Zoja: "L'inconscio è la regola, anche nella nostra società"

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Filippo Maria Battaglia

Filippo Maria Battaglia

©IPA/Fotogramma

"Spesso crediamo a lungo, anche tutta la vita, di volere qualcosa. Poi i fatti ci dimostrano che, senza saperlo, volevamo qualcos’altro: persino il contrario", dice uno dei più noti psicoanalisti, che torna in libreria con un saggio intitolato "Sotto l'iceberg". L'intervista durante "Incipit", la rubrica di Sky TG24

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"Cosa si cela al di sotto della superficie? E cosa può emergere dal profondo?": sono domande piuttosto ambiziose, è vero, e diventano ancora più ambiziose se per provare a rispondere non si guarda solo alla dimensione individuale ma alla nostra società nella sua complessità. È attorno a queste domande che ruota "Sotto l’iceberg", il nuovo libro di uno dei più noti e apprezzati psicoanalisti contemporanei, Luigi Zoja, arrivato da poco in libreria per i tipi dell’editore Bollati Boringhieri, (pp. 160, euro 15). "Spesso - osserva Zoja - crediamo a lungo, anche tutta la vita, di volere qualcosa. Poi i fatti ci dimostrano che, senza saperlo, volevamo qualcos’altro: persino il contrario".

"Una situazione in cui mi sono trovato spesso durante i tanti decenni di lavoro psicanalitico è stata quella di avere come pazienti padri che non avevano desiderato essere tali - racconta Zoja nella nuova puntata di 'Incipit', la rubrica di libri di Sky TG24 - Ecco: regolarmente queste persone entravano in una dimensione nuova perché, pur non avendo desiderato quella paternità, si affezionavano al figlio o quantomeno alla sua idea. E ciò avveniva persino nei casi in cui il figlio aveva ormai una certa età e faceva fatica a stare al loro posto nella loro vita. Quei padri si sentivano meglio, diversi. Erano insomma entrati in una nuova condizione di significato grazie al fatto che tutto quello che facevano aveva un'ulteriorità da trasmettere a un'altra generazione".

In questa intervista Zoja affronta molti altri temi: dal nostro rapporto con le città ("dal 2008 più della metà della popolazione terrestre vive in grandi comunità: una svolta senza precedenti, destinata a essere irreversibile") ai cambiamenti nelle relazioni quotidiane. "Fino a poche generazioni fa - osserva lo psicanalista - i contatti sociali erano infinitamente più ridotti di oggi. A inizio Novecento si conoscevano 200-300 persone nell’intera vita, mentre oggi la norma è vivere in una innaturale densità, sia nello spazio sia nel tempo". Con conseguenze inevitabili: "Non abbiamo più la cognizione di chi sia l'altro. Abbiamo l'idea,  la categoria 'amici' sui social, ma le neuroscienze ci dicono che riusciamo a immagazzinare fino a centocinquanta volti e poi facciamo confusione. E questo significa che la stessa parola amicizia perde di significato".

 

L'intervista è disponibile anche come podcast in tutte le principali piattaforme cercando la rubrica "Tra le righe" o selezionando l'episodio nella playlist che si trova qui sotto.

 

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