Il successo di un’opera nasce anche dalla frustrazione (e questa storia lo dimostra)

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Filippo Maria Battaglia

IL LIBRO DELLA SETTIMANA  Marsilio riporta in libreria l'"Autobiografia di Alice B. Toklas", un'opera ipertrofica e ricca di aneddoti, in grado di raccontarci la nascita di un archetipo letterario ancora oggi dominante

Ci sono opere che nascono dalla frustrazione più che dal'ispirazione. L'Autobiografia di Alice B. Toklas scritta da Gertrude Stein è una di queste. Marsilio l’ha di recente riportata in libreria per le cure di Alessandra Sarchi (pp.304, euro 18) ed è un libro che vale la pena di leggere per almeno due ragioni. 

A inizio Novecento, e per quasi tre decenni, Stein è stata davvero una celebrità del demi-monde europeo: cosmopolita, curiosa, snob, potentissima, a Parigi il suo cenacolo diventò una vera e proprie corte in cui fece capolino la crema degli artisti e degli scrittori occidentali, perlopiù concentrati a pettinarle l'ego, del resto già ipertrofico.

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Per averne un’idea basta dare anche solo una rapida scorsa a questo libro. Quando lo scrive, Stein ha 49 anni. E se da tempo è ormai un punto di riferimento della società parigina, come scrittrice tuttavia fa fatica a raggiungere la fama a cui aspira. La sua scrittura è monotona e monocorde, soffre delle troppe divagazioni e di certe sentenziosità, e non ha alcun seguito al di là del perimetro interessato dei suoi più prossimi interlocutori.

È da questa frustrazione (e da quell'ambizione) che nasce l'idea di confenzionarsi un autoritratto su misura, usando la voce in falsetto della propria compagna (Alice B. Toklas, appunto). Un espediente solipsistico che già dopo qualche riga esonda tutti gli argini di buon senso: in poco meno di trecento pagine Stein si autocita più di settecento volte, definendosi peraltro la più grande scrittrice vivente di lingua inglese e celebrando il proprio gusto e  il proprio pensiero con la stessa sentenziosità che l’aveva ostacolata nel rapporto coi lettori.

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Ma allora, perché ancora oggi vale la pena di leggerla? Perché, nonostante tutto ciò (e forse proprio per tutto questo), l'Autobiografia di Alice B. Toklas è uno straordinario ritratto della Parigi di inizio secolo, ricco di aneddoti, giudizi smisurati, considerazioni stralunate e perciò seducenti.  Come ricorda Alessandra Sarchi nella prefazione di quest'edizione, con questo libro Stein, raccontando di sé, certifica di fatto, probabilmente senza rendersene conto, la nascita di un nuovo tipo di figura letteraria: quella dello scrittore che si autopromuove,  piegando la propria opera alla costruzione di una mitologia personale, spesso appoggiata su fatti extraletterari. Il risultato è un libro anticipatore, e in qualche modo inconsapevolmente profetico.

Ecco: queste ragioni, tutte insieme, rappresentano la prima motivazione per leggerlo. La seconda sta invece nella prefazione di Alessandra Sarchi, che la introduce e la precede: un breve saggio di rara godibilità, profondità e autonomia, in cui tutto ciò è raccontato in modo chiaro, preciso e quasi colloquiale.

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