David di Donatello, la passione di Matteo Garrone e la festa del cinema italiano

Spettacolo

Denise Negri

Il trionfo di Matteo Garrone, "figliol prodigo" del cinema italiano. L'omaggio tardivo a Dario Argento e la standing ovation per Tim Burton. I David accontentano, quasi, tutti. 

Il rinnovamento, tanto inseguito, si è in effetti iniziato a vedere. Direi intravedere ed è già molto. Questa edizione dei David di Donatello che arrivava alla linea di partenza con nuovi premi (come quello assegnato del pubblico) e alcuni nuovi giurati dell’Accademia del cinema Italiano, si è conclusa con un grande vincitore e pochi sconfitti (FOTO).

Finalmente Garrone

Felice per Matteo Garrone che ha sempre un’aria dolce e un po' spaesata, che vuole sempre condividere la gioia del successo con tutto il cast, che dedica i 9 premi al suo “Dogman” al figlio e che finalmente viene valorizzato anche in Italia, dopo essere stato per anni più “osannato” in Francia senza venire sempre ripagato dal pubblico in sala. Vince un film che si ispira ad un fatto di cronaca romana ma che il regista ha saputo rendere universale, un ritratto chiaro-scuro in bilico tra innocenza e criminalità, purezza e orrore. Dispiace per Luca Guadagnino che con Matteo condivide la sorte di un successo più straniero che nostrano e che con il suo “Chiamami con il tuo nome” vince due premi come miglior canzone originale e sceneggiatura non originale. Del resto anche Mario Martone con il suo “Capri-Revolution” di premi ne vince solo due e di certo non soddisfano il tentativo di ricerca poetica e quasi filosofica dell’ambizione del film. Inutile ricordare che dalle cinquine ne esce vincitore uno solo.

Le dediche dei premi

Che bella Elena Sofia Ricci (miglior attrice protagonista per “Loro”) che si stupisce dell’assenza di Paolo Sorrentino in questa edizione e dedica alle figlie il premio perché anche loro possano avere la fortuna di vivere seguendo le proprie passioni. Quella passione che non manca ad Alessandro Borghi, miglior attore protagonista nel film sugli ultimi giorni di vita di Stefano Cucchi. Incontrato poi con il David in mano e gli occhi lucidi, quasi più per il premio ad Alessio Cremonini come miglior regista emergente, parla di umanità e dell’importanza di riservarla ad ogni essere umano. Benissimo Edoardo Pesce meritato miglior attore non protagonista in "Dogman" bravo tanto quanto Marcello Fonte che a Cannes aveva già avuto il suo bagno di folla e alla cerimonia italiana è finalmente riuscito a portare in platea la mamma Giuseppa. Ci sono stati poi i ringraziamenti: Tim Burton che ringrazia Fellini e Mario Bava, Roberto Benigni che dopo avergli consegnato il David alla carriera, ringrazia a sua volta Matteo Garrone con il quale sta girando “Pinocchio”. Si era fatto attendere un po' sul tappeto rosso ma poi si è fatto perdonare concedendosi parecchio. Il regista ora di “Dumbo”, prima di “Edward mani di forbice”, “La fabbrica di cioccolato”, “Nightmare before Christmas” solo per dirne alcuni, gesticola mentre parla, si dice costantemente ispirato dall’arte italiana e racconta di come anche lui, in fondo, si sia sempre sentito diverso proprio come l’elefantino dalle grandi orecchie. Uma Thurman (David speciale a lei) porta quelle piccole rughe attorno agli occhi con una grazia ed una eleganza davvero invidiabili, certo aiutata da un fisico e un “allure” poco comuni. Era emozionato il maestro Dario Argento incredibilmente mai premiato con un David in 40 anni di carriera: ma il rinnovamento, appunto, si inizia ad intravedere.

Viva Cuaron

Grande colpo di Alfonso Cuaron che ritira il David per il miglior film straniero a “Roma”. Forse legge sul “gobbo” ma fa comunque lo sforzo, apprezzabile, di parlare in italiano. Ringrazia il nostro paese, il Messico e il cinema, arte che sa fare alla grande.

 

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