Odissea, dove si trova davvero Itaca? L'ipotesi Cefalonia che divide gli archeologi

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Introduzione

Mentre l'uscita di "Odissea", il film di Christopher Nolan tratto dal poema, riporta l'attenzione sull'epica omerica, un nuovo studio riapre una delle questioni più antiche: dove si trovava la patria di Ulisse. Sulla rivista Antigone, il grecista James Diggle (Cambridge) e il geologo John Underhill (Aberdeen) sostengono che l'Itaca dell'Odissea non sia l'odierna isola di Itaca, ma la penisola di Paliki, nella parte occidentale di Cefalonia. Alla base c'è un'intuizione formulata vent'anni fa da Robert Bittlestone e un vasto lavoro geologico che, paradossalmente, ha smentito uno dei presupposti della teoria originaria. Resta però una tesi minoritaria, priva di riscontri archeologici a Paliki e contestata da chi, sull'isola che porta ancora quel nome, sta scavando il santuario di Odisseo.

Quello che devi sapere

Il nuovo studio che riapre il caso

Il 4 luglio 2026 la rivista online Antigone, dedicata alla letteratura greca e latina, ha pubblicato un lungo articolo firmato da James Diggle, professore emerito di greco e latino all'Università di Cambridge, e da John Underhill, geologo dell'Università di Aberdeen. La tesi è netta: l'assunto che la Itaca omerica fosse un'isola, dato per scontato dall'antichità a oggi, sarebbe sbagliato. La patria di Ulisse andrebbe cercata a Paliki, penisola occidentale di Cefalonia. Il lavoro chiude oltre vent'anni di ricerche sul campo.

La descrizione di Omero che non torna

Nel nono libro dell'Odissea, Ulisse descrive la propria terra ad Alcinoo, re dei Feaci: Itaca ha un monte, il Nerito; intorno ci sono molte isole vicine tra loro Dulichio, Same e Zacinto; Itaca stessa "giace bassa nel mare, ultima verso occidente", mentre le altre guardano verso l'aurora. Da qui si ricavano tre indizi: Itaca è pianeggiante, è la più occidentale del gruppo, ed è associata a tre isole. Nessuno dei tre coincide con l'isola che oggi si chiama Itaca: è montuosa, con scogliere a picco sul mare, e si trova a est di Cefalonia, non a ovest.

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L'intuizione di Bittlestone: Itaca è Paliki

La proposta nasce da Robert Bittlestone, imprenditore finanziario britannico appassionato di archeologia, morto nel 2015. Più di vent'anni fa, in una conversazione a Cambridge, sottopose a Diggle una rilettura geografica del poema: Itaca sarebbe la penisola di Paliki, così chiamata dall'antica capitale Paleis. Paliki è effettivamente la porzione di terra più occidentale del gruppo ed è pianeggiante (il punto più alto raggiunge 517 metri, contro i 1.640 del monte Enos a Cefalonia). Se Itaca è Paliki, l'attuale Itaca resta libera di essere Dulichio, nome con cui l'isola è stata a lungo indicata anche in cartografia moderna. La tesi confluì nel libro "Odysseus Unbound", pubblicato nel 2005 da Cambridge University Press con il contributo di Diggle e Underhill, riprendendo senza saperlo un'ipotesi già avanzata nel 1903 dallo storico locale Gerasimos Volterras.

Il canale di Strabone e vent'anni di carotaggi

Restava un ostacolo: Paliki non è un'isola, ma una penisola collegata a Cefalonia da un istmo lungo sei chilometri, la valle di Thinia. Bittlestone cercò la soluzione in Strabone, geografo greco del I secolo d.C., che descrisse il punto più stretto dell'isola come un istmo basso "spesso sommerso da mare a mare". L'ipotesi: all'epoca della guerra di Troia, intorno al 1200 a.C., lì passava un canale marino navigabile, poi colmato dalle frane innescate dai terremoti, frequentissimi nella zona. Per verificarlo, Underhill ha condotto rilievi LiDAR, sismici, elettromagnetici e gravimetrici, e ha perforato tredici carotaggi nella valle, uno dei quali profondo oltre 121 metri.

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Il colpo di scena: il canale non è mai esistito

L'analisi dei microfossili nei sedimenti ha dato un risultato inequivocabile: le acque marine hanno ricoperto la valle di Thinia per l'ultima volta tra 400mila e 290mila anni fa. Nessun canale navigabile né in età del bronzo né in epoca romana. Il presupposto geologico di "Odysseus Unbound" è dunque smentito dagli stessi ricercatori che l'avevano messo alla prova. Gli scavi condotti nel 2022 e nel 2024 nella piana di Katochori hanno però mostrato un bacino poco profondo, formatosi circa 75mila anni fa, che si allagava periodicamente formando un lago d'acqua dolce le cui acque defluivano verso il mare a entrambe le estremità della valle. Da qui la rilettura di Strabone: il verbo greco usato significa letteralmente "essere dilavato sopra", quindi un corso d'acqua superficiale, non un braccio di mare.

