Sciopero autotrasportatori e supermercati vuoti, cos'è il panic buying e come difendersi

Economia
©Ansa

Introduzione

La protesta continua a rallentare le consegne in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, colpendo per primi ortofrutta e banchi frigo. A Napoli Confesercenti Campania ha parlato di scaffali riforniti solo per metà. In diversi punti vendita della città e della Provincia, però, a completare lo svuotamento è stata la corsa alle scorte, tanto che da più parti, associazioni di categoria comprese, è arrivato l’invito esplicito a non fare incetta. 

Quello che devi sapere

La situazione dei supermercati in Campania

A Napoli, Caserta e Salerno, tanto in città quanto in Provincia, si lavora sulle scorte: quelle dei negozi e quelle che le famiglie cominciano ad accumulare nelle dispense. A raccontare la situazione sono soprattutto i prodotti che non ci sono più. Le uova sono difficili da trovare, la carne scarseggia, i frigoriferi mostrano interi comparti vuoti e, in alcuni supermercati, anche i banchi della verdura sono sprovvisti di merce. Ma la fotografia di questi giorni è fatta anche di quello che, invece, finisce nei carrelli. Si compra più del necessario, per il timore che domani possa non esserci più nulla. È soprattutto la pasta, a quanto si apprende, a finire nelle scorte delle famiglie. Eppure, per i prodotti a lunga conservazione e i generi alimentari in scatola non si registrano particolari problemi di approvvigionamento. Gli scaffali sono riforniti grazie alle scorte di magazzino, ma la paura che il blocco possa protrarsi spinge a comprare oggi quello che potrebbe servire tra una settimana. La situazione cambia da un supermercato all'altro, ma i reparti del fresco sono carenti ovunque. Va meglio nella piccola distribuzione, dove i rapporti diretti con i produttori locali consentono di compensare almeno in parte gli ostacoli ai rifornimenti.

 

Per approfondire: Prezzi carburanti, la protesta dei tir svuota gli scaffali dei supermercati. FOTO

La situazione dei supermercati in Molise

A Termoli gli scaffali dei supermercati sono in parte svuotati a causa del mancato approvvigionamento delle derrate alimentari, soprattutto frutta, verdura ma anche prodotti imbustati. La situazione va leggermente meglio nelle piccole attività alimentari i cui fornitori, tra gli altri, sono per lo più coltivatori locali per cui i titolari stanno riuscendo ad ottenere l'ortofrutta ed altre tipologie di prodotti.

 

Per approfondire: Sciopero autotrasportatori, le proteste rallentano anche la produzione di pasta

pubblicità

L’effetto delle fotografie degli scaffali vuoti

"Il camion fermo svuota il magazzino, è vero, ma lo scaffale lo svuota la fotografia dello scaffale vuoto. Può sembrare un gioco di parole, ma in realtà basta un’immagine inoltrata nella chat del condominio affinché migliaia di persone decidano nello stesso momento di comprare per tre settimane, e a quel punto la carenza che si temeva diventa reale e l'emergenza si esaspera", ha dichiarato Vincenzo Barretta, psichiatra e direttore scientifico del Centro Noesis di Napoli, che da esperto legge così le scene che da giorni arrivano dai supermercati del Mezzogiorno, causato dal fermo degli autotrasportatori contro il caro gasolio. 

Il panic buying

"Nella letteratura scientifica il fenomeno ha un nome, panic buying, ed è stato studiato soprattutto durante le emergenze sanitarie. Una revisione pubblicata nel 2020 sull’International Journal of Environmental Research and Public Health da ricercatori della Nanyang Technological University di Singapore lo riconduce a quattro famiglie di cause: la percezione della minaccia e della scarsità, la paura dell’ignoto, il bisogno di ridurre l’ansia riprendendo il controllo della situazione, l’influenza della propria rete sociale. In questi giorni le abbiamo viste agire tutte insieme, nelle stesse strade", ha spiegato Barretta.

pubblicità

Il problema

Il nodo, per l'esperto, è il terzo fattore: "Fare scorte è un modo per riprendersi il controllo, ma è un controllo che si paga con l’ansia di tutti gli altri. Chi riempie il carrello oltre il necessario si tranquillizza per qualche ora, chi arriva dopo trova il vuoto, lo fotografa e lo rimette in circolo. Per questo è una questione che riguarda la salute emotiva e comportamentale di una comunità prima ancora della logistica", ha dichiarato Barretta.

L’episodio del 2020

Nella sua lettura pesa anche una memoria recente. Come spiega Barretta, "per molti il marzo del 2020 in pandemia sembrava archiviato, ma il gesto appreso allora è rimasto disponibile: alla prima immagine di un banco frigo vuoto lo si ripete senza passare per la verifica dei fatti. Viviamo in un ambiente immateriale, fatto di chat, gruppi e notifiche, che ha tempi incomparabili con quelli della merce, e il panico si costruisce esattamente in quello scarto". Il ritorno alla auspicata normalità nei punti vendita resterà comunque graduale. Per Barretta, l’effetto più duraturo non si misurerà sui ripiani: "Gli scaffali torneranno pieni nel giro di pochi giorni. Il comportamento resta più a lungo: alla prossima vertenza troveremo una popolazione che ha visto due volte in sei anni il supermercato svuotarsi, e che reagirà ancora più in fretta".

 

Per approfondire: Sciopero autotrasportatori in Campania, caselli chiusi e scaffali nei supermercati vuoti

pubblicità