Superbonus 110%, quanto è costato e quali effetti ha avuto sull'economia italiana
Economia
Introduzione
Oltre 170 miliardi di euro. Questo uno dei dati più recenti relativo all'operazione Superbonus per l'Italia che raggiunge un valore quattro volte superiore rispetto a quanto preventivato. È emerso dai dati diffusi dal Ministero dell’Economia, ma anche da Istat, Enea e Agenzia delle Entrate. Una cifra piuttosto considerevole, vicina all’intero valore del Pnrr italiano, ma che ha avuto anche effetti positivi.
Quello che devi sapere
Quota 174 miliardi
In particolare, "Il Sole 24 Ore", ha analizzato nel dettaglio il conto dell'operazione Superbonus che ha raggiunto quota 174 miliardi, come detto molto più di quanto preventivato. "Numeri che fanno riflettere e fanno capire il lavoro che Mef e amministrazione finanziaria - ha sottolineato il quotidiano economico - sono stati chiamati a portare avanti, aumentando l'attenzione proprio per intercettare i pericoli legati a chi ha sfruttato gli ultimi scampoli dell'agevolazione (al 2025 era al 65%) per poterla sfruttare pur non avendo alcuni o tutti i requisiti. Un problema che emerge anche dal confronto con gli anni precedenti in cui la quota di crediti scartati è stata circa del 3%".
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L'impegno del Fisco
Il tema Superbonus, viene sottolineato ancora, si è anche intrecciato con il dibattito sul mancato raggiungimento della soglia del 3% nel rapporto deficit/Pil per il 2025 e con il fatto che "l'impegno del Fisco nel bloccare la monetizzazione di crediti per spese 2025 ha impedito che il conto fosse ancora più alto rispetto agli 8,4 miliardi indicati all'interno del documento di finanza pubblica (Dfp)".
Due direttrici
Secondo i dati emersi e come prosegue ancora nella sua analisi "Il Sole 24 Ore", il piano straordinario di analisi e controllo messo in atto dal Fisco si è snodato lungo due specifiche direttrici. Da una parte i controlli preventivi che hanno consentito di scartare 1,8 miliardi di crediti. Dall'altro, poi, le attività di analisi del rischio attraverso le quali sono stati individuati 2,3 miliardi di euro di crediti da Superbonus che rispondevano ad un identikit di pericolosità. Aspetto, quest'ultimo, legato proprio alle potenziali frodi collegate con le comunicazioni di cessioni del credito o sconto in fattura: alcune delle quali con un livello talmente alto da aver portato a 680 milioni già sequestrati dall'autorità giudiziaria. Proprio dalla somma tra scarti e screening con l'analisi rischio si arriva così ai 4,1 miliardi di euro.
Il commento di Giorgia Meloni
"Se con il piano casa da 10 miliardi realizzeremo almeno 100.000 nuovi alloggi, con i 160 miliardi di euro destinati dalla sinistra a Superbonus e bonus facciate ne avremmo potuto costruire più di 1.600.000. Purtroppo, a pagare il prezzo di decisioni scellerate fatte dalla sinistra per raccattare facile consenso sono sempre i cittadini comuni". Queste le parole della premier Giorgia Meloni, in un passaggio della sua intervista a "Panorama" proprio sul tema legato al Superbonus.
Stop agli sprechi
"Il Superbonus doveva rilanciare l'edilizia e sostenere la riqualificazione energetica, ma si è trasformato in una misura fuori controllo, con costi enormemente superiori alle previsioni iniziali e un impatto devastante sui conti pubblici. In questi giorni arriva un'altra amara conferma: una parte rilevante dei crediti presentati era irregolare o addirittura riferita a lavori mai eseguiti. Nel frattempo migliaia di famiglie e condomìni sono rimasti intrappolati in cantieri incompleti, vittime di imprese improvvisate nate solo per sfruttare gli incentivi. Le risorse pubbliche devono essere utilizzate con responsabilità, senza essere strumento di operazioni propagandistiche che scaricano il conto sulle future generazioni". Lo ha dichiarato in una nota il deputato Saverio Congedo, capogruppo di Fratelli d'Italia in commissione Finanze.
Uno dei motori della ripresa economica
Ma, se è vero che di recente il dibattito pubblico si è concentrato molto sul costo della misura e sul suo impatto sui conti pubblici, facendo emergere come abbia inciso in maniera evidente sul deficit e abbia costretto a continue revisioni delle stime ufficiali, l'analisi del Corriere della Sera, sottolinea anche che "il 110% non è stato soltanto una gigantesca misura di spesa pubblica. È stato anche uno dei principali motori della ripresa economica italiana dopo la pandemia".
Il flusso dei crediti oltre le attese
Infatti, sottolineano gli esperti, una parte importante della spesa legata al Superbonus risulta nel conto specie dopo il 2023, ovvero a seguito del tentativo del governo Meloni "di rallentare il sistema attraverso la stretta sulla cessione dei crediti". Proprio questo risulta essere uno degli aspetti che maggiormente ha stupito i tecnici del Tesoro. Infatti, è emerso, "il flusso dei crediti fiscali ha continuato a crescere ben oltre le attese".
Gli effetti del Superbonus
Di fatto, dunque, il Superbonus ha avuto un effetto evidente sull’economia reale e sulla ripresa dopo il Covid. Stando ai dati del Mef e dei principali centri studi, la super agevolazione ha consentito investimenti per oltre 100 miliardi di euro e agevolato la crescita del settore delle costruzioni nel triennio post-pandemia, tra il 2021 e il 2023. Proprio in quegli anni il nostro Paese ha potuto far segnalare tassi di crescita superiori a diverse economie europee, sorretta anche dall’espansione degli investimenti edilizi. Effetti positivi sono ricaduti poi anche sull’occupazione, sulla produzione industriale collegata all’edilizia e sul gettito fiscale generato dall’aumento dell’attività economica.
Il ritorno fiscale
In tutto questo, conclude il "Corriere della Sera", è sbagliato sostenere che il Superbonus si sia "ripagato da solo", come ritengono alcuni sostenitori della misura stessa. Piuttosto, diversi esperti del settore ritengono più opportuno segnalare che "il ritorno fiscale sia stato importante ma comunque inferiore al costo sostenuto dallo Stato".