Venezia 75 in pillole: ciò che rimane di questa edizione

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3' di lettura

È stata una bella rassegna, ampia e fresca, lo dicono anche gli abitanti del Lido. Ha vinto Cuaron a pieno titolo, hanno vinto Audiard e Lanthimos con giusto merito. È l’ultimo festival di Vincenzo Mollica, che dà l’addio con eleganza

Ogni esperienza è fatta di persone ed emozioni. Dettagli che spesso non hai la percezione di vivere sul momento ma che tornano alla memoria quando cala il sipario. Di questa Venezia 75 solo adesso che si è conclusa riesco a descrivere quello che ho sentito, perché quello che ho visto ho cercato di raccontarlo ogni giorno. Ha vinto Cuaron, a pieno titolo, hanno vinto Audiard e Lanthimos con giusto merito e i tre film italiani nella sezione ufficiale invece non hanno vinto nulla. Concordo con il giudizio della Giuria meno con i colleghi che nelle analisi dei prossimi giorni torneranno sull'assenza dell'Italia.

I film italiani

I film di Guadagnino, Martone e Minervini erano belli e potenti in modo diverso, soprattutto i primi due. Suspiria avrà lunga e prolifica vita nelle sale anche internazionali, Capri-Revolution sarà probabilmente più apprezzato da noi mentre Minervini, che in Italia ci torna di passaggio perché ha costruito la sua vita altrove, continuerà a raccontarci il mondo che vede e a dare voce a chi in genere non ce l'ha. Insomma tutto questo per dire che i premi sono importanti, i Festival sono ottime vetrine ma poi ogni regista percorre la propria strada nelle sale di montaggio prima e poi in quelle cinematografiche, indipendentemente da Venezia, Cannes o Berlino (per citare i più grandi europei). La combinazione di arte, mercato e pubblico che qui al Lido più che sulla Croisette o ad Alexanderplatz si manifesta è, a mio avviso, il modo migliore per mantenere la qualità elevata ma anche per far staccare i biglietti da cui derivano gli introiti, di cui tutti nostro malgrado, ci nutriamo.

Una bella edizione

È stata una bella edizione, ampia e fresca, lo dicono anche gli abitanti del Lido da cui finalmente il Presidente della Biennale Paolo Baratta ha avuto il consenso (lo ha raccontato con orgoglio nell'ultima conferenza stampa ufficiale, quella che si fa praticamente all'alba della domenica mattina con giornalisti-zombie che si aggirano esausti sulla terrazza principale). Insomma le emozioni in immagini, dicevo: la gente in fila per ore alla biglietteria anche sotto la pioggia, il ragazzino in lacrime per la foto con Lady Gaga, il mio incontro con Tilda Swinton, gli occhi curiosi e blu di Bradley Cooper, la tensione di Damien Chazelle durante la proiezione di First Man alla stampa, le canzoni nel primo episodio del film dei Coen, la voglia di natura in Capri, la disperata solitudine del film su Cucchi, la stupida ottusità della Regina Anna (nel film ovviamente perché Olivia Colman invece dal vivo è una gran signora). In ultimo un collega, amico e maestro che fin dai miei primi passi nell'intricato mondo cinematografico mi ha dispensato preziosi consigli: parlo di Vincenzo Mollica. Mi ha detto che sarebbe stato il suo ultimo Festival. Non c'era traccia di nostalgia nelle sue parole ma solo eleganza. Ecco, quella che spero che il cinema possa sempre e comunque infondere a tutti noi. Per qualche giorno mi riposerò, ma tornerò presto a raccontare questa settima arte.

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