La malattia mentale oltre gli stereotipi: Alcide Pierantozzi racconta "Lo sbilico"
Lifestyle ©GettyNella nuova puntata di "Incipit", lo scrittore parla del suo ultimo libro, finalista al Premio Campiello 2026. Un racconto in presa diretta della malattia psichiatrica che riflette sul linguaggio, sullo stigma sociale e sulla diffusa confusione tra disabilità psichica e disabilità intellettiva
“Sono un paziente lucido, vigile, collaborativo, dall’eloquio fluido”. Così si presenta l’ospite di "Incipit" di questa settimana nelle prime pagine del suo ultimo libro. Si intitola "Lo sbilico", è pubblicato da Einaudi ed è uno dei cinque finalisti del Premio Campiello, il cui vincitore — scelto dalla giuria dei trecento lettori anonimi — sarà proclamato il prossimo 3 ottobre al Palazzo del Cinema del Lido di Venezia.
A firmarlo è Alcide Pierantozzi, che nel romanzo racconta la propria esperienza della malattia mentale e il modo in cui questa ridefinisce il rapporto con il corpo, con gli altri e con la realtà stessa. In questa intervista, Pierantozzi definisce lo sbilico come “una condizione duplice: da una parte il disequilibrio provocato dalla patologia psichiatrica, dall'altra il peso delle terapie necessarie per affrontarla”, prima di soffermarsi sugli stereotipi che ancora circondano la malattia mentale. In primis, la diffusa confusione tra disabilità psichica e disabilità intellettiva: un equivoco, spiega, che contribuisce a isolare i pazienti e a considerarli improduttivi o incapaci. L’intervista è disponibile anche come podcast in tutte le principali piattaforme cercando la rubrica “Incipit – Tra le righe” o selezionando l’episodio nella playlist qui sotto.