Introduzione
I consumatori di vino in Italia risultano essere poco meno di 30 milioni, il 55% della popolazione. In generale, i numeri realtivi agli ultimi cinque anni risultano stabili, mentre estendo l'analisi al primo decennio del nuovo millennio (2011), si registra una lieve crescita pari ad oltre 600 mila unità. Questi alcuni dei dati generali legati a al settore del vino nel nostro Paese, fotografati dall’Osservatorio Uiv-Vinitaly in occasione della presentazione della prossima edizione della manifestazione di Veronafiere (12-15 aprile) nella quale è emerso un quadro piuttosto esemplificativo di quali siano le dinamiche che regolano questo settore oggi.
Quello che devi sapere
I consumatori odierni ed il ruolo dei giovani
L’Osservatorio, che ha analizzato i consumi negli ultimi due decenni su base Istat e Iwsr, segnala dunque che si beve meno rispetto al passato ma, di fatto, perchè è diminuita la quota di consumatori quotidiani, specie di recente e soprattutto tra le fasce più mature. Oggi, infatti, si sono invertiti i fattori in correlazioni ad altre analisi riferite agli anni precedenti. Nello specifico, il 61% degli italiani consuma saltuariamente vino contro il 39% di coloro che lo fanno “quotidianamente”, mentre nel 2006 il rapporto era quasi inverso. Si beve meno, in sostanza, ma aumenta la platea di chi sceglie il vino. Oggi, secondo quanto sottolinea il rapporto, gli italiani rispetto al consumo di vino sono più consapevoli, più moderati e più in linea con la ricerca qualitativa. Ad allargare lo spettro sono proprio i più giovani, che incidono meno sui consumi solo perché in termini numerici sono inferiori anche solo rispetto a 20 anni fa.
La crescita delle generazione 18-24 anni
L'analisi, di fatto, ha evidenziato differenze più marcate tra i consumatori che rientrano nelle fasce più mature, con una quota al 66% per gli over 45, ma è emerso anche che la pur piccola (vale il 7% dei consumatori) fascia 18-24 anni è l’unica ad aver visto crescere in maniera sostanziale la propria quota: +8 punti percentuali (dal 39% al 47%), a fronte di una stabilità nelle fasce più mature, oltre che una perdita tra i cosiddetti "millennials" (29-44 anni) in testa.
Il settore del vino visto con i numeri
Andando oltre queste specifiche, il rapporto ha permesso di sottolineare anche altri dati. E' emerso, tra l'altro, che il settore del vino italiano èuò annoverare 670mila ettari di vigneto, 530mila imprese, una produzione (considerando il 2025) stimata a 44,4 milioni di ettolitri e un fatturato al netto dell’indotto di circa 14 miliardi di euro. Il settore, inoltre, coinvolge inoltre 870mila occupati, fa segnalare un valore complessivo del proprio vigneto pari a 56,5 miliardi di euro, con un impatto diretto e indiretto pari a oltre 45 miliardi di euro ed una incidenza dell’1,1% sul Pil del Paese.
Le vendite
Restando a quanto successo nel 2025, il rapporto ha evidenziato come le sole vendite a scaffale in Gdo e del retail italiano abbiano permesso di generare 3 miliardi di euro, un valore sostanzialmente inalterato rispetto all'anno ancora precedente grazie alla crescita del segmento spumanti (+2,6%) che ha compensato il gap dei vini rossi (-2,2%) e l'equilibrio di quelli bianchi (-0,3%). In contrazione, nel 2025 e per il quarto anno consecutivo, sono risultate le vendite complessive a volume (-2,9%).
Oltre la metà della popolazione tra i consumatori
Come già accennato, sono in particolare 29,4 milioni gli italiani che consumano vino, con un tasso di penetrazione sul totale della popolazione al 55%. Un quadro in evoluzione nel quale i consumatori definiti "quotidiani" o comunque assidui, scendono al 39% pari a 11,4 milioni di persone, mentre crescono notevolmente i saltuari, che oggi rappresentano il 61% dei consumatori.
Il tema delle esportazioni
Un altro tema emerso dall'analisi è quello relativo alle esportazioni che si fermano a 7,78 miliardi di euro nel 2025, per una contrazione sul pari periodo dell'anno precedente del 3,7%. E' stato registrato, poi, un decremento delle vendite riscontrato soprattutto nella seconda parte dell’anno. A incidere di più, la controprestazione della domanda extra-Ue scesa del 6,4% condizionata dai cali di Regno Unito, Svizzera, Canada e soprattutto dai dazi statunitensi. Regge invece il mercato comunitario che ha chiuso con un parziale +0,5% a valore, con la Germania stabile (+0,6%). Tra le note positive in Ue, le esportazioni segnano dati positivi in Francia (+3,6%), nei Paesi Bassi (+5,6%) e in Svezia (5,3%).
Il commento
"Ci sono elementi per essere ottimisti sul vino. E' vero che i consumi globali sono leggermente in declino, ma nel mondo ci sono ancora tante zone dove il vino non è stato finora scoperto. India, America Latina e l'Australia potrebbero presto diventare mercati di sbocco importanti per i nostri prodotti". A dirlo è stato il marchese Piero Antinori, uno dei precursori del successo del vino made in Italy. Per il "papà del Tignanello", rappresentante della storica famiglia fiorentina produttrice di vino dal 1385, "il momento di crisi non è strutturale. E' solo un combinato-disposto di tanti elementi che, in questo momento, giocano a sfavore del settore ma sono e resto ottimista sul futuro del vino italiano".