"2001: Odissea nello Spazio", il capolavoro di Kubrick compie 50 anni

9' di lettura

Il film è stato presentato a Washington il 2 aprile 1968, poi è arrivato nelle sale di tutto il mondo. Ecco, mezzo secolo dopo, qualche curiosità sulla pellicola

È passato mezzo secolo. E “2001: Odissea nello Spazio” rimane una pietra miliare del cinema. Il capolavoro profetico di Stanley Kubrick è un’opera che ha tracciato un prima e un dopo e ha influenzato generazioni di cineasti. La pellicola - il titolo originale è “2001: A Space Odyssey” - è stata presentata in anteprima mondiale il 2 aprile 1968 a Washington, due giorni dopo è arrivata a New York e poi via via in tutto il mondo. Nei cinema italiani è uscita il 12 dicembre. A distanza di cinquant’anni, ecco qualche curiosità sul film.

Il regista

“2001: Odissea nello Spazio” è uno dei capolavori più celebri di Stanley Kubrick. Il regista, nato il 26 luglio 1928 a New York, nel Bronx, da una famiglia austriaca di origine ebrea, è morto il 7 marzo 1999 stroncato da un infarto nel sonno. Era appassionato di fotografia, jazz e scacchi. “2001: Odissea nello Spazio”, diretto a 40 anni, lo ha consacrato definitivamente come uno dei registi più rivoluzionari e influenti di tutti i tempi. Con esso, Kubrick ha ridefinito i limiti del cinema e cambiato per sempre la fantascienza. In 139 minuti di pellicola, ci sono poco meno di 40 minuti di dialogo. “Ho cercato di creare un'esperienza visiva, che penetra direttamente il subconscio con un contenuto emozionale e filosofico. Non è un messaggio che volevo trasmettere a parole”, ha spiegato in un’intervista.

La preparazione

Kubrick ha iniziato a lavorare al film nel 1964. Ad aiutare il regista nella sceneggiatura originale c’era lo scrittore di fantascienza Arthur Charles Clarke: in parallelo al film, ha preso vita anche il romanzo. Per immaginare il futuro e per ricreare l’universo sono stati interpellati scienziati e pensatori. Per Kubrick e il suo team sono stati 4 anni di fatiche, ricerche, studi, traslochi tra gli Usa e l’Inghilterra, discussioni. E ripensamenti. La pellicola poteva intitolarsi “Viaggio al di là delle stelle” e il monolito avere un’altra forma; ci poteva essere “Sogno di una notte di mezza estate” di Felix Mendelssohn al posto di “Sul bel Danubio blu” di Johann Strauss jr e i “Carmina burana” di Carl Orff invece di “Così parlò Zarathustra” di Richard Strauss. Le riprese sono iniziate nel dicembre 1965 negli studios inglesi di Boreham Wood, dove è stata ricostruita anche la centrifuga dell’astronave Discovery. Sono durate 18 mesi. Il budget iniziale di Mgm era di 6 milioni di dollari, ma la cifra salì a più di 10. Kubrick ha tagliato, montato e rimontato fino all’ultimo minuto. Secondo Douglas Trumbull, supervisore degli effetti speciali, il girato era 200 volte più lungo rispetto alla lunghezza finale del film.

La trama

L'aspetto fantascientifico non è che una minima parte della pellicola, che affronta temi differenti: dall’identità e il destino dell’umanità, al rapporto di quest'ultima con l'universo; passando dall’incontro-scontro con l’intelligenza artificiale, alla ricerca di Dio. La struttura narrativa è divisa in 4 capitoli, che raccontano vicende lontane nel tempo ma collegate tra loro. Si inizia con circa tre minuti di buio e “L’alba dell’uomo”: descrive la terra di 4 milioni di anni fa e il passaggio, grazie a un monolito apparso all’improvviso, dagli ominidi all’uomo dello spazio. Dopo il capitolo “TMA-1”, con la scoperta del monolito sulla Luna, si passa a “Missione Giove”: ambientato nel 2001, racconta la vita degli astronauti sulla nave spaziale Discovery e il conflitto che nasce con il super computer Hal 9000 (che sa battere a scacchi gli umani, come poi è successo nella realtà). Alla fine la macchina uccide gli astronauti, ma viene disconnessa e condannata a morte dall’unico sopravvissuto, il comandante David Bowman. L’ultima parte, considerata la più complessa e controversa, è “Giove e oltre l’infinito”. Riappare il monolito nello Spazio e Bowman viene risucchiato in un varco. L’uomo vede, tra l’altro, se stesso invecchiare e poi agonizzante. Poi riecco il monolito: Bowman prova a toccarlo e diventa un feto, entra dentro il blocco nero ed esce nello Spazio. Da lì, mentre ruota lentamente su se stesso, osserva la Terra. Un finale che offre una miriade di interpretazioni (filosofiche, religiose, scientifiche, cinematografiche) ma che, a detta dello stesso regista, non ha una spiegazione univoca e oggettiva. “Ognuno è libero di speculare a suo gusto sul significato filosofico e allegorico del film”, ha dichiarato Kubrick.

