Introduzione
Dieci anni di navigazione, tempeste, mostri e divinità ostili separano la caduta di Troia dall'approdo a Itaca. Il viaggio di ritorno di Ulisse, raccontato da Omero nell'Odissea, attraversa un Mediterraneo insieme reale e immaginario: dal saccheggio dei Ciconi all'accecamento di Polifemo, dall'isola di Circe alla discesa nell'Ade, dallo Stretto di Scilla e Cariddi ai sette anni di prigionia dorata sull'isola di Calipso. Ecco tutte le tappe, nell'ordine in cui Omero le racconta, e i luoghi che la tradizione ha provato a riconoscere sulla carta geografica
Quello che devi sapere
Da Troia a Ismara: il saccheggio dei Ciconi
Il ritorno comincia male. Salpato da Troia con dodici navi, Ulisse fa rotta verso nord e attacca Ismara, città dei Ciconi sulla costa tracia. La razzia riesce, ma i compagni si attardano a banchettare sulla spiaggia invece di riprendere il mare. I Ciconi dell'entroterra si organizzano e contrattaccano all'alba: sei uomini per ogni nave restano sul campo. È la prima perdita di una serie che non si fermerà più.
La tempesta e il paese dei Lotofagi
Doppiato Capo Malea, all'estremità meridionale del Peloponneso, una tempesta scagliata da Zeus spinge la flotta fuori rotta per nove giorni. Ulisse approda nella terra dei Lotofagi, i mangiatori di loto. Chi assaggia il frutto perde ogni desiderio di tornare a casa. I compagni mandati in esplorazione si dimenticano della patria e Ulisse deve trascinarli alle navi e legarli sotto i banchi dei rematori. La tradizione colloca l'episodio sulle coste della Libia, forse l'isola di Djerba.
L'isola dei Ciclopi e l'accecamento di Polifemo
La tappa più celebre. Ulisse sbarca con dodici uomini nella terra dei Ciclopi e finisce prigioniero nella caverna di Polifemo, figlio di Poseidone, che divora sei compagni. L'eroe lo inganna presentandosi come "Nessuno", lo ubriaca con il vino e gli conficca nell'occhio un palo di ulivo arroventato. La fuga avviene aggrappati al ventre delle pecore. Ma allontanandosi Ulisse grida il proprio nome vero: Polifemo invoca il padre Poseidone, che maledice il viaggio. È l'origine di tutto ciò che segue.
Eolo e l'otre dei venti
Sull'isola galleggiante di Eolia, il re dei venti accoglie Ulisse per un mese e gli fa un dono decisivo: un otre di pelle di bue che racchiude tutti i venti contrari, lasciando libero solo Zefiro. Per nove giorni la flotta naviga spinta a favore, fino a vedere i fuochi di Itaca all'orizzonte. Mentre Ulisse dorme, i compagni aprono l'otre convinti che nasconda un tesoro. I venti liberati riportano le navi al punto di partenza. Eolo, stavolta, li caccia: chi è odiato dagli dèi non merita aiuto. La tradizione identifica Eolia con le isole Lipari.
I Lestrigoni: la flotta distrutta
Nel porto di Telepilo, città dei Lestrigoni, la flotta trova un approdo che sembra sicuro: un'insenatura chiusa tra alte scogliere. È una trappola. I Lestrigoni sono giganti antropofagi: scagliano massi dall'alto, sfondano gli scafi, infilzano gli uomini come pesci. Undici navi su dodici vanno perdute con tutti gli equipaggi. Solo quella di Ulisse, ormeggiata prudentemente fuori dal porto, riesce a fuggire. Da qui in avanti l'eroe naviga con un solo scafo.
Eea, l'isola di Circe
Sull'isola di Eea la maga Circe trasforma in porci i compagni mandati in ricognizione. Ulisse si salva grazie all'erba magica moly, donatagli da Ermes, che lo rende immune agli incantesimi. Costringe la maga a restituire forma umana ai suoi uomini e resta sull'isola un anno intero. È Circe a indicargli la strada del ritorno e a imporgli una condizione: prima dovrà scendere nel regno dei morti. La tradizione identifica Eea con il promontorio del Circeo, nel Lazio.
La discesa nell'Ade
Ai confini del mondo, dove abitano i Cimmeri avvolti dalla nebbia perenne, Ulisse compie il rito indicato da Circe: scava una fossa, versa libagioni e sangue di pecore nere, e le ombre dei morti accorrono. Interroga l'indovino Tiresia, che gli predice il ritorno ma lo avverte: non toccare le vacche del Sole. Incontra la madre Anticlea, morta di dolore per la sua assenza, e i compagni caduti a Troia, tra cui Achille e Agamennone. Poi risale verso la luce.
