Tribunale di Milano: gli stalker sono pericolosi come i mafiosi

Foto di archivio (ANSA)
3' di lettura

Giro di vite dei giudici milanesi per i reati di stalking, duri i provvedimenti nei confronti di un filippino già a processo per violenza sessuale 

Un presunto stalker può essere trattato al pari di un presunto mafioso e gli può essere applicata la misura di sorveglianza speciale per pericolosità sociale anche da imputato e in assenza di una condanna. Questo il principio stabilito, per la prima volta in Italia, da una decisione della Sezione misure di prevenzione di Milano, presieduta da Fabio Roia. L'epocale decisione è stata presa sulla base della riforma del codice antimafia del 2017 e applicata al caso di un filippino accusato di atti persecutori nei confronti della ex compagna. L'uomo ha due procedimenti in corso, uno per stalking, l'altro per violenza sessuale verso un'altra donna.

La difesa

Il legale dell'uomo, l'avvocato Alessandro Malvezzi, si è opposto alla decisione sollevando una questione di illegittimità per "la irragionevolezza dell'ampliamento" delle norme del codice antimafia ai "delitti contro la persona", come lo stalking. Il legale ha poi lamentato la violazione di alcuni principi costituzionali, come quelli di uguaglianza, ragionevolezza e proporzionalità.

La decisione dei giudici

I giudici Roia, Tallarida, Pontani hanno spiegano che "in un Paese dove circa un quarto degli omicidi volontari riguarda casi di femminicidio, evento terminale spesso preceduto da attività persecutorie poste in essere dall'agente violento, e dove il 77% delle vittime del delitto di atti persecutori risultano di sesso femminile. Non appare certamente irragionevole o irrazionale, su un piano di lettura costituzionale, l'avere introdotto da parte del legislatore un ulteriore strumento di tutela sociale". Tutto questo ha lo scopo di contenere "forme di pericolosità diffusa da accertare secondo i parametri probatori". Per i giudici, a carico del filippino ci sono "gravi indizi di colpevolezza" già valutati dal Gip che ha disposto per lui l'arresto. L'uomo, dunque, non potrà frequentare i luoghi "normalmente frequentati" dall'ex compagna. Questa è una delle tante prescrizioni della misura di sorveglianza speciale della durata di 1 anno e mezzo emessa a suo carico.

Il parere dell'Associazione avvocati matrimonialisti

Anche il Presidente dell'Associazione avvocati matrimonialisti, Gian Ettore Gassani, mette in luce la portata della decisione: "Il rivoluzionario orientamento della Sezione misure di prevenzione di Milano in tema di stalking apre un nuovo scenario nel sistema giuridico italiano", commenta Gassani. "Si tratta di una decisione molto importante in un momento molto delicato, in cui continuano i femminicidi e aumentano i casi di stalking", continua l'avvocato. "Sono certo che questo sia un modo molto concreto per togliere di mezzo il senso generale di sfiducia dei cittadini nei confronti del sistema" conclude.

La riforma del codice antimafia

La riforma, varata alla fine del 2017 dopo un iter durato tre anni, estende l'applicabilità delle misure previste per i reati di mafia anche a chi è indiziato per delitti di concussione, corruzione, terrorismo, truffa aggravata e, appunto, stalking. Tali misure preventive agiscono sia sulla persona, attraverso il rimpatrio obbligato, la sorveglianza speciale e il divieto di accesso a determinati luoghi, che sul patrimonio, con il possibile sequestro e confisca dei beni. Le misure di prevenzione personali, inoltre, possono applicarsi anche nei confronti di chi compie atti con finalità di ricostituzione del partito fascista. Il codice riforma inoltre la legislazione riguardante i beni confiscati alle mafie.

 

Data ultima modifica 12 ottobre 2018 ore 15:16

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