Le musiche

La scena finale è accompagnata dal brano classico “Così parlò Zarathustra”, richiamo all’opera filosofica di Friedrich Nietzsche. Lo stesso pezzo accompagna anche le prime immagini del film, che quindi si chiude in modo circolare. Altro brano importante è “Sul bel Danubio blu”. Poi ci sono le musiche di György Ligeti, che in un’intervista ha rivelato: “È meraviglioso il modo in cui la mia musica è utilizzata nel film, lo è meno il fatto che nessuno mi abbia mai consultato e che non sia stato pagato”. In realtà la partitura era stata commissionata ad Alex North, regolarmente retribuito. Solo durante la proiezione del film, il compositore scoprì che non c’era traccia della sua colonna sonora e che tutto il materiale da lui creato era stato scartato da Kubrick.

Gli effetti speciali

Mezzo secolo fa, in pieno fermento del ‘68 e un anno prima che l’uomo sbarcasse sulla Luna, “2001: Odissea nello Spazio” ha lasciato il segno anche per gli effetti speciali (non digitali). Kubrick voleva raggiungere un livello di realismo visivo senza precedenti e per questo si è circondato di persone geniali come Douglas Trumbull, considerato un “mago” in quel campo. Non solo. Il regista ha chiesto l’appoggio tecnico della Nasa, per verificare che ogni dettaglio fosse scientificamente verosimile e approvato dagli esperti: il futuro, la riproduzione dell’universo, i modellini delle astronavi, la vita nello Spazio, i movimenti in assenza di gravità. Proprio per gli effetti speciali, il film ha vinto il suo unico premio Oscar: un riconoscimento assegnato a Kubrick (unica statuetta nominale della sua carriera) e Trumbull. La pellicola era candidata anche per miglior regia, sceneggiatura originale e scenografia.

La critica

Le reazioni dopo l’uscita del film sono state disparate. La critica, così come l’Academy, non l’ha accolto benissimo e questo l’ha frenato per le prime settimane. Più tardi il pubblico, soprattutto i giovani, sono corsi al cinema grazie al passaparola. Il tempo, poi, ha decretato il successo della pellicola. “2001: Odissea nello Spazio” ha inciso nell’immaginario collettivo e influenzato tanti registi famosi. Come Steven Spielberg, James Cameron (“Non appena lo vidi, seppi che volevo diventare regista”), George Lucas (“Uno dei miei film preferiti”). Tra i fan più entusiasti c’era John Lennon. Infinite - dal cinema al fumetto, dalla tv alla musica, dall’arte alla pubblicità - sono le citazioni, i rimandi e gli omaggi alla pellicola. Ci hanno pensato i Simpson, ci ha pensato Christopher Nolan in “Inception” (nella sequenza dell'innesto finale in cui Cillian Murphy ritrova il padre sul letto di morte), ci ha pensato David Bowie con la storica “Space Oddity”.

Le curiosità

Tanti i dettagli curiosi legati al film. Il computer Hal, ad esempio, è l’insieme delle lettere che precedono la sigla Ibm: Clarke ha assicurato che si è trattato di un caso. A doppiare il super computer in italiano è stato l’attore palermitano Gianfranco Bellini, che ha ricevuto i complimenti di Kubrick. La sceneggiatura originale prevedeva che l’obiettivo della missione Discovery fosse Saturno, ma era difficile riprodurre in modo accurato gli anelli e si è optato per Giove. Per gli ominidi sono stati impiegati mimi e ballerini, mentre i cuccioli erano delle vere scimmie. In una scena appare anche Vivian Kubrick, una delle figlie del regista. Secondo l’altra figlia, Katharina, il padre ha fornito il suo respiro per le tute spaziali. Infine, anche a un perfezionista come Stanley Kubrick è sfuggito qualcosa. La svista si trova nella scena da antologia - definita da Clarke il più lungo flash forward della storia del cinema (4 milioni di anni) - in cui l’osso/arma viene lanciato nello Spazio per poi trasformarsi in un’astronave: l’ominide capo impugna un femore, ma quella che rotea in aria è una tibia. L’errore fu di un operatore che riprese l’osso sbagliato, ma in sede di montaggio neanche il regista se ne accorse.

L’anniversario e l’omaggio a Cannes

A cinquant’anni anni dall’uscita nelle sale, il film sarà celebrato anche al Festival di Cannes. La pellicola verrà mostrata il 12 maggio, in anteprima mondiale, in una nuova copia in 70mm. A presentare la proiezione ci sarà Christopher Nolan. All'evento parteciperanno anche alcuni membri della famiglia Kubrick, tra cui la figlia Katharina, e Jan Harlan, coproduttore e cognato del regista. Il giorno dopo, Nolan sarà il protagonista di una masterclass in cui parlerà dell'influenza di Kubrick sul suo lavoro. “Uno dei miei primi ricordi legati al cinema è quello di aver visto ‘2001: Odissea nello Spazio’ al Leicester Square Theatre di Londra insieme a mio padre. L'opportunità di essere coinvolto nel ricreare quell'esperienza per una nuova generazione è per me un onore e un privilegio”, ha detto. Nolan ha lavorato, in collaborazione con i tecnici di Warner Bros, al processo di ri-masterizzazione della pellicola. La nuova versione del film è stata tratta dal negativo originale attraverso un processo di ricreazione fotochimica, senza ritocchi digitali, revisioni o modifiche di montaggio. In autunno, Warner Bros celebrerà l’anniversario del film con una versione home video per la prima volta in risoluzione 4K con High Dynamic Range Imaging (HDRI). In questo modo il viaggio di Kubrick, sulle note di Strauss, appassionerà nuovi spettatori.

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