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Asturie “on the road”, viaggio alla scoperta della Spagna verde

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Costanza Ruggeri

Con oltre 400 chilometri di costa e più di 200 spiagge, sette aree dichiarate Riserve della Biosfera dall’Unesco e 4 parchi naturali, le Asturie (o meglio il Principato delle Asturie), “tradiscono” i villaggi bianchi dell’Andalusia e i paesaggi desertici della Catalogna a favore di cime montane, pascoli, meleti e paesi di pescatori fronte Oceano. Stretta tra la Galizia e la Cantabria e forte di tradizioni millenarie, la regione punta a diventare una destinazione ecosostenibile per un turismo slow

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È la Spagna che non ti aspetti. Parchi naturali, boschi di pini e felci, coste frastagliate e lunghe lingue di sabbia che si affacciano sul Mare Cantabrico. Con oltre 400 chilometri di costa (secondo Greenpeace il tratto meglio conservato di tutta la Penisola Iberica) e più di 200 spiagge, 7 aree dichiarate Riserve della Biosfera dall’Unesco e 4 parchi naturali, le Asturie (o meglio il Principato delle Asturie), “tradiscono” i villaggi bianchi dell’Andalusia e i paesaggi desertici della Catalogna a favore di cime montane, pascoli, pomaradas (meleti) e paesi di pescatori fronte Oceano. Connubio perfetto tra cultura, natura e gastronomia, con un milione di abitanti in “appena” 10.600 chilometri quadrati di territorio e un passato legato all’attività siderurgica e all’estrazione del carbone, le Asturie sono anche l’ultimo rifugio selvaggio dell’orso bruno in Europa occidentale. Meta di surfisti e di pellegrini e culla di prodotti culinari riconosciuti a livello internazionale (tra i tanti il Cabrales, un formaggio di latte di mucca e capra stagionato in grotta arrivato a costare 15mila euro al chilo), le Asturie puntano a diventare una destinazione ecosostenibile per un turismo slow. 

Stretta tra la Galizia e la Cantabria e forte di tradizioni millenarie e monumenti patrimonio Unesco, la regione è caratterizzata da un paesaggio scandito da “llagar” (le cantine del sidro dove sopravvive l’antica figura dell’escanciador che versa dall’alto il succo di mela fermentato per facilitarne l’ossigenazione) e “horreos” (gli antichi granai simbolo della cultura contadina) ma anche da architetture modernissime e locali avveniristici. Su tutti il Centro Niemeyer, progettato dall’omonima archistar brasiliana situato nella città di Avilés, il Museo del Giurassico di Colunga (opera di Rufino García Uribelarrea) e il Centro Congressi di Oviedo del valenziano Santiago Calatrava. 

Oviedo, Gijon e Avilés

Proprio da Oviedo comincia il nostro viaggio alla scoperta di questo angolo di Spagna dall’aspetto di Irlanda. Cittadina vivace dove convivono armoniosamente eleganti palazzi ottocenteschi ed edifici pre-romantici, quartieri storici e moderne sculture open-air, il capoluogo del Principato delle Asturie è il cuore spirituale della regione per il suo ruolo-chiave nell’istituzione del cammino di Santiago. Dalla Catedral de San Salvador, la chiesa principale dell’antica Ovietum, parte infatti il Cammino Primitivo, il primo itinerario Giacobeo di cui si hanno notizie: un percorso a piedi di oltre 300 chilometri che ricalca quello seguito dal re Alfonso II nel IX secolo per giungere alla tomba dell’apostolo Santiago, in Galizia. 

Ad una trentina di chilometri di distanza troviamo Gijon, ex-polo industriale e oggi città simbolo del buon (e bel) vivere asturiano. Finalista del programma EDEN della Commissione Europea (che riconosce l’eccellenza delle proposte di turismo sostenibile), la cittadina sul Golfo di Biscaglia è da viversi a ritmo slow, perdendosi tra i palazzi Art Nouveau, le rovine di epoca romana e le case dei pescatori del vecchio quartiere Cimadevilla. Tappa d’obbligo il Laboral, un imponente complesso (ex Università del lavoro) nella periferia orientale della città, capolavoro dell’architettura dell’era di Franco: oltre 130mila metri quadrati di spazio dedicati all'istruzione, alla produzione culturale e all'industria creativa. Avilés completa la triade dei centri più noti delle Asturie. Città di contrasti, con un passato industriale ben definito che convive con architetture avveniristiche (su tutte il Centro Culturale Internazionale Oscar Niemeyer, primo progetto dell’architetto brasiliano in Spagna), è l’unica con un potente flusso fluviale ai piedi del centro storico meglio conservato di tutto il nord spagnolo. 

