dapprima lo aveva sequestrato, all'età di 6 anni, quindi lo aveva messo con la forza su un aereo e trasferito in Siria.

Le intercettazioni: "Papà, ti prego, portami a casa"

"Papà, ti prego portami a casa, voglio tornare a scuola", diceva il bimbo nelle intercettazioni telefoniche parte delle indagini della Procura Antiterrorismo di Milano. "Ci colpirono le grida di dolore dalla Siria del piccolo e come lui chissà quanti", ha raccontato all'aeroporto di Fiumicino il procuratore Antiterrorismo di Milano, Alfredo Nobili. "Quando arrivò in Siria nella zona del califfato fu immediatamente arruolato nelle giovani 'leve'", ha aggiunto il procuratore Nobili. "Io ancora ricordo dalle intercettazioni telefoniche, avendo messo sotto controllo, con il loro assenso, i telefoni del papà e dei suoi familiari, che arrivavano notizie dalla Siria di questo bambino disperato che supplicava il genitore", ha detto il magistrato.

Il presidente Fontana: "Bentornato"

Sulla vicenda è intervenuto il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana: "Bentornato. Adesso attendiamo che il viaggio termini definitivamente verso casa sua, a Barzago, con l'obiettivo che possa ritrovare la tranquillità e soprattutto la serenità che merita un ragazzino della sua età". E ancora: "Regione Lombardia - aggiunge il governatore Fontana - nel ringraziare ancora una volta la task force, e in particolare la Croce Rossa Italiana, che ha riportato in Italia il piccolo, conferma tutta la propria disponibilità per ciò che può attenere alle proprie competenze".

Le dichiarazioni del reparto antiterrorismo

Sulla vicenda ha parlato Marco Rosi, comandante del reparto antiterrorismo del Ros: "La mamma di Alvin dopo essere diventata foreign fighter, oltre avere cambiato nome al proprio figliolo chiamandolo Yusuf e a fargli dimenticare l'italiano parlando solo l'arabo, si era risposata con un combattente. Voleva in sostanza fargli scordare completamente il suo passato in Italia. Poi quando la mamma di Alvin è deceduta con l'esplosione di una bomba, grazie all'aiuto della Croce Rossa e delle Ong, abbiamo individuato il campo dove si trovava il piccolo e dopo tutta una serie di interventi in cooperazione, oltre al Ros, con lo Scip, la Croce Rossa e tutti gli attori coinvolti, questa mattina siamo finalmente riusciti a riportarlo in Italia".

"Era nel campo profughi con 70mila persone"

Così Maria Josè Falcicchia, dirigente dello Scip, che è tra le persone andate in Siria a recuperare il bambino di 11 anni: "Quando è stato recuperato Alvin, nel campo profughi in cui si trovava c'erano 70mila persone, non è stato facile, ma è stato accolto come un principino. All'inizio il piccolo, che non parla più italiano perché lo ha dimenticato, ma solo l'arabo e un po' l'albanese era guardingo, ma ha sempre sorriso, sta bene". È intervenuto anche il direttore dello Scip, Giuseppe Spina: "Vedere oggi abbracciare il bambino dalle sue due sorelle e dal padre è stata una grande emozione per tutti noi, in questa giornata particolare. Dobbiamo ringraziare veramente tutti coloro che hanno svolto un ruolo in questa felice conclusione, a cominciare dal governo della repubblica di Albania per aver voluto condividere con noi questa straordinaria avventura umana e per tutto il supporto che c'è stato sempre fornito".

"Ci sono 28mila bambini da salvare"

Poi, Francesco Rocca, presidente della Federazione Internazionale delle società di Croce rossa e Mezzaluna Rossa, il network globale umanitario più vasto del mondo: "Era importante dare il segnale: con il rimpatrio di Alvin in Italia io sono sicuro che adesso tutti sanno che è possibile far rimpatriare questi bambini dai campi, grazie a questa azione congiunta sul territorio"."Ci sono circa 28 mila bambini da salvare - prosegue Rocca -, ci sono tre orfanotrofi in questo momento ad Al Hol, in Siria, con bambini in media di tre, cinque, sei e otto anni che pagano colpe non loro e su cui i Governi hanno la responsabilità giuridica, morale e valoriale se davvero noi vogliamo 'marcare' una differenza etica". "Abbiamo portato via questo bambino perché due Governi hanno deciso che era la cosa giusta da fare - ha concluso Rocca - noi ci siamo impegnati e il ragazzino è uscito".

Il rientro in Italia di Alvin Berisha

Data ultima modifica 08 novembre 2019 ore 13:39

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