Sirene, Scilla e Cariddi
Tornato da Circe, Ulisse riceve le ultime istruzioni e affronta il tratto più pericoloso. Le Sirene incantano i naviganti con il canto: l'eroe tappa le orecchie dei compagni con la cera e si fa legare all'albero maestro per ascoltarle senza cedere. Poi lo stretto sorvegliato da due mostri: Cariddi, che risucchia il mare tre volte al giorno, e Scilla, che con sei teste afferra sei uomini dalla nave. Circe gli aveva consigliato di passare vicino a Scilla: meglio sei morti che l'intero equipaggio. La tradizione colloca il passaggio nello Stretto di Messina.
Trinacria e le vacche del Sole
L'isola di Trinacria ospita le mandrie sacre a Elio, il Sole. Tiresia e Circe avevano avvertito: non toccarle. Ma i venti contrari bloccano la nave per un mese, le provviste finiscono e i compagni, guidati da Euriloco, approfittano del sonno di Ulisse per macellare gli animali. Elio pretende vendetta da Zeus, che alla prima ripresa della navigazione fulmina la nave. Muoiono tutti tranne Ulisse, che si aggrappa a un relitto. Trinacria è tradizionalmente identificata con la Sicilia.
Ogigia: sette anni con Calipso
Trascinato dalla corrente per nove giorni, Ulisse approda naufrago sull'isola di Ogigia. Vi regna la ninfa Calipso, che lo trattiene per sette anni offrendogli l'immortalità e l'eterna giovinezza in cambio della rinuncia al ritorno. Ulisse rifiuta e passa i giorni sulla riva, con lo sguardo verso il mare. Solo l'intervento di Atena presso Zeus lo libera: Ermes ordina alla ninfa di lasciarlo partire. Costruisce una zattera e riprende il mare. Ogigia è stata identificata con Malta o con l'isola di Gozo.
I Feaci di Scheria, l'ultimo approdo
Poseidone scatena un'ultima tempesta che distrugge la zattera. Ulisse approda sfinito sulle coste di Scheria, terra dei Feaci, dove lo trova la principessa Nausicaa. Accolto alla corte del re Alcinoo, l'eroe si rivela e racconta l'intero viaggio. I Feaci, marinai leggendari, lo riportano a Itaca su una nave velocissima, mentre dorme. Al ritorno Poseidone punirà la loro ospitalità trasformando l'imbarcazione in scoglio. Scheria è tradizionalmente identificata con Corfù.
Il ritorno a Itaca
Ulisse si risveglia sulla spiaggia di Itaca senza riconoscerla: Atena l'ha avvolta nella nebbia. La dea lo trasforma in mendicante per proteggerlo. Nella reggia oltre cento pretendenti assediano Penelope e dilapidano il patrimonio. Riconosciuto solo dal figlio Telemaco, dal porcaro Eumeo e dal vecchio cane Argo, l'eroe prepara la vendetta. La gara dell'arco è la trappola: solo lui riesce a tendere l'arma e a far passare la freccia attraverso dodici scuri. Poi la strage dei pretendenti e il riconoscimento di Penelope, che lo mette alla prova sul segreto del letto nuziale scolpito in un ulivo. Dieci anni dopo Troia, il viaggio è finito.
La mappa del Mediterraneo omerico
Omero non fornisce coordinate, ma fin dall'antichità si è tentato di ricondurre le tappe a luoghi reali. La ricostruzione più diffusa, consolidata tra Otto e Novecento, disegna un percorso che dalla Tracia scende lungo il Peloponneso, tocca la Libia con i Lotofagi, risale verso la Sicilia orientale per i Ciclopi, tocca le Eolie per Eolo, attraversa lo Stretto di Messina per Scilla e Cariddi, sale al Circeo per Circe, torna in Sicilia per Trinacria, scende a Malta per Calipso e risale a Corfù per i Feaci, prima dell'approdo finale nel mar Ionio. Già gli antichi erano scettici: il geografo Eratostene sosteneva che si sarebbe potuto ritrovare l'itinerario di Ulisse solo trovando il conciatore che aveva cucito l'otre dei venti.
Perché il viaggio dura dieci anni
Dei dieci anni impiegati per tornare, la parte avventurosa ne occupa poco più di uno: le tappe da Ismara a Trinacria si concentrano nei primi mesi. Il resto è immobilità forzata. Un anno da Circe, sette da Calipso: otto anni su dieci Ulisse non naviga, è trattenuto. Il tempo dell'Odissea non è quello dell'azione ma quello dell'attesa, dello stesso genere di quella di Penelope che tesse e disfa la tela. Ed è simmetrico alla guerra: dieci anni per prendere Troia, dieci per tornare a casa.