Stassi: “Il mio Geppetto ci ricorda che col tempo i grandi libri continuano a cambiare”

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Filippo Maria Battaglia

Lo scrittore pubblica un romanzo con protagonista uno dei personaggi più amati delle "Avventure di Pinocchio". E durante "Incipit" racconta: "Le grandi storie vanno oltre il margine, superano la pagina, sono organismi vitali" 

C'è una frase di Giorgio Manganelli che dice così: "Nessun libro finisce; i libri non sono lunghi, sono larghi". Fabio Stassi l'ha messa in esergo ai ringraziamenti del suo nuovo romanzo, "Mastro Geppetto", pubblicato da Sellerio (160 pp., 15 euro), e per raccontarlo si può partire proprio da quella citazione dell'ultima pagina. 

"I libri non finiscono al punto di ogni periodo - racconta Stassi durante 'Incipit', la rubrica di Sky TG24 - Vanno oltre il margine,  superano la pagina, continuano a mutare, sono organismi vitali dentro cui accadono continuamente delle cose. Questo capita soprattutto con quelli dell’infanzia: a dieci anni hanno un senso, a venti un altro, a cinquanta e sessanta un altro ancora". 

Stassi parla di tutti i grandi libri, certo, ma parla innanzitutto delle "Avventure di Pinocchio" e del Geppetto che adesso è diventato anche il protagonista del suo nuovo romanzo. "È l’inerme assoluto, l’uomo che si offre alla vita nonostante la miseria in cui vive, lo stravagante del villaggio preso in giro per la parrucca bionda, l’ultimo degli ultimi, il più povero e il più indifeso, che però mantiene intatta la capacità di sognare", dice in questa intervista, prima di aggiungere: "Io in qualche modo ho provato a raccontare di nuovo questa favola dal suo punto di vista, seguendo per quello che si può l’appello di Leonardo Sciascia a guardare la realtà senza dolcificanti".

 

L'anti-Don Abbondio

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"Tra i personaggi della nostra letteratura  - nota ancora - Geppetto è centrale: è un po’ l’anti-Don Abbondio, un padre coraggioso che parte alla ricerca di un figlio che poi in realtà è un semplice pezzo di legno. La sua storia contiene costellazioni di parole, di scrittori, di rimandi" spiega, prima di citare il Rosso Malpelo di Giovanni Verga, le poesie di Dino Campana e di Alda Merini, le parole di Jorge Luis Borges e i versi di Giuseppe Ungaretti, anche lui, a suo modo, "un Geppetto che se ne va in giro per il mondo".

In poco più di centocinquanta pagine Stassi restituisce il fondo amaro di una grande storia, sottraendola alla patina pedagogica che ci si è incrostata sopra e facendone brillare i suoi contrasti. Perché - come osserva lui -  "è appena questo che vuol dire scrivere: raccontare cento e cento volte la stessa favola, per raschiare il destino che c’è sotto, non alzarsi dalla sedia finché non si è finito e dopo tornare a riscriverla ancora".

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