La salutare sculacciata di Gianni Rodari alla psicologia
Lifestyle ©GettySempre più spesso quadri molto semplici, leggibili applicando un filo di esperienza e qualche grammo di senso comune, sono spesso sbrigativamente archiviati nel faldone, sempre più corposo, della patologia. L’aumento delle diagnosi a carico dei bambini è diventato un tema dolorosissimo. La soluzione in una filastrocca del celebre scrittore
Chi svolge la mia professione è, prima che un professionista, un cittadino e come tale dovrebbe ricordare che la psicologia è una scienza giovane, ma soprattutto che essa è nata per aiutare le persone a comprendere meglio i tratti del loro mondo interiore, affinché possano padroneggiarli e trovare interazioni migliori con i loro simili.
Uno dei libri più belli di Alfred Alder si intitola “La conoscenza dell’uomo”.
Proprio questo, riaffermato in modo sintetico, dovrebbe essere il destino della psicologia. È uscito per la prima volta nel 1921, quel libro, quando l’Europa era reduce da una delle sue follie più brutali, la Prima Guerra Mondiale, follie che in realtà non si sono mai fermate, ne produciamo quantità infinite, a cominciare dalla barbara epopea del rapporto coi migranti, proprio noi che abbiamo violato senza tregua la terra altrui e trattato l’intero Pianeta come la cantina di casa nostra.
La "singolarità", in cui vengono meno le regole note
Ma le cose non sono andate secondo questo indirizzo, infatti, partiti dallo studio della normalità, forse ci siamo innamorati della patologia. Come se i fisici omettessero di occuparsi di pianeti, di stelle, galassie e si concentrassero solo sui buchi neri che, per carità, è utilissimo conoscere in quanto parte della “normalità” dell’universo, sebbene il loro centro sia noto come “singolarità”, luogo in cui le regole note sembrano venire meno. Del resto, dovrebbe valere lo stesso principio anche per la malattia, che è tale perché certe regole sono sospese.
Il tema dell'aumento delle diagnosi
Sempre più spesso, mi trovo di fronte quadri molto semplici, leggibili applicando un filo di esperienza e qualche grammo di senso comune, spesso sbrigativamente archiviati nel faldone, sempre più corposo, della patologia. L’aumento delle diagnosi a carico dei bambini, tanto per dire, è diventato un tema dolorosissimo. Tempo fa una di loro, schiacciata da una brutta crisi tra i genitori, culminata in una separazione, era stata inviata su pressione della scuola, che a sua volta cerca di alleggerirsi di scomodi gravami, presso un centro che si occupa di disturbi dell’apprendimento. È stata sottoposta a una costosa serie di test che poi i genitori, da cui ero stato interpellato per un consulto, mi avevano mostrato. Se dovessi dire quanti bambini davvero “malati” mi è accaduto di conoscere in tutto questo tempo, ci starebbero, comodi, nelle dita di una mano. Il resto appartiene alla gamma del disagio, che non risparmia nessun gradino anagrafico.
Nella relazione dei tecnici non vi era alcun cenno alla catastrofica situazione familiare, così avevo chiesto alla mamma e al papà se avessero informato il centro della loro conflittualità. La risposta dei professionisti era stata disarmante. “Per noi questo non è molto importante”.
La filastrocca di Rodari
Dopo averli salutati sono tornato alla scrivania mettendomi a cercare una stupenda filastrocca di Gianni Rodari, che avevo letto una trentina di anni fa. Mi sono tenuto per me cinque minuti, facendo attendere il paziente successivo, ma avevo bisogno di rimettermi in sesto e smaltire la rabbia.
La sottopongo anche a voi. È intitolata “Il sole nero”
La mia bambina ha disegnato un sole nero di carbone
Appena circondato di qualche raggio arancione.
Ho mostrato il disegno ad un dottore. Ha scosso la testa, ha detto:
“La poverina, sospetto,
è tormentata da un triste pensiero che le fa vedere tutto nero.
Nel caso migliore è un difetto di vista: la porti da un oculista”
Così il medico disse ed io morivo di paura.
Ma poi guardando meglio, sotto al foglio, vidi che c’era scritto,
in piccolo “l’eclisse”.
Gianni Rodari
A chi appartiene la psicologia?
Considero Gianni Rodari un grande psicologo dell’età evolutiva, più sapiente di tutti noi psicologi messi assieme. Ma Gianni Rodari, eccepirebbe qualche collega, non era psicologo. Vero, era un giornalista, uno scrittore, un poeta, un pedagogista, tante cose, ma un giorno dovremo domandarci seriamente a chi appartiene la psicologia.
In tutti questi anni mi sono imbattuto in pazienti, di ogni età e stato, a cui debbo il poco che credo di sapere, alcuni di loro, addirittura, sono riusciti senza volerlo a cappottare alcune mie convinzioni, soprattutto quelle che venivano dai manuali.
L'importanza della psicologia
Non è che i manuali non servano a nulla, tutt’altro, ma mantengono il loro senso solo se non vengono usati come delle Bibbie o delle sentenze passate in giudicato, soprattutto quando dall’altra parte c’è una creatura in formazione.
Mentre l’individualismo pare avere soppiantato la natura cooperativa della nostra specie, la psicologia potrebbe avere molto da dire, se limita la sua vocazione alla patologia, affascinante ma marginale, e torna al suo bellissimo compito, contribuire alla conoscenza dell’uomo -un uomo che evolve a ritmi sconosciuti- facendone partecipe la gente comune, una categoria sconfinata composta di soldati al fronte che portano sulle spalle interrogativi mai uguali e mai banali, le cui scelte, come scalpelli affilati, modellano le vite delle nuove generazioni. Quindi del mondo intero.