Bologna, Festival Antropologia 2026: raccolta fondi per restare gratuito e indipendente

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Il Festival dell'Antropologia, nato nel 2017 come iniziativa studentesca dal basso, è oggi uno degli eventi culturali gratuiti più partecipati della zona universitaria di Bologna. Per sostenere la nona edizione, prevista per aprile 2026, è stata lanciata una campagna di crowdfunding con l'obiettivo di raccogliere 10.000 euro e mantenere il festival libero e accessibile

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Era il 2017 quando un gruppo di studenti decise di dare vita, per la prima volta, a un festival di antropologia "dal basso", libero e aperto, nel cuore della zona universitaria di Bologna. L'obiettivo era tanto semplice quanto radicale: portare l'antropologia fuori dai confini dell'accademia, sperimentando nuovi linguaggi, nuovi temi e nuovi modi di fare cultura, dentro e oltre le mura universitarie.

Otto anni di crescita e partecipazione 

Da allora, il Festival dell'Antropologia è cresciuto senza sosta, trasformandosi in un appuntamento annuale atteso e partecipato. In otto edizioni ha ospitato oltre 300 relatori di rilievo nazionale e registrato più di 70 mila ingressi, diventando uno degli eventi culturali gratuiti più frequentati della zona universitaria di Bologna e uno dei festival di antropologia più seguiti in Italia.

Una nuova campagna per sostenere l'edizione 2026

Per sostenere la nona edizione, prevista per aprile 2026, il Festival ha avviato una campagna di crowdfunding su Produzioni dal Basso, la prima piattaforma italiana dedicata alla raccolta fondi e all'innovazione sociale. L'obiettivo è raccogliere 10.000 euro, necessari per garantire anche quest'anno un evento completamente gratuito, indipendente e costruito dal basso. Nei primi giorni sono già più di 35 le persone che hanno scelto di contribuire, confermando un legame profondo con il Festival e la sua comunità. Un segnale che testimonia come il progetto sia diventato, negli anni, un vero fenomeno generazionale e cittadino. 

Un progetto nato dal volontariato 

Il Festival è ideato e organizzato dall'associazione studentesca Rete degli Universitari, in collaborazione con realtà locali come "Un Altro Mondo è Possibile APS" e SPI CGIL Emilia-Romagna. Un'esperienza che affonda le radici nel volontariato e nella partecipazione attiva, capace di costruire nel tempo una proposta culturale riconoscibile e plurale. "Più di ogni altra cosa, con il Festival abbiamo costruito una realtà che rispecchi la nostra idea di cultura: una cultura libera, co-costruita e plurale, una cultura 'con le mani in pasta', che alza la voce e non ha paura di schierarsi contro le ingiustizie", dichiarano gli organizzatori. "Vogliamo che il Festival continui a essere un evento completamente libero, aperto e accessibile a tutti. O così, o niente."

Tre giorni di dialogo

Ad aprile 2026 l'obiettivo è creare, per tre giorni, una comunità in dialogo che animi la zona universitaria, coinvolgendo professori, dottorandi, ricercatori, politici, sindacalisti, attivisti e militanti di rilievo nazionale e territoriale. "Perché la cultura deve essere alla portata di tutti, ma soprattutto deve poter essere costruita insieme." Nel corso delle edizioni passate il Festival ha accolto studiosi e studiose come Marco Aime, Michela Fusaschi, Andrea Staid, Ruba Salih, Fabio Dei, Chiara Saraceno, Ivo Quaranta e Francesco Remotti, confermando la solidità scientifica e il valore pubblico dell'iniziativa. La scelta della raccolta fondi nasce dalla volontà di mantenere il Festival indipendente. Organizzare un evento culturale gratuito e interamente costruito da volontari comporta costi significativi. "Nonostante il contributo e la collaborazione di alcune realtà del territorio, le donazioni dal basso restano fondamentali per continuare a dare spazio a un altro modo di fare cultura, aperto, partecipato e accessibile".

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