"Omero non dice mai che Itaca è un'isola"

Caduto il canale, Diggle ha rimesso in discussione l'altro presupposto: che Itaca fosse un'isola. Rileggendo il testo, osserva che Omero ha molte occasioni per definirla tale e non lo fa mai: la chiama "terra" (gaia), "terra patria" (patris), "regione" (demos). Dulichio, Same e Zacinto sono invece esplicitamente chiamate isole e citate insieme, con Itaca contrapposta a loro. Decisivo, secondo il grecista, anche l'uso degli epiteti: alle isole Omero riserva amphirhytos, "circondata dalle acque"; a Itaca applica solo amphialos, che indica il mare intorno a una parte non specificata. Paliki è bagnata dal mare su tre lati.

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Perché Itaca è finita sull'isola sbagliata

La ricostruzione conclusiva di Diggle è che la Itaca omerica fosse una penisola di un'unica isola divisa in due parti: a ovest Itaca, a est Same. L'isola nel suo insieme è quella che gli autori successivi chiamano Cefallenia, un nome che Omero non usa perché non entra nel metro esametrico, mentre "Cefalleni" per gli abitanti sì. Nel V secolo a.C. la penisola non si chiamava più Itaca ed Erodoto e Tucidide indicano l'intera isola come Cefallenia. Ma il nome era troppo radicato per andare perduto: i Greci si misero a cercarlo e, non riconoscendolo in Paliki, lo attribuirono all'isola che Omero chiama Dulichio, l'attuale Itaca.

Le obiezioni: nessuna prova archeologica a Paliki

La teoria resta minoritaria. Alla sua uscita "Odysseus Unbound" ricevette giudizi favorevoli da studiosi come Mary Beard e Peter Green, ma anche critiche: G.L. Huxley e Christina Haywood contestarono al libro di non prendere sul serio l'ipotesi tradizionale, e Huxley osservò che, anche ammesso che Paliki fosse stata un'isola, questo non dimostrerebbe che sia la Itaca di Omero. Il punto debole è il terreno: a Paliki mancano scavi che abbiano restituito il palazzo o gli altri luoghi descritti nel poema. Sono note tombe della tarda età micenea e recenti indagini dell'Eforato di Cefalonia e Itaca su siti del bronzo antico (tra cui la palude di Livadi, indicata come possibile porto di Ulisse) ma nulla di comparabile a un'identificazione. L'archeologo Thanasis Papadopoulos ha rivolto ai sostenitori delle isole vicine una sfida esplicita: portare prove archeologiche vere.

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Il santuario di Odisseo trovato (sull'altra) Itaca

Il contro-argomento più recente arriva proprio dall'isola contesa. Nel giugno 2025 il Ministero della Cultura greco ha annunciato i risultati del programma dell'Università di Ioannina, guidato da Giannos Lolos, nel sito di Agios Athanasios (noto da secoli come "Scuola di Omero") nel nord di Itaca. Il riesame di migliaia di reperti dagli scavi condotti tra il 1994 e il 2011 ha portato all'identificazione del complesso come santuario pubblico dedicato a Odisseo in età ellenistica e romana: tra le prove, un busto bronzeo dell'eroe di epoca romana e frammenti di tegole con iscrizioni al suo nome. Il sito ha restituito anche tracce di un insediamento miceneo del XIV-XIII secolo a.C. Il santuario non dimostra che Ulisse fosse lì, ma documenta che gli antichi lo collocavano su quell'isola.

La geografia dell'Odissea è davvero una mappa?

Sullo sfondo resta un'obiezione di metodo che investe l'intero filone di ricerca. La filologia ha da tempo concluso che i luoghi dei poemi omerici fossero spesso volutamente generici: un'isola pietrosa, uno stretto pericoloso, una costa ostile erano immagini in cui potevano riconoscersi ascoltatori sparsi per tutto il Mediterraneo. Di gran parte dei personaggi e dei luoghi citati nell'Odissea non si conosce alcun riferimento reale. Cercare la mappa esatta di un racconto mitico, tramandato per secoli attraverso mutamenti politici, sociali e geografici profondi, resta per molti studiosi un'operazione fragile. Itaca, intanto, continua a essere soprattutto il simbolo del ritorno.

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