Dalle cittadine della costa ai Picos de Europa

Cudillero, Llastres, Puerto de Vega, Llanes e Ribadesella. La costa delle Asturie è un susseguirsi di lunghe spiagge, località storiche e villaggi di pescatori. A punteggiare il paesaggio da est a ovest sono le pittoresche dimore degli “indianos”, lussuose costruzioni residenziali fabbricate dai membri dell’alta borghesia locale, ex emigrati in America (le Indie) che, una volta tornati in patria, riproposero le fattezze dei palazzi del Nuovo Mondo. Ecco allora la Casa de los Leones e il Palacio Partarriu a Llanes; La Quinda Guadalupe e il Gran Hotel del Sella a Ribadesella; Villa Argentina, Villa Rosario e Villa Excelsior nel villaggio di Luarca. 

L’entroterra ci mostra l’altro aspetto della ricchezza naturale della Regione: la montagna. Il Parco Nazionale di Picos de Europa (chiamato così perché era la prima terra europea che i navigatori avvistavano arrivando dalle Americhe) occupa oltre 67mila ettari con cime che superano i 2mila metri di altitudine. Porta d’accesso al Parco e prima capitale del Regno delle Asturie è Cangas de Onis, dove troviamo il "Puente Vieyu" o "Puentón", uno dei simboli iconograficamente più rappresentativi del Principato delle Asturie. Da qui, in pochi minuti, si arriva al celeberrimo Santurario e alla grotta di Covadonga. Costruita nel 1901 e meta di pellegrinaggio, la cattedrale in stile neoromanico sorge laddove, nel 722, gli asturiani guidati da re Pelagio sconfissero i musulmani dando di fatto inizio alla Reconquista spagnola.

Sidro e prodotti tipici della cucina asturiana

Schiena dritta, gambe aperte all’altezza delle spalle, bottiglia nella mano destra alzata al di sopra della testa e bicchiere, in basso, nella sinistra. Nelle Ilagar (le cantine di sidro) delle Asturie sopravvive l’antico rituale dell’escanciado con la figura dell’escanciador che versa dall’alto il succo di mela fermentato per facilitarne l’ossigenazione. Bevanda asturiana per eccellenza, il sidro (o meglio, la sidra) è una denominazione di origine protetta con tanto di disciplinare che detta le regole da seguire per la produzione. Il sidroturismo è una forma emergente di turismo enogastronomico nella Regione: molte sidrerie offrono degustazioni guidate con visita ai meleti e spiegazione delle diverse fasi di produzione della bevanda. Tra le realtà più consolidate c’è Trabanco, fondata nel 1925 e oggi tra le aziende più promettenti della filiera, dove accompagnare un bicchiere di sidro a uno dei piatti tipici della cucina regionale: dalla Fabada (“zuppa” a base di fagioli bianchi, sanguinaccio e mix di carni di maiale) al Cachopo (una sorta di cordon-bleu con filetti di manzo panati, prosciutto e formaggio) fino ancora alla Caldereta (stufato di pesce) e alle Cebollas rellenas de Bonito (cipolle ripiene di tonno). 

Re indiscusso della tavola asturiana è, però, il formaggio. Nella regione ci sono quattro Denominazioni di Origine (Cabrales, Gamonéu, Casín Afuega'l pitu) e una Indicazione Geografica Protetta (il Beyos). Il 65% dei formaggi asturiani è fatto di latte vaccino, prodotto da mucche che pascolano libere sui Picos de Europa e sulle catene montuose di Sueve e Cuera. Ed è proprio il Cabrales (il più celebre degli erborinati della zona) ad essere entrato nel Guinness dei Primati come formaggio più costoso mai battuto all’asta: il vincitore ha pagato 20.500 euro per una forma prodotta nel 2019 dal caseificio Quesería Arangas.

Il fascino dei Los Paradores

Dormire in un letto a baldacchino, ammirare il paesaggio dall’alto di una torre, rilassarsi sorseggiando un bicchiere di vino davanti a un caminetto in pietra o, ancora, fare colazione nel refettorio di un vecchio monastero. Terminiamo il nostro viaggio alla scoperta delle Asturie nei Paradores, strutture turistiche tra le più affascinanti che si possano trovare nella Regione. Si tratta di hotel di lusso ricavati in edifici dal valore storico e artistico, gestiti dallo Stato, e nati nei primi anni del Novecento sotto il patrocinio di re Alfonso XIII. Tra i più suggestivi ci sono il Parador de Cangas de Onís, situato nell’antico monastero benedettino di San Pedro de Villanueva (uno dei più antichi delle Asturie) ai piedi del Parco Nazionale Picos de Europa, il Corias Parador, nel monastero di San Juan Bautista (conosciuto come “El Escorial de Asturias” per la sua imponente architettura) e il Parador de Gijón, collocato in un mulino secolare nel parco Isabel la Católica, a due chilometri dalla spiaggia di San Lorenzo.