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Vendevano finti rilevatori di gas: 5 misure cautelari nel Bresciano

I titoli delle 8 di Sky TG24 del 23/09

4' di lettura

I malviventi si presentavano a casa delle loro vittime, perlopiù anziani, per conto della società bresciana G.A.S. Srl, asserendo che i loro dispositivi fossero previsti obbligatoriamente dalla legge e indispensabili. Dalle indagini sono emersi incassi per 110mila euro

La Polizia di Stato, i carabinieri e gli agenti della Polizia Locale in quota al pool antitruffe della Procura di Milano hanno eseguito cinque misure cautelari, obbligo di dimora e divieto di allontanamento notturno, nei confronti di altrettante persone residenti nel Bresciano per una serie di truffe, il più delle volte ai danni di anziani. I provvedimenti, in cui si contesta la truffa aggravata, sono stati firmati dal gip milanese Alessandra Di Fazio su richiesta del pm Enrico Pavone e del procuratore aggiunto Eugenio Fusco, titolari dell'inchiesta nella quale sono emersi una serie di episodi accertati a partire dal 19 novembre 2018 al 6 febbraio scorso.

I truffatori si spacciavano per tecnici del gas

I malviventi si presentavano a casa delle loro vittime per conto della società bresciana denominata “G.A.S. S.r.l” e spacciavano semplici rilevatori di fumo di bassa qualità e dal costo irrisorio come "rilevatori di fughe di gas" di cui proponevano l'acquisto e l'installazione a un prezzo decisamente sproporzionato rispetto al loro valore. Molte vittime hanno spiegato che i tecnici li avevano indotti all'acquisto asserendo che si trattasse di dispositivi previsti obbligatoriamente dalla legge e indispensabili a evitare fughe di gas e di essersi fidati della bontà dell'affare poiché avevano visto affissi nei loro condomini delle locandine che li avvertivano dell'arrivo dei tecnici preposti all'installazione.

Emersi incassi per 110mila euro

La società di rilevazione del gas che aveva emesso le fatture era riconducibile a un 60enne, al momento solo indagato e oggi perquisito, intorno alla quale gravitavano tutti gli altri truffatori, i quali si presentavano alle vittime in qualità di tecnici del gas dipendenti dalla stessa società e, quindi, autorizzati a determinare gli interventi che puntualmente proponevano loro. Dalle indagini bancarie sono emersi incassi per 110mila euro. Come ha spiegato durante una conferenza stampa il procuratore aggiunto, i finti tecnici non solo affiggevano nei condomini, per lo più popolari, gli avvisi delle loro successive visite, ma si presentavano a casa degli anziani con speciali giubbotti e avevano timbri e una modulistica per rescindere i contratti. Inoltre, dalle perquisizioni di stamani, sono stati trovati elenchi, agende per appuntamenti, fatture, ricevute e anche "un vademecum per il venditore". I pagamenti venivano effettuati con il bancomat e non in contanti.

"Facile essere ingannati"

Il colonnello Vito Bianco, comandante dei carabinieri della sezione di pg, ha evidenziato che le aree prese di mira "sono quelle più popolari di Milano e della provincia, come Rozzano, Corsico, la Barona o il Gratosoglio". Oltre a ciò Bianco ha lanciato un invito agli amministratori di condominio: "Dovrebbero essere più attenti a fare affiggere questi avvisi che ingannano gli anziani. Il mio invito è quanto meno a vidimare volantini simili", i quali, è stato spiegato, solo per il fatto che in genere non riportano un numero fisso a cui rivolgersi ma un numero di un portatile "dovrebbero destare qualche sospetto". Il vice comandante della polizia locale di Milano Paolo Ghirardi ha sottolineato invece come "era facile essere ingannati", non solo per via degli avvisi affissi qualche giorno prima negli androni degli edifici, ma anche per "gli indumenti indossati, come i giubbotti", i tesserini che mostravano, il blocchetto delle fatture e l'utilizzo non di contanti ma del pos per pagare, cosa che dava alla società una regolarità solo formale.

L'ordinanza del gip

Come si legge nell'ordinanza del gip Alessandra Di Fazio, gli "indagati hanno agito con pervicacia e spregiudicatezza approfittando della situazione di vulnerabilità in cui si trovavano le vittime, per lo più anziani, che soli in casa e convinti dalla presenza dei volantini che avvisavano dell'arrivo dei tecnici nei loro palazzi, oltre che dal timore di incorrere in sanzioni qualora non avessero installato i dispositivi proposti, cedevano subito all'acquisto". E poiché si ritiene che le vittime siano molte di più rispetto alle 48 per ora individuate nel giro di tre mesi, è stato consigliato alle potenziali vittime di chiamare allo 02/54332603, numero a cui risponde un addetto del pool antitruffe, o di rivolgersi tempestivamente a polizia o carabinieri.

Data ultima modifica 23 settembre 2019 ore 16:50

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