Fan Ho a Torino, cento fotografie e una lezione sullo sguardo

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Massimo  Vallorani

Massimo Vallorani

Fan Ho, Sun Rays, 1959 © Fan Ho Estate, Blue Lotus Gallery

Dall'11 settembre 2026 al 10 gennaio 2027 Palazzo Falletti di Barolo ospita la prima antologica italiana del fotografo cinese. Attraverso cento scatti in bianco e nero tra strade, mercati e tagli di luce, l'esposizione racconta l'incontro tra la ricerca formale e l'anima di Hong Kong. Superando il puro reportage e lo sguardo nostalgico, le sue immagini trasformano lo spazio urbano in una regia di ombre e geometrie: un esercizio continuo di sottrazione che mette al centro la relazione tra l'essere umano e il mondo

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Dall'11 settembre 2026 al 10 gennaio 2027 Palazzo Falletti di Barolo ospita "Fan Ho. Il maestro della fotografia di Hong Kong", la prima antologica italiana dedicata al grande autore cinese. Cento fotografie, quasi tutte in bianco e nero, raccontano la Hong Kong degli anni Cinquanta e Sessanta tra strade affollate, mercati e improvvisi tagli di luce.

Nelle sue immagini la città è soltanto il punto di partenza. Al centro c’è il modo in cui lo sguardo trasforma lo spazio, seleziona ciò che conta ed esclude il resto.

Il rischio è leggere questa mostra come il racconto nostalgico di un luogo profondamente trasformato. Sarebbe limitante: le opere di Fan Ho continuano a parlare al presente e interrogano il nostro modo di osservare il mondo.

Fan Ho, Approaching Shadow, 1954 © Fan Ho Estate, Blue Lotus Gallery

La fotografia è una scelta

Oggi produciamo immagini senza accorgercene: uno smartphone registra qualsiasi cosa. Gli scatti di Fan Ho riportano l'attenzione su un principio dimenticato: fotografare significa scegliere.

Il maestro distingueva tra una "composizione di prima mano", costruita al momento dello scatto, e una "composizione di seconda mano", sviluppata in camera oscura attraverso il ritaglio dei negativi e il controllo dei toni.

Non è un dettaglio tecnico, ma un'idea precisa: l'immagine non coincide mai con la realtà. Nasce da una selezione, da ciò che entra nell'inquadratura e da ciò che viene escluso.

Gli scatti in mostra evidenziano questo approccio. Le ombre non sono semplici effetti visivi e le architetture non fanno da sfondo ai soggetti umani: ogni elemento costruisce l'insieme. Per questo le sue immagini lavorano per sottrazione, eliminando il superfluo.

Fan Ho, Coolies and Hawkers, 1958 © Fan Ho Estate, Blue Lotus Gallery

Hong Kong è il punto di partenza

Le fotografie raccontano una città che cresce e cambia: facchini, venditori ambulanti, bambini che giocano in strada, mercati e quartieri popolari.

Hong Kong è ovunque, eppure il vero soggetto sembra altrove. Fan Ho concentra l'attenzione sull'incontro tra l'essere umano e lo spazio circostante: una scalinata investita dalla luce, un binario, un muro attraversato da un'ombra, una strada quasi vuota. La città si scompone in una struttura di linee, scale e geometrie, dove al centro resta una presenza umana che attraversa quel contesto, lo interrompe o lo completa. È la ragione per cui queste immagini parlano anche a chi non conosce la Hong Kong del dopoguerra: non chiedono di riconoscere un luogo, ma di osservare una relazione.

Fan Ho, Hong Kong Venice, 1962 © Fan Ho Estate, Blue Lotus Gallery

Più vicino alla composizione che al reportage

Fan Ho viene spesso accostato alla street photography. La definizione è corretta, ma riduttiva.

Il percorso espositivo a Palazzo Falletti evidenzia il rigore formale e la regia dello spazio — un'attenzione alla messa in scena alimentata dalla sua carriera da regista cinematografico.

Nelle sue immagini l'attimo colto al volo conta quanto la composizione della scena. Le linee dei palazzi, le diagonali delle scale, i controluce e le ombre organizzano lo spazio prima ancora che lo sguardo incontri i soggetti.

In opere come Pattern e A Play of Light and Shadow, la città si trasforma in un gioco geometrico. In Different Directions e Controversy, la luce modifica la percezione della strada fino a renderla un palcoscenico.

Perfino nelle immagini più celebri, come Approaching Shadow e Street Scene, resta impressa la distanza tra una figura e l'ambiente circostante: le persone sono presenti, ma raramente occupano il centro della scena.

Una mostra che parla al presente

Le fotografie di Fan Ho arrivano da un'epoca in cui fotografare richiedeva attesa, sviluppo e camera oscura. Eppure, la domanda che pongono è attuale: che cosa scegliamo di vedere quando inquadriamo il mondo?

L'itinerario espositivo guida il visitatore attraverso un'evoluzione sottile. All'inizio c'è la grande scena urbana di Hong Kong; alla fine resta solo una figura solitaria che attraversa la strada.

Il passaggio dura pochi istanti, poi il soggetto esce dalla scena. Restano soltanto un muro, un'ombra e una striscia di luce. È in quel frammento minimo di spazio e di tempo che Fan Ho continua a darci la sua lezione più grande sullo sguardo.

Fan Ho, On the stage of life, 1956 © Fan Ho Estate, Blue Lotus Gallery

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